Call for pictures - La città latente

Politically queer: quando il transpartitismo si fa sistemico

Fatto e narrativa, due facce della stessa medaglia, in società: il Covid e il suo racconto populista nelle piazze dell’incoscienza, oltre ogni ragionevole resoconto epidemiologico. Biopopulismi, miopie nazionalsovraniste, apriorismi, dietrologie anti-capitaliste o anti-statocentriche non servono, nella dura lotta contro la pandemia ancora in corso. Se tutto può essere politicizzato, non tutto deve essere ideologicizzato, nella notte dei disorientamenti e dei timori sociali sottopelle.

Per la lotta al Covid-19 si è dato il via alle terze dosi, che servono. Servono perché ce lo dicono i dati, non perché lo sostiene una parte politica organizzata in classe dominante.

Nell’attuale realtà capitalista, le grandi case farmaceutiche hanno legittimamente prodotto e venduto ai Paesi le dosi di vaccino anti-Covid. Se per le prime due dosi la libertà e le prospettive di profitto hanno spronato l’efficienza nonché la velocità nella stessa attività di ricerca e produzione dei vaccini, per le dosi del futuro o già per quelle del presente, magari, potrebbe auspicarsi un divergente e complementare modulo distributivo. Una socializzazione della distribuzione con una (pure) momentanea inversione di rotta sul senso del nostro industriale produrre in società. Un sogno? Un sogno, okay.

Se sul piano statuale di pratico decisionismo amministrativo una scelta del genere può sembrare positivamente originale, sul piano politologico essa potrebbe rappresentare molto di più.

Istituzioni governative nazionali, organismi internazionali e grandi case farmaceutiche potrebbero acquisire una visione socioeconomica mutazionista, transideologica nell’èra delle post-ideologie, una visione quindi politically  queer,  ossia rotta di schemi automatisti, autoreferenziali ed aprioristici. Viviamo in una realtà polidimensionale in continuo divenire, in cui i principali soggetti artefici del capitalismo devono fare i conti con le nuove e meno nuove urgenze sociali, che a più voci ed a geometrie variabili gridano – pur in silenzio – il proprio urlo di giustizia equitativa, sulla scala globale dei popoli e degli individui nel nuovo millennio.

Essendo gli attuali tempi privi d’idonee condizioni oggettive, ed anzitutto soggettive, per poter superare le contraddizioni strutturali del capitalismo, ai processi decisionali delle istituzioni nazionali e transnazionali non resta che curare la salute di un capitalismo evolutivo: aperto, ricco di ascensori sociali per tutte e tutti. In questi anni Venti, non ci resta che curare opportunamente la salute di quel che intanto c’è: un sistema che, malgrado le sue logiche poco equitative sul piano sociale, può essere ristrutturato come un capitalismo  new  age,  capace di non auto-assolutizzarsi, capace di relativizzarsi storicamente divenendo un robusto alleato nelle lotte intersezionali per l’autodeterminazione degli individui. Il capitalismo aperto della nuova età deve far vivere economicamente gli individui come cittadini di uno stesso diritto applicabile, nella libertà di scelta fra i plurimi orientamenti esistenziali e nel rispetto dei diversi generi, sessi, etnie, ambienti, stili di vita, professioni, mestieri, condizioni sociali, sistemi di pensiero.

Se per lo Stato l’individuo è cittadino e non più suddito, per le rinnovabili strutture capitalistiche dell’oggi la già spersonalizzata persona deve ritornare persona-individuo sociale: non soltanto consumatrice ma anche e  soprattutto  artefice di un proprio cambiamento evolutivo sui piani lavoristi, reddituali, relazionali.

Il capitalismo aperto e libertario non può più essere quello classico liberista. L’individualismo di cui esso può essere compagno sistemico, sul piano socioeconomico-produttivo, non può che essere un individualismo sociale e demolibertario.  Se il merito, quale perno di ascesa e successo individuale in società, è il metro su cui dovrebbero fondarsi i nuovi meccanismi libertari a capitalismo democratico, gli stessi ascensori sociali nelle auspicabili meritocrazie devono essere polidimensionali, a misura delle diversità per sensibilità e competenza produttiva. Oggi tocca a te affinché domani tocchi a qualcun altro, anche non figlio tuo; dev’essere questa una possibile, nuova altalena sociale sul piano economico-produttivo, in ogni attività umana.

Dopo il risveglio iper-critico, e disilluso, dalle varie ideologie che escatologicamente hanno tentato di farsi chiesa tra le chiese lungo la funivia del Novecento, la via del  politically  queer,  ossia della rottura degli schemi per saperli ricomporre e riutilizzare ad intermittenza o con le opportune dosimetrie nei momenti giusti, diviene una via tra le vie praticabili: per non cadere nel vuoto del nichilismo politico, comunque aperto dalle post-ideologie. Potrebbe essere definita  politically  queer  quella metodologia (tutta da edificare) transpartita, intersezionale, mutazionista ma non furbescamente o qualunquisticamente trasformista. Il  politically  queer  potrebbe utilizzare le esternalizzazioni e le internalizzazioni per realizzare una più efficiente accessibilità ai servizi d’interesse pubblico, così come potrebbe dosare gli elementi ideologici e strutturali del capitalismo con quelli della socializzazione dei mezzi di produzione della ricchezza, in modo intermittente e microsistemico, a seconda dei prospetti d’analisi, delle esigenze e delle esperienze vissute.

La politica non può essere mera amministrazione; serve una direzione valoriale sistematica, anche complessa e polidimensionata. Nella relatività non relativista degli ingegni politologici, il pluralismo diviene un’arte in sé ove si riesca a tener lontani dalle poltrone del potere i populismi e gli inutili massimalismi. Oltre l’utopia potremmo respirare, pragmaticamente, il valore della sociabilità: occorre organizzarsi.

Un tempo i trotzkijsti auspicavano una rivoluzione permanente, seguendo le fatiche letterarie del grande rivoluzionario della Quarta Internazionale, ucciso dai sicari di Stalin in Messico nel 1940. In un oltre-trotzkijsmo poliedrico, oggi, l’espressione “non in un Paese solo” potrebbe riscoprirsi associabile non al socialismo tradizionale o scientifico, bensì ad una vocazione sociale demolibertaria. Per trovare un sano equilibrio di fratellanza universale, partendo dagli individui e dal loro sentirsi tutti accomunati in uno stesso respiro morale mai moralista, la questione delle ulteriori dosi di vaccino anti-Covid potrebbe fornirci una tragica, necessitata occasione. Se da un lato vigono le regole mercatorie a misura del pluralismo produttivo e dei profitti, dall’altro lato si fanno sempre più urgenti le universali esigenze di accessibilità alle prestazioni vaccinali, per tutti i popoli e per tutti gli individui.

Una fratellanza sanitaria, sul piano delle concretezze, richiede che le terze e le eventuali quarte dosi siano prodotte gratuitamente dalle case farmaceutiche internazionali, superando momentaneamente i meccanismi giuridici che presidiano alcune esclusività produttive e di commercializzazione. Una visione moderata, equilibrata sulla cresta di un bisogno di risocializzazioni umane in libertà, non concepisce questa forma politica e giuridica di fratellanza sanitaria transnazionale come una forma di socialismo del nuovo millennio, e nemmeno come una dismissione sistemica delle sovrastrutture capitaliste. Una visione umanista moderata si basa sul prudente e sapiente, condiviso utilizzo dei moduli organizzativi tipici del capitale proprietarista, accanto e insieme all’utilizzo sperimentale di moduli gestionali di socializzazione dei brevetti, delle catene di distribuzione. Un modulo di socializzazione emergenziale si combinerebbe bene all’interno di una riscoperta etica del capitalismo; un simile modulo potrebbe essere utilizzato ad intermittenza, dentro un mondo che resterebbe comunque liberomercatale. Se la socialdemocrazia tradizionale ha mostrato i suoi deludenti volti atrofizzanti, un capitalismo aperto e legalizzato all’insegna delle diversità e dei meccanismi di ascesa sociale per tutti, e quindi un capitalismo trans-sistemico,  transqueer, potrebbe rappresentare un panorama organizzativo di svolta, con contaminazioni ideologiche e di valori costituzionali comuni.

Le sfumature politiche sono importanti nella vita delle democrazie plurali e pluraliste, ove queste vogliano essere libere. Se un tempo il trotzkijsmo parlava di rivoluzione permanente, in un futuribile oltre-trotzkijsmo si potrebbe discorrere di ricombinazione permanente dei sistemi socioeconomici: per superare le antitesi storiche attraverso una loro combinazione emergenziale e intermittente. Se la storia umana ci ha consegnato le disfatte delle guerre tra capitalismi liberisti e statolatrie socialiste, la ragione eretica, la ragione critica, la ragione evolutiva di ogni democrazia libera potrebbero consegnarci un capitalismo ed una sociabilità che riescono a far l’amore. È tempo di dirsi sì libertari, nella misura in cui si è al contempo responsabilisti. È tempo di dirsi pragmatici verso le nuove cause quotidiane di liberazione dell’umano dal disumano, per ogni individuo che tende ad affermarsi con le proprie gambe oltre le gerarchie delle predestinazioni sociali, familiari, professionali. È tempo di dirsi sì liberali, in quanto la palingenesi di questo abusato termine non dev’essere più sconnessa – non lo era per Gobetti – dalla dimensione tragica dei vecchi e nuovi diritti sociali, transgenerazionali.

È tempo di dirsi federalisti democratici. Ma forse è iniziato pure il tempo di sintetizzare, oltre ogni sincretismo inconsapevole, le idee, le tendenze, le visioni del futuro. Spirerà – se ben soffieremo – un vento che potrà farci andare oltre: un oltrismo propositivo abbottonerà o sbottonerà la giacca ad ogni astratta ed anacronistica rivoluzione permanente, per riscoprire invece i valori di base delle socializzazioni dei mezzi di produzione e dei libertarismi individuali, nell’economia e nella morale, tempo per tempo ed a seconda dei bisogni o delle geopolitiche. Andiamo intanto oltre (e contro) il falso bisogno d’ortodossia, giacché le ricette del progresso non passano da una campana sola. Prendiamola alla Eraclito. O alla Lavoisier: “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.

D’altronde il mondo è troppo variegato e complesso: per provare a cambiarlo anche solo un po’ occorre essere roccia per non demordere, nell’immediato, ed aria per levigare le rocce, attraverso il respiro dei secoli. Ciò che oggi è post-capitalismo, così come confusamente lo viviamo, un domani potrà essere altro. Torni a sverginarsi e a sverginare, la cultura politica, libera nelle proprie ricerche evolutive per la società: nelle piazze unite dell’ansimante Europa, sui gradini fragili del mondo globalizzato.


Fontehttps://www.sparch.it/et-cetera/2020/5/27/niente-sara-piu-come-prima
Articolo precedenteAmoris Laetitia e la Bibbia: una lettura biblica-pastorale
Articolo successivoNo vax: a tutto c’è un limite!
Nato l’11.10.1989, giurista, scrittore, poeta e attivista politico “liberalfree”. Vive a Roma, dove opera nel settore della ricerca accademica di storia giuridica. Maturità classica conseguita in Puglia nel 2008, laurea quinquennale in Giurisprudenza conseguita a Roma nell’A.A. 2012/13, e in seguito master di specializzazione forense e corsi di formazione avanzata in varie città, abilitazione alla professione di avvocato nella sessione 2015; cultorato della materia Costituzionalismo e integrazione europea; attività di dottorato di ricerca con borsa in Discipline giuridiche storico-filosofiche, sovranazionali, internazionali e comparate presso l’Università Roma Tre. Autore di varie monografie e saggi di cultura giuridica, conduce interviste e pubblica articoli di cultura politica e sociale su riviste, periodici, giornali. C’è un filo che unisce le sue battaglie civiche per la garanzia e l’evoluzione dei diritti, le sue poesie, le sue prose artistiche e politiche, il suo pensiero sociospirituale progressista, i suoi saggi di diritto vigentista e storico-teorico: l’amore veemente per l’umanità nel suo divenire storico e dialettico.

LASCIA UNA RISPOSTA

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.