Si vocifera che l’UE stia toccando il cielo con le mani per la richiesta di armi sul mercato…

I frenetici canti dell’usignolo e della cinciallegra con la fioritura dei nostri peschi, ciliegi, mandorli e albicocchi, innescano un’esplosione di primavera sotto un cielo gemente di pioggia. Sembra, però, che lo “scoppio primaverile” sia arrivato come caparra a coprire la conflagrazione demenziale di una casta dedita a “bruciare” speranze.

La natura non smette di regalarci emozioni, come pure sostegno. Pare che la sua “caparbietà” l’abbia trasmessa a coloro che non hanno mai smesso di cantierare l’aiuto in una forma di vero altruismo. Fuori da questo quadro soggettivo, resta la speranza a difendersi, dai piromani.

Tra le due situazioni c’è un paradosso evidente.

L’antimetabole “via vai” e lo scarso proficuo risultato non producono che affanno e, allo stesso tempo, mantentengo la distanza inalterata tra la partenza e l’arrivo, in una confusione di spirito e materia. Succube rimane il “voglioso” di novità e di cambiamento, aspettando che sia il vento a sollevar la foglia gialliccia, nella sua flebile caduta, dopo che il gambo esausto ha abbandonato la presa ombelicale…

Noveriamo pure, noveriamo, purché non si perda il conto dei nostri errori: si faccia in modo non diventino la piattaforma per gli stessi, avventati slanci emotivi. I consigli, “regalo dei saggi”, sono considerati più a cantilene ancestrali e, come tali, diventano: metafora di echi molesti…

Dacché il vero maestro di vita, la pratica, ha smesso di far lezione, si è mossa all’arrembaggio una ressa di gonfiati presuntuosi, per una cattedra dispotica. Sarà utile arrotolarsi la lingua a mo’ di pergamena se non si è in grado di decifrare i geroglifici: idiografici distintivi della ragione e dell’etica. Sara impresa intelligente, spalancare i padiglioni recettivi per non perdere nessuna nota che ci vien dalla coscienza.

Questa corsa forsennata, avanti e indietro, che lascia il percorso lastricato d’incertezze e ambiguità non fa che rinsaldare i presupposti alla vacuità dell’essere sapiens. Non vorrei cascare più di tanto nella parenetica ma sciogliermi di dosso una specie di patina vischiosa. Quella del tacere a tutti i costi, dopo aver ascoltato irriverenti personaggi nel loro dire e disdire, fare e disfare con una sequenza così assillante e frenetica da far pensare che, per la loro comodità, l’ora sia stata riassunta a trenta minuti…

Si vocifera che l’UE stia toccando il cielo con le mani per la richiesta di armi sul mercato; che le previsioni di un esercito collettivo stanno aprendo nuovi, ma certamente assai discutibili, scenari. Pure la Germania, con la nuova decisione presa di riarmarsi, con iniziali 100 miliardi di Euro, pare abbia reso il “gozzo” più appariscente di quello di un rospo smeraldino in un acquitrino. Speriamo ci lascino un “guado”, visto come si stanno mettendo le cose.

I “personaggi” in scena, coi loro interessi sfacciati, non promettono nulla di buono. Nulla. La cosa più evidente è che il rischio di restare impantananti, sia possibilissimo, anzi imminente. La confidenza puoi prendertela se l’altro te la concede, altrimenti è solo invadenza. Questo è l’atto che si sta tentando di fare, nel dare armi all’Ucraina senza tener conto di Putin: un buttare benzina sul fuoco; una costosa, pericolosissima, demenziale invadenza.


FontePhoto by Toxic Player on Unsplash
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Salvatore Memeo è nato a San Ferdinando di Puglia nel 1938. Si è diplomato in ragioneria, ma non ha mai praticato la professione. Ha scritto articoli di attualità su diversi giornali, sia in Italia che in Germania. Come poeta ha scritto e pubblicato tre libri con Levante Editori: La Bolgia, Il vento e la spiga, L’epilogo. A due mani, con un sacerdote di Bisceglie, don Francesco Dell’Orco, ha scritto due volumi: 366 Giorni con il Venerabile don Pasquale Uva (ed. Rotas) e Per conoscere Gesù e crescere nel discepolato (ed. La Nuova Mezzina). Su questi due ultimi libri ha curato solo la parte della poesia. Come scrittore ha pronto per la stampa diversi scritti tra i quali, due libri di novelle: Con gli occhi del senno e Non sperando il meglio… È stato Chef e Ristoratore in diversi Stati europei. Attualmente è in pensione e vive a San Ferdinando di Puglia.