
UNA RECENSIONE TRA SCIENZA, VANGELO E LETTERATURA di Alessandro Montrone
L’energia. Un tema onnicomprensivo: dal cosmo alla geopolitica. L’energia è vita, dice giustamente qualcuno. L’energia è tutto, aggiungerei. Insomma, un argomento complesso che attiene ai massimi sistemi. E debbo dire che Angelo Vianello e Marco Zancani, professori di biologia presso l’Università degli studi di Udine, si sono dimostrati molto abili nel trattarlo in maniera semplice e fruibile da tutti.
Come già evidenziato nella recensione del prof. Mario Castellana, In principio era l’energia è innanzitutto un avvincente saggio di divulgazione biologica, una lettura assai scorrevole e facilitata dalla presenza di simpatiche vignette e utilissime infografiche. A mio avviso potrebbe essere letto anche da un liceale che ignora la materia: in tal caso sarebbe un bel modo per cominciare. Ma può pure benissimo interessare chi già la mastica e a questi la lettura varrebbe come riepilogo nonché come aggiornamento, in quanto vengono riportate in termini accessibilissimi molte delle scoperte che hanno caratterizzato il panorama scientifico di questi ultimi anni, i cui tanti riferimenti sono debitamente riportati nella preziosa bibliografia di quest’opera.
Di fatto gli autori – rifacendosi a una lunga tradizione divulgativa dove spiccano, tra i tanti, i nomi di Steven Hawking e Carlo Rovelli – si cimentano nell’ardua impresa di raccontare, in maniera facile e abbastanza dettagliata, la storia evolutiva dell’energia, ossia i vari passaggi fisici, chimici e soprattutto biologici che hanno caratterizzato la storia dell’Universo, dedicando particolare attenzione alla comparsa e all’evoluzione della vita sul nostro pianeta.
La parola energia, come ben sappiamo, deriva dal greco antico ἔργον, che significa lavoro: in fisica, infatti, si designa con questo termine la capacità di compiere lavoro. Il greco ἔργον a sua volta deriva da una radice indoeuropea (la stessa dell’inglese work, per intenderci) che attiene all’area semantica del concetto di fare. Energia quindi è fare, anzi io direi che è anche farsi, perché nel corso della sua storia evolutiva – ripercorsa nel libro – l’energia a un certo punto si fa, ossia si costituisce negli elementi della materia fisica: l’idrogeno, l’ossigeno, l’azoto, il carbonio – indispensabili per la vita – e poi i metalli, forgiati nelle stelle, e tutti gli altri. In seguito questi elementi si sono combinati tra loro chimicamente per dar luogo a sostanze più complesse. Successivamente sul nostro pianeta (e non sappiamo se anche altrove), dalla combinazione di alcune di queste sostanze, in determinate condizioni particolari, è emersa la vita, la quale a sua volta si è evoluta nelle sue infinite forme bellissime di darwiniana memoria (endless forms beautiful sono le parole conclusive dell’Origine della specie, pubblicato da Darwin nel 1859). E tra queste ci siamo anche noi umani: esseri allo stesso tempo biologici, neurobiologici, cognitivi e coscienti (Joseph LeDoux, I quattro mondi dell’uomo, 2024). In ultima analisi, sulla scorta della storia dell’Universo, proprio in quanto fatti di energia noi potremmo anche definirci energia cosciente, ossia energia che riflette su sé stessa e sulla quale grava, oggi più che mai, la responsabilità della sua stessa sopravvivenza.
IL VANGELO SECONDO GIOVANNI
Interessante la scelta del titolo – In principio era l’energia – che, come molti di voi avranno notato, parafrasa l’incipit del Vangelo di Giovanni (Gv 1,1): Ἐν ἀρχῇ ἦν ὁ λόγος (En archè en o Logos). Ἐν ἀρχῇ, in principio; ἦν, era; ὁ λόγος…Logos però non significa affatto energia, bensì: discorso, ragione, parola, logica. Tant’è che san Girolamo, noto traduttore del Vangelo, renderà questo termine col latino Verbum. Tutt’oggi infatti diciamo: In principio era il Verbo e in italiano contemporaneo In principio era la Parola.
Molto probabilmente ricorda più da vicino il concetto di energia l’ebraico dabar (דָבָר) che, come ci insegna il teologo sua Eminenza Gianfranco Ravasi, indica sia il dire (Logos) che il fare (energia), ma designa anche la cosa in quanto opera compiuta, poiché Dio quel che dice fa e compie il tutto – crea – nel medesimo istante. Dabar è molto di più di Logos: è un dire-fare, un pensiero-azione, che forse meglio si addice allo spirito del saggio di cui andiamo parlando.
UNA STRANA COINCIDENZA
Ma chi, prima dei nostri due autori, riformulò nella loro stessa maniera l’incipit del Vangelo di Giovanni conferendo un senso più ampio al riduttivo concetto di Logos? Beh, non si tratta di un personaggio realmente esistito o, meglio, si tratta di un personaggio esistito nella fervida immaginazione del massimo poeta tedesco: parliamo del Dottor Faust, ossia il protagonista dell’omonimo dramma scritto da Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832).
Faust, docente universitario tedesco vissuto nel medioevo, nel corso della sua vita aveva studiato di tutto: scienze, medicina, filosofia, teologia, diritto. Però in un dato momento della sua carriera arrivò a ritenere che tutto questo studio non lo aveva portato a nulla. Così cadde in una profonda disperazione e, alla ricerca di un fondamento su cui riedificare la propria esistenza, decise di riprendere i Testi Sacri, prefiggendosi di tradurli nel suo tedesco. E, guarda caso, si imbatté proprio nel Vangelo di Giovanni: en archè en o Logos. En archè, im Anfang, in principio; en, war, era; o Logos… Sulle prime tradusse Logos con Wort (Parola), come farà secoli dopo Martin Lutero; ma non gli stava bene. Poi provò con Sinn, ossia Intelletto. In seguito Kraft, potenza. Infine, dopo tutti questi tentativi, giunse alla sua versione definitiva: Im Anfang war die Tat, In principio era l’Azione (Faust, vers. 1237)
Azione, lavoro, fare, energia: come vedete voi stessi l’area semantica è sempre quella. E pertanto le due traduzioni, quella di Faust e quella dei nostri due autori, condividono la stessa medesima interpretazione, oserei dire energetica, del Logos. E le coincidenze non si fermano qui.
ALL’ORIGINE DELL’ENERGIA PSICHICA
Fatto sta che, proprio dopo questa traduzione, dinnanzi a Faust si materializzò Mefistofele: l’incarnazione del nulla, del male, ma anche del dubbio. E gli propose giovinezza e sapere in cambio della sua anima. Faust accettò questo pactum sceleris e per lui cominciò così l’avventura della conoscenza. Sulle prime questa fu soprattutto carnale, la famosa storia d’amore con Margherita, che sedotta e abbandonata, finirà malissimo. Poi la conoscenza divenne man mano più elevata: Faust, in compagnia di Mefistofele, viaggerà attraverso il tempo e lo spazio vivendo una serie di mirabolanti esperienze.
E ben presto, a sue spese, imparerà che qui auget scientiam, auget et dolorem, chi accresce il sapere, aumenta il dolore – come dice l’Ecclesiaste (1,18) – non solo perché conoscendo si prende cognizione dei mali del mondo, ma anche perché conoscendo si agisce in esso, cagionando pure danno e sofferenza, come nel caso di Margherita e in tanti altri drammi di cui Faust si renderà colpevole. Quindi, al netto degli aspetti morali, nel Faust e non solo, conoscere è agire e agire è conoscere: non c’è vera conoscenza senza azione e non c’è azione senza conoscenza, come d’altronde attestano anche le neuroscienze moderne, le quali ci insegnano come il sistema nervoso, la cognizione e perfino la coscienza stessa – ossia gli organi e le funzioni deputate alla conoscenza – si siano evolute proprio al servizio dell’azione, intesa innanzitutto in senso motorio (Anil Seth, Come il cervello crea la nostra coscienza, 2023).
Ma quel che più ci interessa ai fini del nostro discorso è che questa conoscenza-azione, nel bene e nel male, viene sospinta dal desiderio, che è appunto l’energia psichica – e qui veniamo a noi – che il sommo poeta tedesco chiama Das Ewig-Weibliche Zieht uns hinan, L’Eterno Femminino che in alto ci trae (Faust, vers. 12110). Ed è interessante notare come questo Eterno Femminino – che molto ispirerà il concetto di libido in Freud e nei suoi successori – altro non sia che la versione umana di quell’Energia che costituisce e muove l’Universo, citando un altro poeta (a noi più familiare): Amor che muove il cielo e le altre stelle.
LA LOGICA DELL’ENERGIA
Oggigiorno queste che un tempo erano solo intuizioni poetiche risultano verità assai evidenti nella misura in cui sappiamo con ragionevole certezza scientifica di essere costituiti dalla stessa energia dell’Universo. Ma molto meno banale è la considerazione del fatto che noi umani, fatti di energia, agiamo con una logica non dissimile da quella dell’energia. Mi spiego.
La storia evolutiva dell’energia – come ben ci insegnano Vianello e Zancani – è un progredire verso forme sempre più complesse: dall’energia primordiale si creano le particelle elementari, dalla varia aggregazione di esse derivano gli elementi della materia e questi a loro volta si legano chimicamente tra loro dando luogo a sostanze che a loro volta si uniscono ulteriormente facendo emergere la vita nelle sue darwiniane infinite forme bellissime… Come vedete, cose più semplici di volta in volta si combinano tra loro in cose più complesse, che a loro volta si combinano in cose ancora più complesse e così via…: è tutto un progredire – non predeterminato e quindi imprevedibile – verso una complessità crescente, un progredire che consiste nella continua creazione di nuove, varie e sempre più complesse relazioni tra cose: relazioni tra particelle subatomiche e poi tra atomi e poi tra composti chimici e così via…
Questo crearsi continuo di relazioni costituisce appunto la logica nell’energia – e quindi la logica delle cose – una logica relazionale, non esterna ma interna al mondo stesso, come ci ricordano anche Vianello e Zancani (pag. 196) richiamandosi al pensiero del loro collega d’oltreoceano Stuart Kaufmann (Un mondo oltre la fisica, 2020).
E in tale contesto la creazione propriamente detta altro non sarebbe che la costituzione di relazioni sempre nuove, che (ovviamente) abbiano un senso, ossia che (in qualche modo) funzionino. E l’uomo, col suo agire, prosegue – in maniera libera e consapevole – quest’opera, combinando tra loro cose, dunque creando. Cosa? Innanzitutto opere ingegneristiche (strade, ponti, macchinari etc.), ma anche arte nonché forme sempre diverse di organizzazione sociale. L’uomo, in sostanza, si rende partecipe della logica dell’energia (e quindi della natura delle cose) creando a sua volta ulteriore complessità, sospinto in questo suo agire e conoscere dall’energia stessa, ossia dal desiderio.
LA SOSTENIBILITÀ
Fatto sta che l’uomo – in questo suo conoscere, agire e creare – può, come sovente accade, generare danno, sofferenza, male: entrare quindi in conflitto con quella stessa Natura da cui è emerso e di cui è sempre parte. E l’odierna questione ambientale rappresenta senz’altro il punto d’arrivo di questa annosa drammatica contrapposizione tra la nostra specie e la Madre che ci ha generato e che tutt’oggi ci accoglie.
A tal proposito il già citato Faust ci ricorda che il nostro operare non è sempre e necessariamente contrario alla Natura, ma può benissimo essere armonizzato con Essa. Infatti il dramma termina con la creazione, da parte del protagonista, di una comunità umana perfettamente funzionante, nella quale le persone vivono in armonia tra di loro e con il creato. Una comunità retta fondamentalmente sul vecchio principio stoico ὁμολογουμένως τῇ φύσει ζῆν (omologumenos te fusei zen), vivi secondo natura, ossia agisci e crea – anche opere ingegneristiche, perché no? – in modo tale da ledere quanto meno possibile te stesso, gli altri e l’ambiente: è ciò che oggi chiamiamo sostenibilità. Insomma, alla fine del suo percorso attraverso la conoscenza Faust arrivò a realizzare il Bene collettivo. E ciò gli valse la redenzione: dimostrò di saperne una più del diavolo e per lui non si spalancarono più le porte dell’inferno.
È una favola sì, condita peraltro di un’ironia amarissima. Ma parla di energia cosmica, di energia psichica, della logica stessa dell’energia, per poi approdare, infine, proprio come Vianello e Zancani, a quella che noi oggi chiamiamo sostenibilità. Un percorso poetico per molti versi parallelo e profondamente somigliante a quello più scientifico-divulgativo dei nostri due professori di biologia.
Ὁ μῦθος δηλοῖ ὅτι (o mutos deloi oti) – diceva il buon Esopo – la favola insegna che…: lascio a voi trarre le conclusioni.
Alessandro Montrone
psicologo, psicoterapeuta
























Testo interessante che slarga gli orizzonti.
Grazie.