Un racconto che si accuccerà nel vostro cuore

Nel libro si narra la storia di una famiglia indiana del Kerala attraverso gli avvenimenti che riguardano i gemelli Estha e Rahel e la loro bellissima mamma Ammu che fugge dal marito perché violento e ritorna, con essi, presso i genitori ad Ayemenem. Qui si consuma una tragedia, la morte della cuginetta Sophie Mol che porterà con sè altre disgrazie come la morte dell’operaio indiano Velutha, divenuto nel frattempo l’amante di Ammu.

Lungo le pagine del racconto si dipanano descrizioni dettagliate di luoghi, di personaggi, di tradizioni (“la storia pone le sue condizioni e riscuote ciò che le è dovuto da coloro che infrangono le sue leggi. Sentirono il suo colpo sordo e nauseante, annusarono il suo odore e non lo dimenticarono più l’odore della storia come vecchie rose nella brezza”), di storia (la lotta per l’indipendenza Indiana e il famoso gesto simbolico di Gandhi, la guerra con la Cina del 1962, poi la guerra con il Pakistan, le lotte sindacali di stampo comunista), di mentalità permettendo di ricreare, tassello dopo tassello, quel mondo indiano intriso di tante contraddizioni e falsi pregiudizi che mettono in ombra antiche tradizioni e storie millenarie.

Il lettore manterrà costantemente la curiosità nel voler scoprire come e perché sia avvenuta quella morte così ingiusta e straziante. Una morte che, però, non riesce a cancellare il valore della persona, anzi, lo amplifica rendendolo così immortale nel ricordo e nel cuore di chi non l’ha mai tenuto “a distanza” a dispetto delle regole imposte dalle caste.

Il sistema indiano delle caste è stato abolito per legge dopo la realizzazione dell’indipendenza dell’India (1947). Tuttavia ha continuato anche in seguito a esercitare una profonda influenza sugli equilibri della società indiana, soprattutto nel mondo rurale.

Questa influenza la si sperimenta tutta nelle lunghe e varie descrizioni degli Intoccabili, casta di appartenenza di Velutha. Persone considerate alla stregua di animali, di oggetti senza valore da usare e poi gettare.

Eppure questo “paravan” aveva osato ascoltare il suo cuore e, notte dopo notte, attraversare il fiume con una piccola imbarcazione per raggiungere e “toccare”, amare il proibito (“avevano fatto sì che l’impensabile diventasse pensabile e che l’impossibile succedesse davvero”; “ci sono cose che contengono in sé la propria punizione”). Un giuramento che per tredici notti veniva costantemente rinnovato con una semplice parola “naaley” (domani) sapendo che “le cose possono cambiare in un giorno”.

In questo le “piccole cose” si caricano di simboli, di significati immensi e rendono la bellezza della vita e del viverla ancora più grandiosamente reale.

Un racconto che si accuccerà nel vostro cuore e lì dimorerà per sempre.


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Mi chiamo Monica Fornelli e scrivo sin da piccolina. Sono una docente di francese appassionata di somatopsichica; lo stare bene per me è essenziale per cui da sempre scrivo per “ricrearmi” un mondo ideale in cui tuffarmi e potermi riequilibrare abbracciando me stessa e al contempo abbracciare virtualmente chi vorrà leggermi. Ho partecipato a vari concorsi nazionali e internazionali tra cui “Il Papavero d’Oro“, “Levante” indetto dalla rivista Radar Sei, “On the air”, “Nino Palumbo”, ottenendo vari riconoscimenti e menzioni in giornali locali come “la Gazzetta del Mezzogiorno“ e “Meridiano Sud”. Alcune mie poesie sono presenti in antologie quali “Fiori Amori” e “Le stagioni” ed. Barbieri; “Parole senza peso” ed. Writers, “Nitriti al vento“ ed. La Conca, “Il Federiciano” ed. Aletti. Nel 2011 è uscita la mia prima raccolta dal titolo “I colori della vita” (ed. Albatros) presentata anche alla fiera del libro di Torino.

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