L’Italia è un paese che vive spesso di paradossi, ma anche della straordinaria capacità di alcune categorie di lavoratori di utilizzare l’ingegno contro una politica incapace di dare risposte concrete ad annosi problemi che affliggono le tante realtà del paese stesso.

Uno di questi è legato al mondo della ricerca scientifica, di cui spesso si parla ma molto poco si fa. La fotografia che emerge da una analisi oggettiva sullo stato della ricerca scientifica in Italia è abbastanza impietosa ed evidenzia una situazione drammatica di come i vari governi abbiano da sempre destinato scarse risorse verso un settore cruciale e determinante per il progresso culturale, tecnologico e sociale del Paese.

L’Italia inoltre è in forte ritardo, rispetto ai principali paesi industriali ed economie europee, alcune addirittura di minori dimensioni come quella svedese, nella realizzazione per esempio di una Agenzia della ricerca, un ente terzo che gestisca fondi pubblici in modo autonomo, trasparente e soprattutto su base rigidamente competitiva. Oggi invece la maggior parte dei pochi finanziamenti governativi derivano principalmente dal “Fondo di finanziamento ordinario”, utilizzato anche per le spese di funzionamento delle varie Università ed elargito solo in minima parte in base a classifiche di merito.

L’Italia rappresenta quindi un fanalino di coda, della locomotiva Europa, verso uno dei settori strategici dell’economia di un paese, investendo meno di altri in Ricerca e Sviluppo: 1,33% del PIL contro una media europea pari a 2,03%. Tuttavia, nonostante le numerose difficoltà, le poche risorse a disposizione e il perdurare disinteresse delle forze politiche, l’Italia rimane, nel panorama internazionale, uno dei paesi più produttivi in quantità e qualità dei prodotti della ricerca, vantando diverse eccellenze.

Un capitale umano, quello che cresce nelle Università e centri di ricerca, che rischia di essere perso perché in assenza di valide prospettive lavorative e di reclutamento sul merito, sempre più frequentemente migra verso altri paesi più attrattivi in termini di risorse e di merito, alimentando sempre di più il fenomeno della “fuga di cervelli”.

Questo è uno dei paradossi più lampanti, una verità lapalissiana difficile da screditare.

In tutta questa storia si assiste ad un altro paradosso, più grave perché potrebbe minare le fondamenta di principi costituzionali, determinato da un cortocircuito istituzionale nella distribuzione delle risorse per la ricerca, concentrandole in alcuni “feudi dorati”, che assorbono, per “grazia ricevuta”, le poche risorse disponibili senza una vera competizione delle idee.

Per non essere fraintesi, l’articolo 9 della Carta Costituente stabilisce che “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica”. L’articolo 3 della Costituzione stabilisce altresì che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Siamo sicuri che questi due articoli della Costituzione siano realmente applicati nel settore della ricerca scientifica?

Ad oggi le risorse destinate a questa “promozione” della ricerca non sono proprio una manna dal cielo, e sicuramente molto di più può fare un governo per supportare uno dei motori della forza propulsiva di un paese, capace di elevare il paese stesso verso una crescita culturale, sociale ed economica.

Qualche altro dubbio sorge spontaneo, leggendo come vengono veicolate risorse pubbliche verso specifiche infrastrutture di ricerca, come lo Human Technopole (HT), la nuova struttura ospitata nell’area ex-Expo di Milano e gestito da una fondazione appositamente creata dal ministero dell’Economia e delle Finanze, dal ministero della Salute e dal ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

La Legge di Bilancio del 2017 ha assegnato ad HT l’ingente finanziamento di 140 milioni all’anno, per sempre.

Si dice che un diamante è per sempre; oggi abbiamo un altro esempio di continuità e ripetizione indefinita nel tempo: 140 milioni di soldi pubblici verso una singola struttura. Tanta roba per un solo ente di ricerca, ad oggi occupato solo da poche persone, mentre il resto del paese, con migliaia di ricercatori, agonizza per le poche risorse a disposizione. Tanta roba soprattutto se si tiene in considerazione che ad oggi nulla è dato sapere di quanto sarà l’investimento pubblico per la ricerca (per la cronaca l’ultimo finanziamento elargito dal Ministero dell’Istruzione per i Progetti di ricerca di interesse nazionale (Prin) è datato 2017!).

Forse non tutto è perduto per invertire, almeno parzialmente, la rotta.

Dalle pagine dei giornali si apprende dell’iniziativa di un emendamento alla legge di Bilancio, attualmente in discussione, “volto a vincolare una parte maggioritaria di quelle risorse all’apertura delle facilities di Human Technopole, basata su criteri meritocratici, trasparenti e competitivi, al sistema della ricerca di tutto il Paese: ai ricercatori e alle ricerche di università, IRCCS e enti di ricerca pubblici che potranno così accedere per diritto, se selezionati, alle facilities di HT per svolgere le parti tecnologiche dei loro progetti”. Un emendamento, si apprende, sottoscritto dai Senatori a vita Rubbia e Segre e illustrato dalla Senatrice Cattaneo in commissione Bilancio, e frutto di un lavoro svolto anche in coordinamento con i dicasteri coinvolti nella Fondazione HT (ovvero i Ministeri dell’Istruzione, dell’Economia e della Sanità). L’emendamento propone in pratica di destinare almeno 80 di quei 140 milioni di euro alla copertura dei costi di ideazione e svolgimento delle ricerche di tutti quei ricercatori di Università e centri di ricerca pubblici, da Nord a Sud alle isole, che, su base meritocratica, si siano guadagnati la possibilità di svolgere parte delle ricerche presso le facilities dello Human Technopole. Inoltre, tale vincolo, come si legge nell’emendamento, non comporterebbe alcun aggravio dei bilanci dello Stato, né sottrazione di risorse alla Fondazione Human Technopole.

Qualcuno, come il Prof. Ricciardi, stimato scienziato e neo coordinatore del Consiglio Scientifico dello stesso HT, ritiene che questo emendamento possa rappresentare un freno burocratico per far viaggiare speditamente il progetto HT. Sarebbe interessante sapere in che modo una “buona pratica”, già peraltro indicata nelle linee programmatiche finora pubblicamente assunte da HT, quale quella di aprire bandi per progetti di ricerca, possa essere penalizzata da un vincolo stabilito per legge.

Anzi, la legge garantirebbe, senza fraintendimenti, proprio il rispetto di quelle linee programmatiche e si comincerebbe ad evitare che la ricerca italiana viaggi a due velocità: quella senza freni burocratici tipica di strutture come HT e quella a velocità limitata delle Università e centri di ricerca pubblica, che devono sottostare alle rigide ed impietose regole di una ipertrofica burocrazia.

Sarebbe intanto un bel segnale per il mondo della ricerca se quell’emendamento venisse approvato; le ricadute positive, non solo per la ricerca ma per la crescita di tutto il sistema Paese, di una previsione di legge volta a indirizzare in modo competitivo l’enorme investimento pubblico sullo Human Technopole rappresenterebbero un vero cambio di passo che, oggi, questo Governo ha l’occasione di imprimere alla nostra economia.


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Antonio Musarò
Figlio del Salento, abitante del mondo, esploratore della conoscenza. Laurea in Scienze Biologiche, Dottorato di Ricerca in Scienze e Tecnologie Cellulari alla Sapienza Università di Roma e Research Fellow presso la Harvard University di Boston (USA) dal 1996 al 2000. Attualmente è professore ordinario di Istologia, Embriologia e Biotecnologie Cellulari presso l'Università di Roma "La Sapienza". Le sue ricerche hanno portato ad importanti risultati pubblicati su riviste scientifiche internazionali tra cui Nature, Nature Genetics, Nature Medicine, Cell Metabolism, PNAS, JCB. Da diversi anni è impegnato nella divulgazione scientifica; è coordinatore delle attività di divulgazione scientifica dell'Istituto Pasteur-Italia ed è direttore scientifico della manifestazione “Festa della Scienza” che si svolge annualmente in Salento (Andrano-LE). Il suo motto: appassionato alla verità e amante del dubbio.

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