Un espediente criminoso nel caso di Putin

Quando la menzogna tenta di coprire la verità, non fa che irrobustirla. Essa accende una tale mole di curiosità rendendo le persone, che erano disinteressate, ad attivarsi per saperne di più. Chi usa la bugia non può farlo ad oltranza poiché se è ripetuta, dal modo come viene espressa da chi la produce, risulta sempre diversa nei particolari e, quindi, viene a mancare di coerenza. È un po’ come di sera: chiudere le persiane e rimanere con la luce accesa e, al medesimo tempo, illudersi di far credere di non essere in casa. Perseverare nella menzogna, prima o poi, uno si scopre. Fa capire insomma che non sta dicendo la verità. Non è solo cosa si dice, anche dagli atteggiamenti uno risulta che sta mentendo.

Ci sono diversi modi di dir bugie e, a secondo l’occasione, assumono vesti e “valori” separati. Non tanto per ciò che riguarda l’atteso risultato da parte del mentitore, quanto alla delicatezza insita o la gravità delle intenzioni per un fine innocente oppure delittuoso, diabolico. Coprire magagne e colpe è la base di ogni fine.

La bugia di un bambino che ruba la marmellata dalla madia e che cerca di non assumersi la colpa non è paragonabile a quella di un assassino, con le evidenti prove di colpevolezza, difficile da ovviare.

Quello che sta accadendo in questi giorni in Ucraina, con l’armata russa non chiamata ma presentatasi, senza “bussare”, per rivendicare (non si comprende cosa), un diritto inesistente: è un atto che sforna bugie a non finire. Servono per mantenere nitida l’immagine dell’usurpatore e dei suoi accoliti sostenitori. È in questi casi che le bugie si gonfiano a un punto tale da far stupire i fratelli Montgolfier…

Non parliamo dei media e delle loro bugie scritte o filmate: chi conta i morti dell’altro, ne trova sempre di più che non i diretti interessati. Una bomba caduta su di un ospedale no, non era nemica, ma amica. Le ragioni del conflitto sono ingrassate da menzogne, da far sembrare: un “Cul de sac”, una “Sackgasse”, la “nuova” via d’uscita per la libertà e la pace.

La bugia è un espediente “criminoso” atto a incrementare un fabbisogno egoistico dell’uomo. Essa non tiene conto dei risvolti e dei muri contro i quali potrà sbattere e quali conseguenze, danni, per sé e per gli altri, possa causare. Nessuno, dico nessuno: nemmeno chi scrive può giurare di non aver mai fatto uso di menzogna per avvalersi di un qualcosa lecita, illecitamente. Che sia stata lieve e spontanea, grave e meditata, una bugia rimane sempre una forma aliena di ricatto, un fine illecito.

È una discarica ricoperta di neve; un vino adulterato e imbottigliato con ingannevole etichetta; un uovo senza guscio; un arrivista “magnate”.

Plutarco è ricordato come uomo integerrimo e dalle virtù morali, ma “possedeva schiavi”. Si racconta che, uno di questi, mentre veniva picchiato, dietro ordine del suo “padrone”, per una sua mancanza commessa, gli rammentava che simili atti non erano nei suoi principi morali. Plutarco gli rispose che la punizione che gli stava infliggendo non gli recava alcun sentimento di odio: lo si poteva notare dal suo aspetto sereno. Era un fatto dovuto…

Che non sia la stessa cosa quella di Putin con l’Ucraina? Una lezione per una docile, accondiscendente sudditanza: una forma di schiavismo nei fatti?

Nel quadro d’insieme possiamo affermare che, mantenendo le distanze con la realtà: il tutto può sembrare ineffabile. A metterci naso, occhio e cuore, l’aspetto delle cose, invece, si rivelano per quel che sono. Nel caso di Putin e delle sue aspirazioni, bugie comprese: è una situazione talmente grave, che, per i suoi sviluppi negativi possibili, resta indicibile.

“Ama l’Arte; tra tutte le menzogne è ancora quella che mente di meno”. (Gustave Flaubert)

“Non tutte le verità sono gradite, mentre tutte le menzogne sembra lo siano…”. (Suzanne Brohan, attrice francese)

“L’ideale non è che la verità vista da lontano” (Alphonse De Lamartine)

“L’uomo non smette di rivelarsi bugia assoluta: si ostina a farlo in un Creato di bellezze e verità” (Salvatore Memeo)


FontePhoto by Ignat Kushanrev on Unsplash
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Salvatore Memeo è nato a San Ferdinando di Puglia nel 1938. Si è diplomato in ragioneria, ma non ha mai praticato la professione. Ha scritto articoli di attualità su diversi giornali, sia in Italia che in Germania. Come poeta ha scritto e pubblicato tre libri con Levante Editori: La Bolgia, Il vento e la spiga, L’epilogo. A due mani, con un sacerdote di Bisceglie, don Francesco Dell’Orco, ha scritto due volumi: 366 Giorni con il Venerabile don Pasquale Uva (ed. Rotas) e Per conoscere Gesù e crescere nel discepolato (ed. La Nuova Mezzina). Su questi due ultimi libri ha curato solo la parte della poesia. Come scrittore ha pronto per la stampa diversi scritti tra i quali, due libri di novelle: Con gli occhi del senno e Non sperando il meglio… È stato Chef e Ristoratore in diversi Stati europei. Attualmente è in pensione e vive a San Ferdinando di Puglia.