“So che adesso hai tanto da fare lassù e che la tua timidezza è finalmente sparita”

Da Lella Inchingolo, amica di Giuseppe Acquaviva, vittima della strage dei treni del 12 luglio, riceviamo e pubblichiamo:

Il mio compagno di banco alla scuola superiore si chiamava Giuseppe Acquaviva. È morto lo scorso 12 luglio sul treno tra Andria e Corato.

Il mio ricordo, e di quanti lo hanno conosciuto, è di un uomo timido, riservato, discreto, ma soprattutto umile e forte nell’animo. Di questo sono certa.

Certo, la sua timidezza non l’ha mai aiutato a vivere una vita spensierata, in serenità. Non ha mai avuto un lavoro a lunga scadenza, ma ha dedicato se stesso alla famiglia. Ha assistito prima la sua mamma e poi sua sorella Serafina… era tutta la sua vita. Infatti, quel 12 luglio l’accompagnava a Bari, per una visita medica…

Quando lo incontravo per strada, aspettava che io mi avvicinassi. Gli chiedevo della sua vita, non si lamentava mai di niente. Ricordo quando è venuto ad abitare nel nostro quartiere. Era molto contento, gli suggerii di inserirsi in parrocchia e lui mi assicurò che l’avrebbe fatto. Promessa mantenuta: ha dedicato il suo tempo ai ragazzi che avevano bisogno del doposcuola, in silenzio, con discrezione e modestia, secondo il suo stile…

Giuseppe caro,

so che adesso hai tanto da fare lassù e che la tua timidezza è finalmente sparita. Ora sei un uomo libero e tutti ti girano intorno per chiederti un aiuto. E tu sei lì, ad ascoltarli come hai sempre fatto.

Sai, tu che ti nascondevi sempre, che fuggivi gli sguardi e non volevi metterti in mostra, ora sei diventato anche quaggiù una celebrità: nella tua Andria, in Italia, persino nel resto del mondo. Il tuo nome è stato pubblicato su tutti i giornali ed io ero orgogliosa di dire che Giuseppe Acquaviva è stato il mio compagno di banco e che mi ha insegnato tanto, soprattutto ad essere umile…

Mi hanno detto che ti piaceva tanto il canto il cui ritornello recita: “Beato il cuore che perdona”, ed io sono certa che tu, Giuseppe, ci perdoni per tutte le volte che non abbiamo avuto attenzione per la tua persona, per tutte le volte che non ti abbiamo valorizzato per quello che eri.

Grazie, amico mio, grazie per tutto.

Ora riposa in pace e non dimenticare mai di vegliare sulle nostre vite. Per parte mia, l’unica promessa che posso farti è di venire a trovarti per fare due chiacchiere in libertà. Poi, ogni volta, ti saluterò, posando un fiore sulla tua tomba.


FonteGiuseppe e Serafina Acquaviva
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