Quando un responsabile della Protezione Civile invoca gli “squadroni della morte”

Due giorni fa, Calligaris, il consigliere leghista  della Città di Trieste, ha detto che
“sparerebbe ai migranti”, poi sempre ieri un dipendente comunale di Grado un certo Felluga, responsabile niente meno che della Protezione Civile ha invocato gli “squadroni della morte e forni crematori” sempre a sfavore dei migranti.

Notizie, che apprese all’ora di pranzo, ti chiudono lo stomaco e ti fanno piangere di rabbia dentro e l’unica cosa che ti resta fare è condividere con i tuoi amici l’indignazione che provi. Ma cio che più aggrava la situazione è la normalizzazione, l’abitudine a questo tipo di linguaggio verbale violento nei confronti dell’altro. Infatti, proprio la ripetizione massiccia di commenti e slogan pieni di odio generano massicci e aggressivi scontri sociali tra poveri e altri poveri. Lo sapeva bene il Manzoni che diceva «i provocatori, i soverchiatori, tutti coloro che, in qualunque modo, fanno torto altrui, sono rei, non solo del male che commettono, ma del pervertimento ancora a cui portano l’animo degli offesi».

E trovare un argine a questa deriva culturale e disumana risulta difficile, impossibile. Perché l’abitudine ha generato assuefazione, sviluppando un certo tipo di resistenza, metabolizzando ben volentieri odio, rancore e morte.

Perció al momento non ci resta che fare il “lavoro sacro della resistenza” per la difesa della vita umana, dell’uguaglianza e della libertà. Può sembrare difficile da tradurre, ma è il compito che ci spetta per garantire a noi e alle future generazioni un paese vivibile. Costi quel che costi!


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