«Lo cielo i vostri movimenti inizia; 
non dico tutti, ma, posto ch’i’ ‘l dica, 
lume v’è dato a bene e a malizia»

(Purgatorio XVI, vv.73-75)

Mai fatta l’esperienza dei gas lacrimogeni? Io sì, avevo vent’anni e passeggiavo nel centro di Zurigo. Improvvisamente, a nostra insaputa, io e un mio amico italosvizzero giungemmo in coda a un corteo di protesta. In quel momento le guardie stavano per caricare la folla e lanciarono i gas: un attimo, e una marea di gente terrorizzata correva verso di noi, mentre alle nostre spalle si era levata la cortina lacrimogena… Non dimenticherò mai il senso di smarrimento, il panico: il gas irritava gli occhi, bruciava la gola e tagliava le gambe. Peraltro, io non parlavo una sola parola di tedesco ed ero lì da meno di un giorno: se avessi perso il mio amico, mi sarei del tutto smarrito!

Sarà per questo che posso capire Dante che, proseguendo nella terza cornice e avanzando come un cieco che ha necessità di non “mozzarsi” da chi lo conduce, deve serrare gli occhi per ripararli dal denso e irritante fumo in cui lui e la sua guida sono piombati.

Il fatto è che pure Virgilio appare in difficoltà e perciò invita l’allievo a chiedere informazioni sulla via da seguire. Dante scopre così che la voce che gli arriva attraverso il buio di una notte senza stelle è quella di Marco Lombardo, cultore di quelle virtù cortesi che ormai nessuno più segue.

Il poeta ne chiede la ragione e precisa che taluni ne incolpano il Cielo. Marco sospira per la cecità del mondo e dello stesso Dante e gli ricorda che l’uomo nasce libero. È il suo libero arbitrio a scegliere tra il bene e il male, checché se ne pensi degli influssi celesti:

«Lo cielo i vostri movimenti inizia;
non dico tutti, ma, posto ch’i’ ‘l dica,
lume v’è dato a bene e a malizia»

(Purgatorio XVI, vv.73-75).

Ovvero: il Cielo dà impulso alle vostre iniziative, non dico a tutte, ma, ammesso e non concesso che lo dica, vi è data la capacità di discernere tra bene e male.

D’altro canto, è anche vero che l’animo umano ha bisogno di chi lo guidi e corregga; per questo, prosegue Marco, Roma era dotata di ben «due soli» (v.107), quello temporale e quello spirituale, l’imperatore e il papa; nessuno dei due, però, ha assolto rettamente al proprio compito, il primo perché ha perso ogni autorevolezza e il secondo perché vuol congiungere il pastorale con la spada.

Più grave appare, in realtà, la responsabilità della Chiesa, rea di aver impedito l’azione di Federico II di Svevia, tanto che, conclude Marco, ora in Lombardia, la terra rigata dall’Adige e dal Po, sono rimasti tre soli savi vegliardi: Corrado da Palazzo, Gherardo da Camino e Guido da Castello.

Non commenterò la nota indignazione di Dante per l’ignavia dell’imperatore né mi soffermerò oltre sulle sue accuse contro l’ingerenza temporale della Chiesa – ben dimostrate, del resto, dai contenuti della bolla Unam sanctam, di Bonifacio VIII, nel 1302.

Intendo solo sottolineare quel «lume v’è dato».

Vorrei dire: che Dio esista o meno e quale che sia il suo nome, non v’è dubbio che l’uomo sia dotato di «lume». Nessuno può negare che saremmo capaci di raziocinio quanto nessun altro essere vivente. Ho scritto: saremmo. Saremmo.

Ciò nonostante, nessuno quanto l’uomo può scegliere di camminare come un cieco, nessuno più di un essere umano può scegliere di essere malvagio, spietato, perverso, crudele, ottuso.

Il mistero.

Che spesso ci lascia come ciechi nella notte.

Fabrizio Caramagna: «Diventiamo ciechi non quando non vediamo più, ma quando non ci crediamo più».

Ma anche: «Come un cieco avverte il sole senza vederlo, così l’anima Dio» (Hans Urs von Balthasar).

E per salutarci con un sorriso: «Come va? – disse un cieco a uno zoppo – Come vede – rispose lo zoppo» (Georg Christoph Lichtenberg).


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La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba.Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

5 COMMENTI

  1. Buongiorno e buona domenica!
    Grande e’ questo dono di essere liberi, anche se invece sentiamo il peso dei legami, delle regole, delle scelte… e gli errori che ne conseguono ci fanno soffrire e promettere che non sbaglieremo più. Ogni volta. Sappiamo qual è la cosa giusta e scegliamo l’opposto, consapevolmente perché è più comodo, perché il beneficio che si ricava è più grande della rinuncia , perché è più semplice, perché soddisfa i nostri pseudo desideri… così diventiamo strabici e scambiamo il bene per il male, il giusto per lo sbagliato, il duraturo per l’effimero… o rimaniamo accecati dallo scintillio della gloria, del plauso, della fama e andiamo a tentoni brancolando e afferrando quel che riusciamo ad afferrare, inconsapevoli, e l’abbiamo scelto noi, ma bramosi di soddisfare il nostro egoismo e la nostra fame insaziabile. Ma quando i nostri occhi si apriranno? Quando non vedremo più come attraverso uno specchio? Ogni giorno dobbiamo ricominciare daccapo, raccogliere i cocci della nostra anima inquieta, sperimentare la povertà del cuore quando batte solo per se’ e forse, solo allora, quando avremo superato la prova del crogiuolo, le piccole pagliuzze d’oro torneranno a splendere e ad avere un prezzo straordinario. Quello che il Creatore ha pensato per ciascuno di noi.
    Grazie del caffè ☕️

  2. Come diceva Jorge Luis Borges “La cecità è una forma di solitudine”…
    La cecità morale ci attanaglia da sempre e ci impedisce di guardare e renderci conto che dietro quella “cortina lacrimogena” causata dai nostri fantasmi, dalle nostre paure, dalle nostre debolezze e dai nostri egoismi c’è un mondo variopinto di tante cose belle, un trampolino di lancio per poter vivere bene…tutti noi, chi più chi meno, pecchiamo di questa cecità purtroppo 😔

  3. In risposta alla “cecità” imperante ecco come in altre parti del mondo si comportano…
    Buddisti, induisti, jainisti e sikh osservano diverse usanze legate a Diwali. La festa di Diwali celebra la vittoria della giustizia e il trionfo della luce sulle tenebre spirituali.
    Per induisti e jainisti Dewali è la celebrazione della vita e l’occasione per rinsaldare i legami con familiari e amici.
    Il 4 novembre 2021 si è celebrata questa festa.

    DIWALI
    Nei luoghi del tempo,
    templi gremiti di
    svolazzanti auree sognanti.
    Fiori in festa,
    tripudio di euforiche danze,
    unione condivisa di corpi ed anime.
    Focolari illuminati
    dal tepore di luce
    dolce come il miele.
    M.F.

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