Lo spread non è altro che un numero che indica una differenza percentuale

Pare essere l’ago della bilancia del governo gialloverde, e non solo. Tutti ne parlano, ma pochi sanno, sostanzialmente, di cosa si tratti. Sappiamo solo che se sale dovremmo iniziare a preoccuparci, mente se scende si può tirare un sospiro di sollievo.

Lo spread non è altro che un numero che indica una differenza percentuale, nello specifico la differenza di rendimento fra i Bund e i BTP (Buoni del Tesoro Poliennali) decennali, vale a dire due obbligazioni emesse, rispettivamente, dallo Stato tedesco ed italiano.

Bund e BTP sono titoli che lo Stato elargisce per raccattare più denaro possibile. Funziona, grossomodo, così: un cittadino acquista tali obbligazioni garantendo alle casse statali preziosa liquidità.

Dopo qualche anno sarà possibile riscuotere l’intera somma con i relativi interessi. In questa maniera, se i BTP presentano interessi del 9.00% e i Bund del 3.00%, lo spread (la loro differenza, appunto) sarà pari al 6%, ovvero 600 punti, visto che si misura con tre cifre comprendenti anche i decimali.

Se una Nazione, dal punto di vista economico, garantisce un’affidabilità importante, i suoi titoli avranno interessi bassi, al contrario se perde di credibilità finanziaria pagherà interessi maggiori a chi ricompra i buoni.

Dietro, però, l’apparente paradosso di rendimenti più alti legati ad un’economia in crisi c’è una spiegazione logica. Bund e BTP sono considerati un rischio dagli investitori. Se, infatti, li si acquistano sperando di ottenere cospicui profitti, si deve, altresì, mettere in conto l’incognita fallimento o bancarotta, variabili che innalzano i rendimenti, facendo diventare più appetibile l’investimento.

Tradotto in soldoni: se si comprano Bund tedeschi al 3% investendo 50.000 euro, se ne trarranno 50.300. Con i BTP italiani al 9%, invece, se ne potrebbero incassare 50.900. Ma mentre i primi sono sinonimo di certezza, i secondi , seppur più redditizi, saranno avvolti da un alone di mistero, un pericolo che la nostra amata Italia non può sottovalutare se vuole evitare un avventato salto nel buio politico.


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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

1 COMMENTO

  1. La comunità europea… è stata fondata sull’interesse economico e lo Spread ne è il simbolo più evidente.
    È chiaro che questa comunità va rifondata su regole politiche e poi economiche.
    Se paradossalmente l’Italia dovrebbe infischiarsene dello SPREAD, non pagare più i suoi debiti, vivere insomma da “mal pagatore” strafottente e accettando l’impoverimento totale della sua popolazione… cosa succederà? Cosa farà la Comunità Europea? Ci vende al miglior offerente per recuperare il credito? Ci smembra tutte le infrastrutture e le vende? Ci conquista? Ci commissaria con un governatore tedesco?
    Cosa succede insomma se una nazione cade? La risposta a questa domanda ci fa comprendere quanto questa europa sia gestita da bulli dell’economia e della finanza.
    Fin quando possiamo rispettare l’istituzione europea? È lecito riconoscere la sua autorità? Se si, entro quali limiti filosofici e politici? Considerata la sua impostazione spiccatamente finanziaria?
    La nostra Costituzione, molto amata e sovente richiamata a proprio uso e consumo dalle generazioni degli anni 50-60, ha senso considerata la sottomissione all’Europa che ci umilia l’articolo 11 per esempio?

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