Odysseo lo ha già conosciuto, durante la quarantena, come ideatore di un coro streaming sulle note di Attenti al Lupo”. Oggi, Domenico Dario Dipalo, in arte Dario Dee, presenta il suo terzo album “Il mio primo Bach”, un omaggio al periodo barocco in chiave strumentale

Ciao Dario. Cosa spinge un artista pop come te ad abbracciare l’opera creativa di Johann Sebastian Bach?

La Musica non ha confini e neanche li impone. È un Linguaggio Universale che abbraccia tutti, siamo noi umani che con i nostri gusti e pregiudizi ci chiudiamo in esperienze parziali. Nel mio caso, ho iniziato a studiare la musica dal pianoforte classico che è stato il mio primo grande amore, l’ho studiato per molti anni, fino a scoprire solo più avanti il canto. J. S. Bach da ragazzino fai difficoltà a comprenderlo (è come quando a scuola ti impongono lo studio di Dante o Boccaccio) poi crescendo scopri che la sua musica è un viaggio nello spirito oltre che la perfezione del contrappunto. Tornando allo “spirito”… durante l’isolamento per via del Covid-19 ho riscoperto gli spartiti dei tempi degli studi pianistici, questa musica mi ha permesso di fare un viaggio in me stesso, la solitudine non mi ha spaventato, tutto questo mi ha regalato molta serenità e positività. Volevo che quelle sensazioni potessero arrivare anche ad un pubblico che solitamente ascolta musica pop. Magari si ascolta poca musica classica perché ci viene presentata su un vassoio di ottima argenteria polverosa come qualcosa di borioso, ma così non è secondo me. 

Cosa si intende per periodo barocco?

È difficile dare dei confini temporali alla Musica Barocca. Quello che è certo e che nasce in Italia con le composizioni di Monteverdi, quando inizia a tramontare il Rinascimento nel 1600 e conclude con la morte di Johann Sebastian Bach nel 1750, questo ci fa comprendere quanto sia fondamentale l’opera di Bach per conoscere la Musica Barocca ma anche per comprendere quanto ha potuto influenzare il periodo successivo nonostante, ad essere sincero, dopo la sua morte fu dimenticato. Bach seppe fondere ai gusti musicali tedeschi quelli melodici italiani, rendendo la sua opera unica. Più o meno un secolo e mezzo di Musica Barocca non rende facile definire qual era lo stile perché oltre all’arco temporale ampio, ha avuto anche una diffusione geografica notevole, dando origine a più forme e gusti.

Con dieci tracce eseguite al pianoforte, il tuo nuovo album, pubblicato lo scorso 12 giugno, evidenzia un concept prettamente strumentale. Testo e musica devono, necessariamente, viaggiare all’unisono, o è possibile scinderli in una composizione autoriale?

Questa pubblicazione, Il mio primo Bach, è stata una sorpresa anche per me. Ho registrato le dieci tracce in pochi giorni e dopo una settimana l’ho pubblicato, praticamente in due settimane ho partorito tutto. La Musica riesce a fare questo così come a proporsi continuamente con strutture e forme così varie e differenti tra loro. Io vivo l’esperienza musicale come una forma artistica e l’Arte non ha paletti. Esiste la Canzone così come indipendentemente la Poesia e la Musica Strumentale. Le mie canzoni nascono prima come poesie e solo successivamente arriva la musica. Certo, parole e note non devono per forza viaggiare all’unisono.

Dalla Puglia, tua terra d’origine, a Bassano del Grappa, dove vivi. Ritieni che l’ascolto musicale sia omogeneo in tutta Italia, oppure esistono differenze legate a retaggi culturali più o meno propedeutici a contenitori artistici da cui attingere?

La Cultura è un mix in cui confluiscono non solo le idee degli intellettuali ma anche le storie dei popoli, le religioni, il mare, la montagna, il Sole… non è un caso che la musica folcloristica sia così varia in Italia: in Puglia legata alla terra e al mare e in Veneto alle montagne e ai boschi, in Puglia affiancata alla danza e in Veneto al canto corale. Ma la Musica viaggia oltre i confini geografici e lo ha sempre fatto nonostante secoli fa non si viaggiasse come oggi e non esistesse Internet. L’ascolto è omogeneo, la produzione è differenziata. Senza offese e senza generalizzare, ma sicuramente in Italia bisognerebbe investire più risorse nell’educazione musicale e non confinarla a quell’ora di abbandono nelle scuole medie inferiori.

A chi dedichi il tuo ultimo lavoro?

Non ho avuto modo di pensare a chi dedicare questo album. Ironicamente qualche giorno fa sorridevo nel vedere su Spotify l’icona della mia pagina vicino a quella di J.S. Bach, ho pensato che i miei nonni finalmente possono tirare un sospiro di sollievo e pensare che finalmente ho fatto qualcosa di serio!

Progetti futuri?

C’è qualcosa di cui non posso parlare, non sono scaramantico ma più che altro non vorrei deludere le persone che mi seguono nel caso in cui qualcosa dovesse andare storto. Lavoro a un nuovo album che mi riporta alla canzone e che, come quest’ultimo, permetterà di conoscere un altro pezzo di me, spero nell’Autunno. Ma per il momento top secret, mi godo il presente e Il mio primo Bach.


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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.