Che riposi in pace…

Eravamo in una necropoli.  Che parola orribile! Sa di morte e decomposizione e peccati e buio pesto e speranze mai nate. E invece alla nostra vista si estendeva  un prato enorme, verde, pieno di varietà infinite di piante e insetti, fiorellini allegri e tanto tanto sole. Cosa bella, niente di macero.  Dov’erano quindi le tombe? Per poco non ci finimmo in una  direttamente dentro, a rischio di rottura dell’osso del collo. La disgrazia cominciava ad aleggiare timida. Solo forti massi di pietra incastrati da duemila e passa anni che erano diventati parte del terreno, parte integrante della natura, elementi necessari al territorio murgiano. Sempre ultima dimora era e rimaneva, pur violata e aperta a pioggia e vento, ai nostri occhi profani. Chissà chi era stato sepolto in quel punto, di certo persona di piccola statura. Sì va bene e poi? Uomo o donna? Giovane o vecchio? Felice o disperato? Uno di noi, uno come noi .

Gli era stata data degna sepoltura, niente falò, e questo molto prima ancora che Cristo venisse a tagliare il tempo in due giganteschi tronconi oltre che a spaccare le anime in mille pezzi. Quello era quindi un  luogo di dolore, qualcuno aveva versato lacrime e noi invece ridevamo allegri. La bella giornata , la natura generosa, la compagnia, tutto ci dava spirito leggero. Eravamo vivi, divieto assoluto a pensare alle nostre di tombe, in vacanza dai pensieri bui.  Persino l’arbusto che spuntava dalla tomba era gaio. Simpatico, un signor grasso asparago che sarebbe finito sulle nostre vive tavole ben imbandite.

Ci pensò il grido del vento che scompigliava capelli e pensieri a riportare priorità. Ho deciso fosse l’ultima dimora di un cavaliere, mi veniva bene cosi. Un giovane cavaliere con armatura, che si sarà rigirato nella tomba a cielo aperto mentre ci ascoltava. Morto combattendo con un sorriso appena accennato sulle labbra tumide. Con quel volto nel sonno eterno di chi ha capito tutto. E miseri noi che ancora chiediamo cose e ci confondiamo di più. Tipo abbiamo dimenticato completamente sotto che tetto stiamo. Abbiamo studiato e analizzato l’impossibile ma sgraniamo gli occhi nella natura  che in realtà è casa nostra e ad alzare gli occhi al cielo vengono le vertigini. La domanda cardine era: da che parte sorge il sole?

Senza punti di riferimento eravamo smarriti. Niente strade e case e cemento e auto. Niente internet ad indicarci la strada.   Il sole sorge ad est e tramonta ad ovest: l’abbiamo studiato sui libri di scuola tutti, nessuno escluso.  Il problema è trovarlo l’est. Il cavaliere antico è venuto in aiuto alla nostra emerita ignoranza. Una pietra a zenit buttata lì a caso presentava un foro in alto. La guida ci disse che il sole vi entrava  quando sorge. Un lucignolo, un omaggio astrale, una candela votiva o una  carezza?  Della sua romantica sposa, di un ingegnere arcaico, di un aggiustapietre geniale? Sono tornata a chiedermi quanto tempo fosse passato dalla morte del cavaliere. Ho calcolato nella logica confortevole dei numeri che tanto ci calmano i nervi. Ora diciamo circa che è successo duemilacinquecentoventidue anni fa,  uno più uno meno. Che moltiplicato per trecentosessantacinque giorni all’anno e non considero gli anni bisestili perché non ci piacciono fa esattamente novecentoventimilacinquecentotrenta volte.

Numero enorme, vicino all’infinito. Ora sono passate guerre e rivoluzioni,terremoti e tempeste. Gli uomini hanno cambiato facce e costumi. Tanto pensiero si è evoluto e a volte involuto. Tutto nella logica  illogica della vita. Ma torno su questo pensiero fisso come le pietre in questione. Per un numero quasi  infinito di volte il sole ha forato la pietra e si è posato sulla tomba del cavaliere nella sua danza per l’eternità.  Ero ancora discosta appena dalla tomba ma la forma del foro dovevo guardarla da vicino. Mi sono avvicinata, era a forma precisa di cuore.

Doveroso questo pensiero quindi. Direi riparatorio. Scusa il disturbo, scusa la chiacchiera. Col sole che ti accarezza la fronte ogni mattina, coi fiori che continuamente ti nascono a ghirlanda intorno, riposa in pace, bellissimo cavaliere ignoto.


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