Da sempre il nostro giornale è impegnato nell’informazione legata alla cura del cancro. In un mondo nel quale è facile inciampare in imbarazzanti fake news, Odysseo ha scelto di intervistare Leonardo Diaferia, Presidente di una delle più importanti aziende, sita a Ruvo di Puglia, di progettazione di macchinari per la Protonterapia:

Da Presidente di un’azienda che sta mettendo a punto un prototipo di acceleratore lineare con bracci robotici che indirizzino i pazienti nella giusta angolazione, dove crede sia opportuno collocare la Protonterapia nella vasta gamma delle pratiche medico-scientifiche mondiali?

La protonterapia o più in generale l’adroterapia è una avanzata tecnica radioterapica che utilizza radiazioni ionizzanti per la cura dei tumori. E’ un’evoluzione della radioterapia convenzionale che deposita la dose al tumore per mezzo di raggi x. Nell’adroterapia si utilizzano particelle cariche (protoni o ioni) “pesanti” che, se opportunamente accelerati, possono raggiungere tessuti e organi in maniera più selettiva ed efficace.

Studiata nei primi Anni Quaranta, questa tipologia di radioterapia, che indirizza un fascio di protoni sulla massa tumorale, ha, inizialmente, avuto come punto di riferimento l’ospedale di Loma Linda in California, per poi costruire molti centri in tutto il Mondo. Oggi, però, i pazienti che si affidano a questo trattamento sono “solo” 130.000. Lo scetticismo e la diffidenza sono dettati, soprattutto, dal costo elevato della cura, o esistono altre ragioni?

Il costo elevato dei trattamenti è sicuramente uno dei freni che hanno inibito la diffusione su larga scala di questo tipo di trattamento. E’ vero che si tratta di una metodica messa a punto a metà dello scorso secolo, ma è anche vero che per molto tempo è rimasta una tecnologia molto onerosa per gli elevati costi di fabbricazione dei potenti acceleratori necessari a generare i fasci di particelle. Negli ultimi anni però, grazie ai progressi tecnologici, agli studi e alla caparbietà di alcuni ricercatori, si sono messe a punto soluzioni innovative a costi nettamente più contenuti che potranno rendere questa tecnologia molto più fruibile dalla collettività. Noi, in particolare, stiamo lavorando proprio in questa direzione ossia costruire un acceleratore di particelle e un sistema robotizzato per il posizionamento del paziente a basso costo che possa erogare trattamenti terapeutici al pari di grandi e costose macchine che attualmente si trovano in commercio.

Sfruttando particelle pesanti subatomiche, dotate di carica elettrica positiva irradiata, nella massima dose, a fine percorso, il vantaggio della Protonterapia è quello di localizzare la zona cancerogena senza distruggere i tessuti sani circostanti. Sebbene non ci sia assoluta certezza sul beneficio globale della pratica, anche per questo (per limitarne, cioè, gli effetti collaterali) bisognerebbe preferirla, pur in “extrema ratio”, alla chemio?

La scelta del miglior trattamento terapeutico spetta ai medici, noi con il nostro lavoro cerchiamo di fornire le migliori tecnologie di diagnostica e di cura per vincere la lotta contro il cancro. Questa metodica ha dimostrato in anni di utilizzo dei risultati incoraggianti sia in termini di remissione di alcune patologie che in termini di effetti collaterali a medio-lungo periodo. Dal punto di vista terapeutico quello che i clinici chiedono è poter “depositare” la massima dose possibile al tumore senza danneggiare tessuti e organi circostanti. Spesso si eseguono diverse tipologie di trattamento e si sono fatti grandi progressi anche nell’utilizzo combinato di radioterapia, immunoterapia e chemioterapia.

Utilizzando parole semplici e accessibili a chi, fra i lettori, non mastica il linguaggio scientifico, ci spieghi cosa si intende per “Picco di Bragg”?

Tutte le particelle “interagiscono” con la materia in maniera differente. Ora immaginate il corpo umano (la materia) che è formato prevalentemente da acqua e pensate di lanciare a grandissima velocità una particella su di esso. Questa attraverserà il corpo (acqua) fino ad una certa profondità che è direttamente collegata alla sua velocità. Man mano che la particella attraversa il corpo rallenta sempre più fino a fermarsi in un punto ben preciso dove “rilascia” la maggior parte della sua energia. Questa energia viene assorbita dal corpo è si chiama “dose”. Si chiama “picco di Bragg” quella particolare profondità nella materia dove la dose rilasciata è massima. La particolarità dei protoni è che nel loro percorso prima del picco rilasciano una dose minima, dopo il picco zero. La dose è slegata dalla tipologia di particelle, mentre l’effetto biologico che produce è dipendente dalla particella usata. Per i protoni l’effetto curativo, ovvero i danni che la dose provoca alle cellule tumorali, è più alto che nell’utilizzo di raggi X.

Quali progressi possono essere ancora raggiunti nella ricerca scientifica della Protonterapia?

Lavoriamo quotidianamente per costruire macchine sempre più performanti e meno costose. L’obiettivo ambizioso è quello di produrre sistemi di protonterapia compatti, economici e a basso impatto ambientale in modo da rendere questa tecnologia maggiormente disponibile alla collettività. Sempre più protocolli di trattamento vengono messi a punto con l’utilizzo di protoni e sempre migliori risultati vengono raggiunti. I nuovi piani di trattamento vengono elaborati da software evoluti molto più rapidamente rispetto ad anni fa grazie all’uso del calcolo parallelo e con l’ausilio dell’intelligenza artificiale nuove frontiere e nuovi scenari nella terapia personalizzata si possono aprire. Starà a noi farci trovare pronti cercando di rimane al passo con il progresso lavorando già oggi sulle tecnologie del domani.


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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.