POLITICO, SINDACALISTA, DIRETTORE AMMINISTRATIVO, CREDENTE E…  UOMO.

Arrivederci, Franco. Namasté. Ci inchiniamo, mi inchino alla divinità che è in te.

Hai sempre risposto ai bisogni ed esigenze delle famiglie, alla fragilità dei più deboli, disoccupati, precari, anziani, ammalati, donne, disabili, zingari, prostitute, omosessuali. Ai senzatetto, come l’anziana Laura, sopravvissuta alla guerra nel Montenegro che vide la fiera partecipazione del governo D’Alema, moncone di gamba in vista, addossata ad una farmacia in Via Alvisi, a Barletta. Ai bambini che amavi tanto, anche se la vita è stata avara con te, privandoti della ineffabile gioia di sentirti chiamare “papà!”

Quante volte hai dichiarato: “Se i diritti non sono per tutti, sono privilegi!”. E congiuntamente non hai mai dato le spalle ai doveri, anzi. Non hai fatto mai mancare, infatti, il tuo sostegno di dirigente amministrativo nella Scuola Media “E. Fieramosca”, anche ultimamente, pur avendo un valido certificato medico in tasca.

Innumerevoli volte, hai ribadito: “Chi si assenta dal lavoro ingiustificatamente è un ladro che mette le mani nella tasca del datore di lavoro o dell’intera collettività.” Poi aggiungevi: “Deplorevole è il comportamento di chi non offre il meglio di sé nell’espletamento delle proprie mansioni o funzioni.”

Frequentavi il ginnasio, quando ti conobbi a San Ferdinando. Ero andato con una mini, e tu avevi raggiunto col pullman di linea il paese che conserva nei locali della CGIL, come sacra reliquia, la bandiera intrisa del sangue dei contadini uccisi dalle forze dell’ordine nel dopoguerra nella lotta per la distribuzione delle terre.

Parlava il mitico Gino Giugni, il padre dello “Statuto dei lavoratori”. La sala, tenebrosa, si rischiarò e vibrò di compiacimento nell’ascoltare che “il lavoratore ha diritto di manifestare liberamente le proprie opinioni politiche e sindacali, sia di farle conoscere”. L’art. 8 vieta “al datore di lavoro di effettuare indagini anche a mezzo di terzi sulle opinioni politiche, religiose e sindacali del lavoratore”. Inoltre quella bibbia laica vieta qualunque forma di discriminazione tra i lavoratori basata sulle opinioni, sul genere, sull’etnia, sulla cultura, sulle condizioni sociali.

Eri esultante, all’uscita! Colorito nel volto. Raggiante. Effervescente. Non stavi nei tuoi panni! Mi chiedesti un passaggio in macchina per il ritorno. La commozione portò te, imberbe, a dichiarare a me già docente con vistosa barba alla Fidel Castro: “Quante lotte per ottenere questo giusto e sacrosanto riconoscimento! Molto sangue innocente è stato versato!”

Portando in alto ambedue i pugni, profferisti a gran voce: “Grazie, voi giusti, che vi siete immolati, perché migliorassero sensibilmente le condizioni dei lavoratori!” Rimasi visibilmente sorpreso e compiaciuto per la sensibilità e la maturità di pensiero.

Durante il viaggio, mi riferisti che avevi partecipato alla manifestazione contro l’arroganza e la prepotenza degli Stati Uniti nei confronti del Vietnam del Nord. In tutto il mondo era girata, in quei giorni, la drammatica fotografia di Kim Phuc Phan Thi, la bambina vietnamita che agonizzante correva a perdifiato per le sofferenze prodotte dalle ustioni delle bombe al napalm lanciate da un aereo sul suo inerme villaggio.

Qualche anno dopo, mi parlò di te Acquaviva Annamaria, tua amica del Liceo classico “A. Casardi”, figlia di Marco, autista di pullman, combattivo comunista, che da San Ferdinando frequentemente mi portava a Barletta. Ti stimava per la tua disponibilità ad offrire suggerimenti, spiegazioni e sguardi di incoraggiamento a studenti di umile estrazione, che annaspavano navigando nelle faticose acque della cultura.

Ti rividi ai giardini pubblici della stazione ferroviaria nei pressi di una buganvillea, struggente per bellezza, sotto lecci e palme che un dissennato governo della città avrebbe copiosamente sradicato per fare posto a basole calcaree e ad una pacchiana fontana ornamentale, sovente lurida pozzanghera. Mi complimentai per la lucidità del tuo intervento, la conseguenzialità dei tuoi passaggi, la freschezza delle tue idee, l’autentica passione che sgorgava a fiotti spumeggianti dal tuo animo.

Parole di lode ebbe per te, anche il gigante Giorgio Nebbia, l’antesignano naturalista, che si batteva come un leone per risollevare le sorti del Pianeta.  Il suo sopracciglio, ricordo, si inarcò alle tue parole: “Solo una società giusta sarà green!”, concetto che ultimamente è stato ribadito da William Nordhaus, Premio Nobel 2018 per l’Economia.

Anni di maggiore consapevolezza ambientale, di fermento politico, di più rosee prospettive economiche per il futuro, e tu sempre presente in tutte le manifestazioni. In prima linea, sventolando bandiere, al Primo Maggio, distribuendo volantini, cantando “Bella ciao”, “L’Internazionale” e in tutte le occasioni in cui i diritti civili sociali e politici venivano calpestati o pretesi.

Ardeva veemente in te la fiamma della politica, come servizio, attizzata, agli esordi della vita nel focolare della famiglia, da papà Antonio, operaio della Montecatini. Coraggioso genitore, sceso in piazza nel marzo 1956, assieme a Corcella Giacomo, Domenico Borraccino, Damiani Gianni ed altri pugnaci politici, per guidare e sostenere la lotta di tremila barlettani, affamati, inverno rigido, un metro di neve in città per giorni, che pretendevano, gli irresponsabili, una equa distribuzione dei pacchi di cibo arrivati dall’America. Dai primi vagiti, quindi, ti nutristi di latte materno e politica a profusione, quella che si prende cura di tutti, in particolare degli ultimi.

Finito brillantemente il liceo, avendo una gran voglia di renderti utile, entrasti nel mondo del lavoro, come operaio. Amavi anche studiare, tanto. Avevi cominciato, infatti, a frequentare l’Università, ma le lezioni accademiche, le sentivi troppo lontane dalla tua sensibilità, avvezza a impegnarsi per i drammi quotidiani, le lacrime e le speranze della gente umile.  Pensasti… “Provvederò personalmente al potenziamento culturale. Il contatto con mani callose, umiliazioni, cuori generosi mi rigenererà il corpo e l’anima!”

Presto La Cidneo, l’azienda dei sanitari in ceramica, chiuse i battenti e ti trovasti nella folta schiera dei “lavoratori socialmente utili”.  Misera, l’indennità. Sbarcare il lunario in quel periodo fu faticoso, ma comprendesti sulla tua pelle la fatica del sopravvivere con quattro spiccioli, elargiti altezzosamente da uno Stato che non ha mai voluto affrontare seriamente la tragedia dell’immensa evasione fiscale e disdegnava di porre mano a un dignitoso reddito di cittadinanza e a un equo salario minimo.  Quell’elemosina offendeva la tua dignità di lavoratore e di cittadino, tutelato invano dalla nobile Costituzione.

Intanto studiavi come un forsennato per il concorso pubblico di Dirigente amministrativo nell’Istituzione scolastica, che superasti brillantemente e onorevolmente con le tue forze, senza le consuete raccomandazioni, ingiuste e ignobili.

Intanto la militanza politica nelle sedi locali del PCI e poi dei DS ti assorbiva sempre di più. Che gioia per te impegnarti per la collettività e, congiuntamente, che fatica militare con gente che già ammiccava alle istanze liberistiche di un libero mercato privo di vincoli dello Stato!

Che sofferenza, poi, per te, integerrimo, venire a sapere che in città e nell’Italia intera molti politici si lasciavano corrompere o frequentavano soggetti malavitosi! Defraudando, così, la collettività e saccheggiando le risorse del paese, inducevano con la loro condotta vergognosa la gente comune a pensare che tutti si piegavano alle tangenti e pratiche clientelari. Il tuo stile di vita, invece, era immacolato. Tu, invece, mai chiacchierato in tanti anni di impegno politico!

La tua tenacia ti portò a divenire Vice sindaco ed Assessore all’Urbanistica. Mandati che assumesti con grande professionalità, responsabilità, senso del servizio e onestà. Non appena però ti accorgesti di poter finire invischiato in operazioni ai limiti della legalità, capaci di causare il sacco di parte della città, facesti un passo indietro. Non eri fatto per il potere ad ogni costo!

Ti incrociavo allora sovente su corso Vittorio Emanuele in prossimità del Palazzo di città, immancabilmente a piedi. Ti riconoscevo da lontano, inconfondibilmente frizzante l’andatura, libri e quaderni sotto il braccio, pronto a dare soddisfazione a tutti quelli che ti interpellavano. Mai favori, a nessuno, esclusivamente attenzione agli interessi della collettività.

Rifuggivi dal tornaconto personale ed agognavi alla valorizzazione dei beni comuni ed al benessere di tutti.  Arrivavi persino a mettere mano alla tua tasca, quella di un modesto lavoratore, tutte le volte che era necessario. Per fare manifesti e volantini o pagare il telefono della sezione.

Sempre pronto al dialogo, ascoltavi prestando umilmente grande attenzione agli interlocutori. Immancabilmente chiedevi: “Che ne pensi?” Eri pronto a fare marcia indietro se le proposte degli altri erano più efficaci e produttive delle tue.

Conoscevi perfettamente la linea della tua formazione politica, e possedevi piena padronanza delle tesi degli avversari che ti rispettavano per la tua lealtà ed onestà intellettuale. Diremmo, eri un uomo di altri tempi, con te bastava la stretta di mano, inutile la presenza del notaio.

Pane al pane e vino al vino, con tutti. Non eri capace di fingere. La sincerità e la trasparenza erano le tue bandiere, anche se il comportamento improntato all’autenticità ti penalizzava nelle urne. Detestavi visceralmente il voto di scambio. Né facevi promesse che non avresti potuto mantenere, perché ardevano in te fiammate di concretezza su temi reali ed obiettivi perseguibili.

Anche nel dirigere il sindacato, la CGIL, hai dato prova di grandi capacità organizzative. Non ti tiravi mai indietro, quando c’era da rimboccarsi le maniche, da difendere strenuamente i lavoratori, e reagivi con fermezza se dovevi scontrarti con retrive forze burocratiche, sia locali, che regionali e nazionali. Gli iscritti e gli assistiti si rivolgevano a te con somma fiducia.

Eri seduto in prima fila al teatro “Curci”, quando il vescovo Tonino Bello, uomo della Chiesa in odore di santità, ebbe un incontro pubblico con la gente. Ascoltasti le sue profetiche parole con grande attenzione ed interesse. Eri persino estasiato, perché trovasti conforto alle tue salde convinzioni religiose, a una fede vista come testimonianza, e non come orpello o convenienza.

Eri iscritto all’ANPI, Associazione, Nazionale Partigiani d’Italia, il cui direttivo era formato da giovani che portavano avanti onorevolmente le istanze della Resistenza. L’emerito preside Roberto Tarantino, altra icona della politica nobile, e tu avevate fatto largo a fresche e scalpitanti energie giovanili, che incoraggiavate e supportavate umilmente con l’esperienza e la cultura.

Ci siamo sentiti poco tempo fa, l’ultima volta. Eri ammalato, seriamente, vedevi appena una lucina in fondo al tunnel della tua malferma salute ma, dimenticandotene per un momento, il pensiero corse all’imminente abisso politico, economico, sociale e morale dell’Italia.

Eri angosciato per il rullare dei tamburi di guerra, per le ingenti spese militari, per le condizioni drammatiche di una natura sottoposta ad ogni forma da prevaricazione ed inquinamento da parte della boriosa specie che in modo autoreferenziale si pone in cima a tutti gli esseri viventi.

Pronunciasti parole roventi contro lo stupro della Costituzione, a tuo avviso perpetrato dal governo Draghi. Il tuo volto si contorse pensando alla fatica del sopravvivere di molti milioni di italiani, alla precarietà, allo sfruttamento selvaggio: uno, due, tre euro l’ora, senza nessuna tutela.

Mi sembrò, persino di vedere nella tua bocca l’urlo di Munch quando il discorso si spostò sui tanti lavoratori circa 1.500, che ogni anno perdono la vita nei cantieri, nelle campagne nelle officine. Omicidi bianchi. Impuniti.

Arricciasti il naso, poi, pensando al prossimo autunno. Intravedevi l’impennata del numero dei poveri e il ritorno dei geloni alle mani ed ai piedi di quanti non potranno rifornirsi di gas per l’elevato costo. Tue testuali parole: “Mancherà il pane su molte tavole, le case saranno fredde, ritorneranno i bracieri, ma saranno spenti.”

Fremesti di rabbia per la forsennata corsa agli armamenti, le incombenti pandemie, i depistaggi organizzati da menti raffinatissime, la cinica informazione, lo strapotere dei potentati economici e politici, la politica marcia, la soppressione della democrazia, lo sfruttamento selvaggio e l’indifferenza dei più soggiogati dal consumismo, dall’ignoranza e dall’ignavia.

Scuotesti febbrilmente la testa per una natura ulteriormente massacrata, bruciata e devastata. Per le ulteriori colate di cemento e di asfalto. Per la terribile crisi climatica di cui già si avvertono i primi segnali. Rimanesti immobile per un attimo e concludesti…. “Tutto questo scempio…fino al momento in esploderà la catastrofe planetaria, l’Apocalisse, con un fragoroso schianto che raggiungerà le stelle!

La tua vita, Franco, è una denuncia… contro tutti quelli che hanno sempre abusato del potere, declinato e vissuto come dominio, come estrazione; … contro la scarsa partecipazione di ampi strati della popolazione. Al contempo vuole essere un caldo appello ad abbracciare l’umanità vicina e lontana, a stringere la natura con la stessa passione che si rinviene nel quadro “Il bacio” dell’artista viennese Klimt.

Amico nostro, di più, fratello prediletto di tutti, grazie di essere esistito. Finché vivremo, non ci stancheremo di raccontarti con ardore e di incarnare i tuoi saggi insegnamenti con la testimonianza e la partecipazione attiva, dappertutto, in ogni contesto, contro ogni prevaricazione con “l’ottimismo della volontà e il pessimismo dell’intelligenza”.


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Percorso scolastico. Scuola media. Liceo classico. Laurea in storia e filosofia. I primi anni furono difficili perché la mia lingua madre era il dialetto. Poi, pian piano imparai ad avere dimestichezza con l’italiano. Che ho insegnato per quarant’anni. Con passione. Facendo comprendere ai mieli alunni l’importanza del conoscere bene la propria lingua. “Per capire e difendersi”, come diceva don Milani. Attività sociali. Frequenza sociale attiva nella parrocchia. Servizio civile in una bibliotechina di quartiere, in un ospedale psichiatrico, in Germania ed in Africa, nel Burundi, per costruire una scuola. Professione. Ora in pensione, per anni docente di lettere in una scuola media. Tra le mille iniziative mi vengono in mente: Le attività teatrali. L’insegnamento della dizione. La realizzazione di giardini nell’ambito della scuola. Murales tendine dipinte e piante ornamentali in classe. L’applicazione di targhette esplicative a tutti gli alberi dei giardini pubblici della stazione di Barletta. Escursioni nel territorio, un giorno alla settimana. Produzione di compostaggio, con rifiuti organici portati dagli alunni. Uso massivo delle mappe concettuali. Valutazione dei docenti della classe da parte di alunni e genitori. Denuncia alla procura della repubblica per due presidi, inclini ad una gestione privatistica della scuola. Passioni: fotografia, pesca subacquea, nuotate chilometriche, trekking, zappettare, cogliere fichi e distribuirli agli amici, tinteggiare, armeggiare con la cazzuola, giocherellare con i cavi elettrici, coltivare le amicizie, dilettarmi con la penna, partecipare alle iniziative del Movimento 5 stelle. Coniugato. Mia moglie, Angela, mi attribuisce mille difetti. Forse ha ragione. Aspiro ad una vita sinceramente più etica.

11 COMMENTI

  1. Non conoscevo personalmente Franco Dambra purtroppo, ma l’ho ammirato e ascoltato con grande interesse nel corso di numerose assemblee sindacali. Pur iscritta ad altra sigla sindacale, mi piaceva il suo appassionato argomentare e condividevo molte sue tesi sul disastro della scuola pubblica, sulla nefasta influenza di certa politica sull’istruzione, sulla cultura e sulla promozione civile dei giovani studenti. Il tuo articolo, caro Domenico, conferma l’idea che avevo di lui:una persona che l’ottava per quello in cui credeva, sempre, a dispetto di tutto e tutti, a qualunque costo. Peccato, di persone così ne sono rimaste ormai molto poche. Dolores Rotunno

  2. Le tue parole toccano il cuore e sono riuscite a descrivere benissimo la grande persona che è Franco…ho difficoltà a dire era perché sono profondamente convinta che i grandi uomini non muoiono mai,continuano a vivere in tutti coloro che li hanno amati ,stimati ed apprezzati.Abbiamo avuto il dono di conoscere Franco ,tu da più tempo di me,ma l’immagine di lui che hai dipinto con le tue parole combaciano con il ricordo rimasto in ciascuno di noi.Questo conferma l’autenticità,la coerenza, l’onestà del nostro amico e compagno Franco.Grazie per questo bel dono che hai fatto a Franco e a tutti noi

  3. Una vita che incarna i veri valori, attuandoli con coraggio nella vita quotidiana, lascia sempre un segno nel cuore dell’uomo.
    Sono profondamente colpita dal fervore con cui è stata scritta ogni singola parola di questa testimonianza, che mi ha completamente rabbrividita.
    Uomini come Franco Dambra scuotono gli animi e rinvigoriscono la speranza che è possibile lottare per un mondo migliore, che è possibile credere nella politica pulita, che è possibile prodigarsi per amore del prossimo, che è possibile perseverare nell’onestà e nella trasparenza, che è possibile essere cittadini e credenti autentici, che è possibile vivere per la costruzione di valori che puntano alla dignità della persona e che si allontanano dalla dissacrante contaminazione della corruzione e dello sfacelo umano e politico.
    Grazie Domenico, perché attraverso la condivisione sentita e partecipata della vita di Franco Dambra hai dato a noi lettori la possibilità di guardare alla vita di un uomo con gli occhi della sensibilità, della riflessione e della resilienza.

  4. La tua bravura di scrittore non va messa in dubbio come pure la tua umanità nel ricordare e descrivere così bene persone che han messo seri legami in una società sfilacciata di valori. Bravissimo Dalba e grazie assai per il tuo essere tra di noi.

  5. È la storia di un grande uomo.
    Mi auguro che questo tuo scritto stimoli il cuore di chi oggi ha le sue mansioni di dirigente perché ignorando l’importanza della cultura in questa complessa società, si sta dando spazio a chi vuole esprimere ampi poteri sulla società .

  6. Bellissimo e commovente questo tuo bel ricordo di Franco, grandissimo uomo e compagno di tante battaglie per la democrazia e i diritti dei lavoratori

  7. Mimmo, proponi subito x favore, di intestare il palazzo della posta, di piazza caduti, a Franco. Grazie x il bel ricordo di Franco.

  8. Franco è stato esemplare per la sua esemplare coerenza e rettitudine, il tuo esauriente commento non lascia spazio ad altri pensieri.

  9. Caro Domenico, prima di leggere tuo articolo non avevo conoscenza del’essemplare personalità di Francesco d’alba, col tuo toccante omaggio e grazie alla tua bravura come scrittore, hai messo nel mio animo una nota d’esperanza nel essere humano, grazie.

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