Si chiama “Le teste di Ozzak” la band, quasi tutta andriese, formata da Leonardo Addati, Fabio Mastropietro, Riccardo Fortunato e Giovanni Addati, che sta partecipando all’edizione rumena del noto programma televisivo musicale X-Factor. Un palindromo a metà, il loro, il nomen omen che fa dell’autoironia una garanzia di successo:

Ciao, Ragazzi. Perché avete preferito partecipare ad X-Factor Romania anziché al format italiano?

Fabio: Perché partecipare al format rumeno è un modo di andare oltre i confini della nostra nazione. La nostra attuale Manager (Gabriela Serban), rumena di nascita, ma romana di adozione, ha voluto portare il nostro progetto “Fake Pop” nella sua Nazione, e noi abbiamo accettato con piacere.

Qual è l’obiettivo che vi siete posti nel concorrere al talent?

Giovanni: Naturalmente il top sarebbe vincere, ma l’obiettivo è soprattutto quello di far crescere la band e far conoscere la nostra musica a più gente possibile.

Come nasce e a che cosa è dovuto il nome “Le teste di Ozzak”?

Riccardo: Siamo un po’ tutti FUORI DI TESTA, nome del singolo presentato a X-Factor Romania, noi ci sentiamo liberi di essere ciò che vogliamo e a volte considerati teste di Ozzak. Sì! letto al contrario potrebbe essere inteso in altro modo, ma noi appunto siamo il contrario di ciò che la frase stessa vuole fare intendere. Inoltre ci rappresenta perché autoironico come il nostro modo di essere.

C’è spazio, secondo voi, in Italia, per la valorizzazione dei giovani musicisti?

Leonardo: Ormai l’unico modo per emergere in Italia è appunto quello di partecipare a format musicali. Sicuramente le radio hanno un ruolo importante perché credo che qualsiasi brano, valido naturalmente, se trasmesso in radio in modo virale, possa ricevere il successo. Esiste anche il mondo social che a volte permette di emergere. La vera domanda è: Quanti degli artisti che meriterebbero di emergere alla fine lo fanno realmente? Il limite età credo sia una cosa che potrebbe essere rivista dagli addetti ai lavori valutando più che altro il progetto. Ma vivendo un periodo appunto molto social, quindi giovanile, si punta tutto su un determinato target.

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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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