Emozionante celebrazione dell’antico rito del “C’era una volta”

 

Credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire a educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare anche un adulto a conoscere il mondo”.

(Gianni Rodari)

Avete presente gli antichi focolari attorno ai quali si era soliti ascoltare storie e aneddoti di giovani guerrieri e valorosi eroi? Quello andato in scena presso il Laboratorio dell’Essere, della naturopata e psicosomatista Adriana Porro, è stato un revival emozionale, un apparentemente anacronistico resoconto di tempi volati via e poi tornati prepotentemente di moda. D’altronde, la fiaba è proprio questo, il vorace tentativo di azzannare qualsiasi barlume di verità per attualizzarlo e renderlo proprio, interiorizzando metafore e allegorie, trasformando cantastorie come Esopo e Fedro in simpatici moralizzatori di etici e sempiterni valori.

Dall’Antica Grecia all’Antica Roma il passo è breve, un ponte costruito dall’incantevole Voce di Giusy di Gerlando, ricercatrice vocale e studentessa di canto lirico presso il Conservatorio Arrigo Boito di Parma. Dopo un percorso formativo sul canto psicofonetico con Elisa Benassi, partecipa quest’anno, come narratrice ufficiale, alla Terza Edizione del Festival della Fiaba a Villa Sorra, approfondendo lo studio della fiaba e l’analisi dell’ Antica Voce.14182299_1348027595222372_170639204_n

In una location illuminata da luci soffuse per agevolare la meditazione e l’ascolto, l’atmosfera sembra celebrare l’antico rito del “C’era una volta”, incipit associato ad una fiaba dei Fratelli Grimm dal titolo “L’allodola che canta e saltella”.

D’estate, ormai, da quando non vivo più nella mia città di origine – afferma Giusy – torno a casa, ad Andria. Qui riscopro le mie radici e l’innata voglia di essere parte integrante di una comunità desiderosa di catartiche passioni e disillusi sentimenti. In fondo, la scelta di narrare fiabe nasce dallo stesso impulso che ha mosso l’uomo a raccontarle: l’incontro con il substrato inconscio. I Fratelli Grimm, nel XIV secolo, hanno raccolto la vox populi trasformandola in un onirico viaggio intriso di morale e intimo significato. La fiaba non è altro che il paradigma da seguire, l’abito che ognuno di noi indossa secondo le proprie esperienze personali”.

A farle eco è la padrona di casa Adriana Porro che sottolinea come la fiaba “rappresenti qualcosa di già accaduto ma che, per eventi quotidiani, abbiamo in qualche maniera misteriosamente smarrito, è l’anello di congiunzione tra noi e l’Universo. Giusy è emozione, empatia, luce negli occhi”.