Medaglia d’argento agli ultimi Campionati Italiani di Ravenna, l’andriese Matteo Cellamare ci racconta come la sua disciplina, il pararowing, ovvero il canottaggio paralimpico, sia strumento di inclusione e di miglioramento fisico e mentale per il superamento dei propri limiti.

Ciao, Matteo. Cosa rappresenta per te il pararowing, ovvero il canottaggio paralimpico?

Per me il canottaggio paralimpico è uno strumento di inclusione e di miglioramento fisico e mentale per il superamento dei propri limiti, aumentando la fiducia in sé stessi. Non per questo io pratico anche atletica, precisamente effettuo lanci: giavellotto, disco e peso. E ciò mi fa sentire veramente soddisfatto. Dovrei ringraziare il presidente del pararowing del CUS di BARI, Paolo Attolino, per avermi trascinato in questo percorso.

La medaglia d’argento, conseguita ai Campionati Italiani di Ravenna, la intendi come punto di arrivo o di partenza?

La medaglia vinta a Ravenna spero sia una partenza, a me interessa promuovere e dimostrare al disabile che lo sport è per tutti, soprattutto se praticato a livello agonistico, ti aiuta ad impegnarti sempre di più per cercare di raggiungere la vetta, ti distoglie dai problemi.

Quanto può aiutare l’attività sportivo-agonistica nel superamento delle barriere legate a disabilità fisiche e motorie?

Lo sport in generale ci aiuta a relazionare e a mantenere libera la mente da qualsiasi pensiero.

Progetti futuri?

Tanti. Vorrei far parte della nazionale paralimpica. Ho già avuto contatto visivo con la DT della nazionale di canottaggio paralimpico, e spero di poter partecipare a grandi eventi sia di canottaggio che di atletica per promuovere lo sport paralimpico, visto che, a differenza delle altre nazioni, i nostri atleti scarseggiano.