L’appuntamento è fissato per domenica 6 settembre, alle ore 19:30 e alle ore 22, presso il Chiostro San Francesco di Andria. “Il sogno del muratore” dell’attore e artista andriese Antonio Memeo (I Seriòmici) si colloca all’interno della XXIV Edizione del Festival Castel dei Mondi come la pars costruens di una psicologia comunicativa che parte dalle intenzioni per arrivare all’azione verbale delle emozioni.

Ciao Antonio. Qual è il più grande, e si spera realizzabile, sogno del muratore che alberga in ciascuno di noi?

Credo sia quello di trovare il posto migliore per se stessi, per la propria anima, per il proprio corpo, per la propria salute, e aggiungerei mentale, un posto dove essere riconosciuti per quello che si è (dovrebbe essere la normalità) e non per quello che si pensa, un posto senza pregiudizi…

A tuo parere, conviene sempre tenere uniti, anche attraverso parole banali, i mattoni dei nostri rapporti interpersonali?

Sono le intenzioni che danno peso e valore alle parole, bisogna capire qual è il livello del rapporto interpersonale, parafrasando, nulla è per sempre, non necessariamente spesso i rapporti fatti di banalità generano “mattoni di facce di culo”.

Basta davvero una frase fuori posto per erigere muri che dividono uomini, popoli, sentimenti ed emozioni?

I Muri sociali, culturali ci sono sempre stati, c’è, soprattutto negli ultimi decenni, un impoverimento di quella che dovrebbe essere l’azione culturale che avrebbe dovuto abbattere proprio quei muri che dividono, quale migliore “insegnamento” noi traiamo dalla situazione emergenziale attuale!

Quanto c’è del vissuto personale di Antonio Memeo in questo adattamento del monologo di Stefano Benni?

Mio padre era un muratore. Molto spesso durante le vacanze scolastiche portava me ed i miei fratelli sul cantiere per dare una mano, molte vacanze estive ed invernali le ho trascorse per la maggior parte a lavorare, è stata la mia prima palestra, ho imparato tante cose, tornando a casa guardavo i calli sulle mani e pensavo che quello non sarebbe stato il mio lavoro dal quale però non mi sono mai sottratto, ma lo facevo di buon grado, poi è stato il periodo delle superiori all’ ITIS, ci ho impiegato sei anni per diplomarmi ma, già a fine biennio, avevo compreso benissimo che non avrei mai fatto il perito in Telecomunicazioni nonostante l’insistenza di mio padre che comunque mi avrebbe voluto geometra o addirittura ingegnere mentre io avevo già dentro di me compresa la vera natura artistica. Ero innamorato della danza del teatro della musica, il canto e tanto altre discipline artistiche che ho imparato e che, a partire da fine anni ’70, ho praticato in maniera costante fino ad oggi.

Il sogno del muratore è il mio sogno.


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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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