Silvia, Chiara, Franca, Noemi e Laura. Sono le protagoniste di “5 Donne”, un breve video emozionale che fotografa l’esperienza di successo di cinque donne con disabilità intellettiva e relazionale, tutte di differenti età, che da qualche anno convivono assieme in una casa alloggio, inserita in un contesto condominiale comune, grazie alla Cooperativa Arcobaleno di Breno. Abbiamo chiesto al regista, Michele Pastrello,  e all’educatore della coop. Arcobaleno, Andrea Domenighini, di parlarcene

Come nasce l’idea di produrre e girare il video “5 Donne”?

M. Pastrello, regista: L’idea è nata informalmente con la fotografa Ilenia Vielmi e l’educatrice Ketty Pellegrinelli, entrambe della coop. Arcobaleno. Volevano mettere per immagini la storia delle coinquiline con disabilità intellettiva-relazionale della Casa Alloggio di Breno, un servizio di vita autonoma per persone con disabilità attivo da molti anni in Val Camonica. Non mi hanno detto cosa e come fare. Io ho scelto di realizzare quello che è un ibrido tra un documentario e un cortometraggio, in cui lo sguardo del regista è poco invadente (intervengo più nelle sottolineature musicali), evitando il lacrimevole con cui spesso ahimè si racconta il mondo della disabilità. Quello che si vede in scena, sintetizzato in un giorno, non è altro che quello che queste cinque donne fanno di norma nei giorni feriali della settimana. Una vita come altre, con i loro tempi, lavori, hobby, tenerezze, discussioni e riti, ciò che esiste in ogni famiglia. Il senso del video è questo, in questa apparente banalità di gesti e azioni, che diffonde la conoscenza che, anche se hai una disabilità, una vita comunemente detta normale è una possibilità. Il video è stato fatto tutto da me, dalle riprese al montaggio, impensabile catturare la poesia “tra le righe” che ho catturato se avessi girato tutto ciò con una invadente troupe.Quale aspetto emotivo rende possibile la convivenza delle cinque protagoniste affette da disabilità intellettiva e relazionale?

M. Pastrello: Per quel che sono stato testimone io, posso risponderti un cross tra l’emozione primaria della gioia e secondaria dell’orgoglio. Come dice Noemi, una delle protagoniste del video: “sicuramente quello che ho imparato è il valore del rispetto per le compagne: non è solo importante volerci bene, ma anche fare qualcosa per le altre.”

Il concetto di “vita indipendente” attecchisce a qualsiasi situazione di quotidianità e comunità?

A. Domenighini, educatore Coop. Arcobaleno:  Il concetto di vita indipendente assume sfaccettature diverse quando si interfaccia con la disabilità dal momento che non è da considerarsi in maniera totale ma in relazione alle possibilità che solitamente ci sono. Purtroppo l’indipendenza di una persona disabile rimarrà sempre vincolata ai limiti di cui è portatrice, siano essi fisici e/o cognitivi. Detto questo può attecchire a qualsiasi situazione? Ebbene sì, laddove c’è la possibilità e la volontà, ogni contesto, ogni momento, ogni situazione può diventare campo fertile per radicare la propria indipendenza.

Il modello della Cooperativa Arcobaleno di Breno è esportabile in tutta Italia?

A. Domenighini: Ovviamente sì! Sicuramente ci sono variabili che, messe in un determinato modo, possono agevolare od ostacolare tale modello, ma la sua replicabilità è senza dubbio fattibile. Purtroppo le istituzioni sono ancora lontane e il loro passivo interesse spesso spengono sul nascere ogni tentativo di avviamento del servizio.

Silvia, Chiara, Franca, Noemi e Laura rappresentano quello che socialmente si dovrebbe intendere per “nuova famiglia”?

A. Domenighini: In alcuni casi si può parlare di nuova famiglia, specialmente nei casi in cui quella di origine viene a mancare. Ma forse il termine più corretto sarebbe “famiglia di prossimità” poiché il distacco dalla famiglia di origine avviene spesso per l’impossibilità di quest’ultima ad accudire e/o offrire il meglio alla persona cara disabile. In questo senso, loro rappresentano una famiglia di prossimità dove il reciproco sostegno va a colmare le lacune presenti, dove la presenza di operatori, volontari, sostenitori e amici vanno a tessere quella rete familiare/sociale che solitamente è assente, permettendo alle ospiti una quotidianità molto simile a quella di una vera e propria famiglia.


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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.