Bisognerebbe educare al gioco, ma soprattutto alla limitazione dell’azzardo

Lo scorso 5 giugno 2019, il Consiglio Regionale della Puglia ha modificato l’emendamento relativo alle sale da gioco, cambiando la misurazione, imposta dalla Legge, del cosiddetto “distanziometro” dai luoghi sensibili.
La distanza tollerabile, quindi, passa da 500 a 250 metri ed è obbligatoria solo per le sale da gioco di nuova apertura, lasciando, invece, invariata la localizzazione per quelle già esistenti.
Una tolleranza, dicevamo, che assume i crismi paradossali tanto cari a Karl Popper, un “no sense“ che infanga il buon nome di una società civile che sembrerebbe preferire rimpinguare le proprie casse anche a discapito della salute psichica ed economica della popolazione.

Persino la lista dei luoghi sensibili ha subìto tagli e variazioni. Ad essere interessati dalle norme vigenti, in termini di ludopatia, oggi, sono solo infatti “istituti scolastici primari e secondari, università, biblioteche pubbliche, strutture sanitarie e ospedaliere e luoghi di culto“, apparentemente una fetta importante dell’aggregazione sociale, specie dei più giovani.
Ma se il Presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, sostiene che “sia sbagliato curare un’anomalia, la ludopatia, distruggendo un settore economico“, i dati dell’Istituto Superiore della Sanità, presentati lo scorso settembre da Giovanni Kessler, direttore generale dell’Agenzia dei Monopoli, sono impietosi e presentano una realtà diametralmente opposta:
“Il 36% degli italiani ha giocato almeno una volta. – spega l’ex magistrato – Si tratta di 18,5 milioni di persone, un uomo su due, una donna su tre. Un milione e mezzo sono giocatori problematici, e un altro milione e 400mila sono a rischio.

Tra i problematici, il 52% gioca con le Awp (ovvero le slot), il 33% con le Vlt, l’11% con le scommesse”.
Serve fare di più, abbattere, con tutte le forze, pubblicità ingannevoli e promesse di guadagni sicuri. Bisognerebbe educare al gioco, ma soprattutto alla limitazione dell’azzardo. E, per farlo, occorre scendere in profondità nei meandri di un fenomeno culturale celato dietro le piaghe della disoccupazione, principale causa di vizi e delinquenza.
Non esiste colore politico o bandiera di fronte alla rivoluzione morale dei cittadini. Essi non possono essere classificati a seconda del quartiere in cui abitano e/o trascorrono la maggior parte del loro tempo. Il progresso, inteso come catarsi etica, affonda le radici soprattutto nelle periferie comunali e del cuore, germogli da annaffiare e far rifiorire a chilometro zero, prestando cure ed assistenza a famiglie soggiogate da sofferenza, quelle che lottano tutti i giorni per costruirsi un futuro con lavoro e sacrificio, lontano da isole felici e chimere, rimescolando, si spera solo metaforicamente, dadi e carte di una vita felice e senza dipendenze.


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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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