Ogni 3 dicembre, la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità lascia a chi vi scrive l’amaro in bocca

Troppe le manifestazioni di pseudo affetto, innumerevoli le celebrazioni di difficoltà che non andrebbero compatite ma fronteggiate con pragmatismo, senza voli pindarici, evitando, possibilmente, di esporre i diversamente abili in vetrina, alla mercè del primo consumatore che decide di spendere benevolenza in un negozio di oggetti di cristallo.

Il 3 dicembre 2019, però, è stato differente. Invitato dalla Dott.ssa Dalila Casucci, e accolto dalle braccia amiche del Biologo Nutrizionista e Specialista in Scienza dell’Alimentazione, Fabio Sellitri, del Dott. Tommaso Di Renzo e dal Presidente di “Onda d’Urto – Uniti contro il Cancro”, Antonio Tragno, ho assistito, presso l’Auditorium Don Bosco, all’evento che, in collaborazione con altre Associazioni locali (Fiori d’Acciaio con Lella Vurchio, Calcit con Riccardo Ficarazzo, ecc…), il Circolo della Sanità di Andria, presieduto dalla regista della serata, la Dott.ssa Flora Brudaglio, ha organizzato fra scosse di assestamento di un cronosisma emozionale che guarda al presente, al passato e al futuro di aree in cui vivono le persone più bisognose, coloro che necessitano più di tutti di prevenzione ed inclusione.

Moderato dal giornalista Sabino Liso, e argomentato dai Consiglieri Regionali Sabino Zinni e Nino Marmo, dalla Consigliera Comunale Grazia di Bari, e dal Presidente Provinciale Bernardo Lodispoto, l’evento ha affrontato, scevro da fazioni partitiche e politiche, il vulnus sociale del nostro tempo attraverso testimonianze, citazioni letterarie (“è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio”) e contributi video rivolti ad anziani, alle neuro diversità e ai malati di cancro che, con voce rotta dall’amore verso la vita, hanno invitato i presenti all’ottemperanza di corretti stili alimentari, motori e ambientali (Greta Thunberg docet).

Anche la lettera del Vescovo, S.E. Mons. Luigi Mansi, pone l’accento sulla cura del prossimo e sul ruolo fondamentale del caregiver, un angelo in terra che prova felicità nell’aiutare l’altro, nel servire chi soffre anche solo per servire se stessi, per sentire e sentirsi partecipi della stessa natura umana, non più semplicemente il disabile fra i disabili, ma il disabile nel mondo della quotidianità, il disabile a teatro, il disabile in discoteca, il disabile allo stadio, il disabile che riscopre la propria sessualità, lontano dalla sensazione di pudore ed errore.

La denuncia  è da far arrivare, pregnante, alle situazioni di costante emarginazione, sono gli occhi che ci scrutano con curiosa tristezza, è la convinzione di non potercela fare contro l’immensa soddisfazione di vincere il pregiudizio, porsi sempre nuovi obiettivi dimenticando ciò che non abbiamo, stacanovisti nel migliorare, invece, tutto quello di cui siamo, intellettualmente e logisticamente, in possesso.


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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.