Si definisce una testa dura, d’altronde il suo cognome è il nomen omen inciso nell’indole e nel fisico. Già, perché Teresa Capozza è una madre ed un’atleta, guerriera nella maratona della strada e della vita, caparbia nel venir fuori da un terribile incidente stradale, stoica nel tornare all’attività agonistica, una corsa contro la pigrizia per ritrovare, nella fatica e nella passione per lo sport, autostima ed entusiasmo.

Ciao, Teresa. Cosa significa per una donna essere maratoneta?
Saper gestire molte pressioni quotidiane che una donna deve affrontare e rendersi conto che riesci ad andare avanti vivendo la tua vita come vuoi potendo fare qualsiasi cosa, perché i limiti sono solo nella nostra testa.

Come è possibile conciliare gli impegni lavorativi e familiari con l’assiduo allenamento?
Puoi ottenere tutto ciò che vuoi: io ho iniziato dieci anni fa correndo alle 6 del mattino, sveglia prima dell’alba, inverno ed estate, quando tutti a casa dormono, proprio per non dar fastidio a nessuno. Di solito non mi prefiggo molte gare durante l’anno, ma solo quelle che mi permettono di conseguire un buon risultato, solo ed esclusivamente per me stessa, le sfide che mi diano la giusta motivazione per vivere la vita presente e la quotidianità.

La diversità fisica e muscolare fra uomo e donna ne inficia la prestazione e il “godimento” per la stessa?
Uomini e donne in questo sport possono essere forti alla stessa maniera, tutto dipende da come ti alleni, dall’alimentazione che segui, e dal lavoro che fai. Una cosa è certa: i runners, indipendentemente dal genere, seguono l’obiettivo comune di correre per far star bene cuore, mente e gambe, perché ciò favorisce il buon umore, migliora l’ autostima, diminuisce lo stress, diverte, ti consente di conoscere gente e posti nuovi, viaggiando, in itinere, si diventa una grande famiglia; oltre al fatto che fa bruciare molte calorie, rinforza il proprio sistema immunitario,fa bene alle ossa ed articolazioni se associata ad uno sport di rinforzo e distensione muscolare,abbassa la pressione del sangue,contrasta il diabete.

Rimasta, miracolosamente, illesa da un incidente stradale, cosa ti ha spinto a tornare a correre?
La testa dura che ho (ride) non per nulla mi chiamo Capozza, anche se, detto francamente, ho un cuore fragile e un’anima troppo buona (non sarei una runner se fosse il contrario). Tornando a noi: è stato brutto l’incidente tra l’altro tornavo da un bellissimo allenamento di corsa al Pulicchio di Gravina dove ho visto un panorama della nostra Murgia stupendo, all’ alba e dopo poi il buio totale. Sì, ho rischiato di non esserci più. Ma non mi sono arresa e non mi arrendo, perché la vita mi deve ancora un sogno, quello di vedere i miei figli realizzare il loro. Ho tanta strada ancora da percorrere e tanto ancora da imparare e da insegnare ai miei figli Giada e Giovanni Maria (la mia principale ragione di vita). La corsa mi ha dato una grande mano quando dieci anni fa mi sono avvicinata a lei: sono diventata più sicura di me, anche se c’è da lavorare ancora, sono cresciuta nei rapporti con le persone, nel lavoro e nella vita, ho maturato scelte, decisioni importanti, ho imparato ad avere pazienza: non a caso mi alleno su lunghe distanze e gare di resistenza. In realtà sono un’ultra maratoneta e lo sono grazie al Direttore di questo giornale, il mio caro prof. Paolo Farina perché mi ha permesso di accompagnarlo “correndo”, ovviamente, nel 2018 nella sua cinquantesima ultramaratona a Cagnano Varano. La voglia di ritornare a correre dopo l’incidente è merito anche dei miei amici dell’ Ass. MARATONETI ANDRIESI senza i quali gli allenamenti di corsa non sarebbero un divertimento ed un piacere ed ai quali dico grazie per aver creduto in me per avermi dato la possibilità di entrare come consigliera nel direttivo dell’ Associazione. Mi piace ricordare, in particolare, l’amico Dante Ragno che purtroppo è andato via prematuramente, lasciando un grande vuoto attorno a noi.

Quale consiglio daresti a chi si avvicina a questo mondo?

Innanzitutto di fare sport sempre, qualsiasi tipo di sport, perché, ripeto, fa bene al corpo alla mente e all’ anima, magari cambiare per arrivare a capire quale sia la propria inclinazione sportiva migliore e poi seguirla, anche solo per non rischiare di vivere per inerzia. L’atletica leggera, nello specifico, offre libertà di movimento e di pensiero: sei tu, le tue gambe, la tua testa, il tuo spirito e la strada!


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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.