A raccontare la storia esemplare del popolo Curdo, con parole e scatti toccanti, presso l’auditorium “Michele Palumbo“, ad Andria, sono stati il volontario Alessandro Zagaria e il fotografo Garip Siyabend Dunen.

Lo Yezidismo, più comunemente conosciuto come zoroastrismo o religione della Natura, è un antico culto religioso, nato nella Mezzaluna fertile della Mesopotamia. I suoi fedeli sono anche detti Čyrāġ Söndüren, ossia “spegnitoi di lampade”. La negatività di questo pseudonimo è forse riconducibile all’accentuato esoterismo delle dottrine religiose yazidi.

I suoi fedeli credono che il mondo sia stato generato da Dio dopo aver creato sei angeli, che venerano come emanazione del Dio primordiale. Tra questi il più importante è il cosiddetto Angelo Pavone.

Nel corso della storia gli Yazidi hanno dovuto fronteggiare ben 73 persecuzioni. Tra le più importanti e recenti,  quella del 1892 da parte degli ottomani, quella del 1988 per opera di Saddam Hussein, il quale ne ordinò anche la deportazione in un’area montuosa al confine con la Siria, il Jebel Sinjar, ed ultima quella del 3 agosto 2014 da parte delle truppe dell’ISIS, a seguito della quale si stima che 5000 Yazidi siano stati uccisi, 5000-7000 venduti come schiavi (angariati) e 50.000 costretti a fuggire dalla loro terra.

Il luogo d’origine della loro religione è ora chiamato Kurdistan, che in turco vuol dire “Paese dei Curdi”. Gli Yazidi, infatti, appartengono al gruppo etnico Curdo. Attualmente il territorio del Kurdistan si trova diviso fra quattro Paesi: la Turchia, l’Iran, la Siria e l’Iraq. Dal popolo curdo senza terra, di cui una parte è stata accolta e integrata in Armenia, è nato il paradigma sociale del “Confederalismo Democratico”. Si tratta di un’ideologia politico-sociale che si popone come obiettivo la liberalizzazione e la democratizzazione del Kurdistan, sia in ambito politico che sociale. Non la creazione di uno stato curdo-nazione curdo, che limiterebbe ulteriormente la libertà individuale, ma di una democrazia senza Stato, basata sul consenso collettivo, mediante elezioni dirette e partecipazione volontaria, flessibile, molti-culturale, anti-monopolistica. Si basa dunque su principi di democrazia, di tutela dell’ambiente, di socialismo democratico e di parità. Il ruolo della donna è uno dei pilastri del CD, che punta alla realizzazione di una società libera dal sessismo, sia quello proveniente da una tradizione sbagliata sia quello derivante dalla mercificazione della figura femminile della modernità capitalista.

Abdullah  Öcalan,  guerrigliero, politico e rivoluzionario curdo, ritiene la liberazione della donna tanto importante quanto quella nazionale o di classe. Così per ogni sindaco vi è una co-sindaca, per ogni presidente donna vi è un co-presidente uomo e così via. “Un’utopia concreta”, così è stata definita, più o meno condivisibile in senso politico, ma certamente apprezzabile nei propositi pacifisti, di democrazia e di uguaglianza.

La determinazione e l’imparzialità delle idee degli attivisti curdi sono da considerare un esempio per le civiltà occidentali, benché i media non lascino il minimo spazio all’argomento. È stata una fortuna per noi averne ascoltato la storia.

Il popolo curdo, che combatte da decenni contro la repressione e per il riconoscimento della propria esistenza ma anche per la liberalizzazione della propria società da un sistema pseudo-feudale, è un ottimo esempio per comprendere il duplice significato della parola “crisi”, che deriva dal verbo greco krino (letteralmente farsi un’idea), il cui senso comprende non solo il perdersi durante un periodo critico, ma anche l’azione successiva, ossia il trovare una direzione.