Scienziato e poeta, epistemologo e critico letterario, tra le pieghe della ‘materia’ umana

Non sono molte  le figure del pensiero del primo Novecento che si sono confrontate contemporaneamente con i due mondi presenti nell’uomo, quello della ragione scientifica  e di chi pensa con i numeri e quello della poesia e di chi pensa con le metafore, anche perché i lavori di autori come Ernst Cassirer e Pavel Florenskij, incentrati  sul ruolo mediatore del simbolo, non erano ancora pienamente entrati nel circuito delle idee; e ancora meno sono stati i pensatori che hanno cercato di dare il dovuto senso teoretico ed antropologico nello stesso tempo a quelle vere e proprie ‘esplosioni intellettuali’, come sono state definite sia prima le geometrie non euclidee e dopo le dottrine relativistiche e quantistiche da una parte e la psicoanalisi e il movimento surrealista dall’altra. Tali irripetibili eventi culturali raramente sono stati colti in un’ottica d’insieme in quanto richiedevano  una abiura completa delle categorie interpretative sino allora in uso, come dirà negli anni ’30 Gaston Bachelard (1884-1962) che non a caso si è abbeverato in maniera costante alla loro fonte,  considerata vera e propria ‘fonte di Siloe’ nel senso biblico del termine.

Non sarà dunque un caso se Bachelard darà vita ad un pensiero che, nutrendosi di quelli che chiama ‘contenuti vitali’ presenti nelle scienze e nella poesia  contemporanee, si articolerà sino agli anni ’60 in due percorsi distinti, apparentemente lontani tra loro ma complementari sino a dare adito ad una falsa interpretazione della sua figura e cioè all’esistenza reale di ‘due Bachelard’; questo perché in base a certi pregiudizi ancora in voga, si ritiene incompatibile il fatto che una stessa persona possa aver dato insieme dei contributi fondamentali a settori così distanti come l’epistemologia e la critica letteraria. Infatti, i suoi scritti  da una parte sono opere di filosofia della scienza, diventati sia pure dopo alterne vicende punti di riferimento nell’intera letteratura epistemologica in quanto fra le altre cose, come dice Edgar Morin, è stato dato il giusto rilievo alle problematiche della complessità, e dall’altra hanno portato allo sviluppo di una critica letteraria non comune con una vera e propria teoria dell’immaginario; questo ‘secondo Bachelard’,  che ha attirato  più attenzione,  in parte ha offuscato quello relativo alla scienza, per la capacità di far comprendere le logiche del mondo della rêverie e di come essa è stata all’opera in  figure e momenti del mondo poetico a partire da Baudelaire sino a quella particolare figura che è stata Lautréamont,  al simbolismo di Mallarmé e al movimento surrealista e non solo, come ad esempio l’esperienza umana e poetica di Dino Campana.

Ma la letteratura critica più recente  ha superato questo stadio della separazione netta tra i ‘due Bachelard’ anche grazie ad una maggiore attenzione alle stesse indicazioni avanzate nelle sue opere dove si definisce innanzitutto un ‘filosofo anabattista’ proprio per la presa d’atto che per capire quello che chiama l’esprit della scienza contemporanea e quello della coeva poesia, è ritenuto necessario azzerare le categorie concettuali in uso per far fronte alla profondità e alla complessità dell’uomo, essere che oscilla continuamente tra ragione e sogno, tra il suo essere ‘diurno’ e l’essere ‘notturno’, tra rigore e immaginazione; tutto il suo sforzo è stato indirizzato a dare loro un nuovo significato sino a modificare a volte in maniera radicale lo stesso linguaggio filosofico e scientifico e quello in uso negli studi di critica letteraria creando così di fatto una contaminazione reale tra  la cultura scientifico-epistemologica e quella letteraria anche grazie all’uso euristico di alcuni concetti tratti sia dalla psicoanalisi freudiana  che dalla versione junghiana applicati nei due ambiti.

Non è dunque un caso se, ad esempio, Bachelard ha chiamato il suo nuovo razionalismo, basato sulle rivoluzioni in atto nelle scienze del primo Novecento, ‘surrazionalismo’ sulla scia del mondo surrealista, oltre a introdurre nello studio del cruciale momento della scoperta scientifica il fondamentale concetto di rêverie, però matematizzante e estremamente astratto in questo ambito; ma tale concetto viene ripreso  dalle  quasi contestuali profonde analisi sulla creazione poetica e sulla immaginazione onirica incentrate sulla ‘psicoanalisi del fuoco, dell’aria, dell’acqua e della terra’. Tali ricerche  sfoceranno in una originale teoria dell’immaginario, i cui strumenti messi in atto sono diventati punti di riferimento  in molta parte della critica letteraria più recente, anche se tale aspetto del suo pensiero in parte lo ha screditato negli studi di filosofia della scienza per il modo ritenuto ‘poetico’ e non analitico e poco ortodosso di affrontarne i problemi.

Dalla presa d’atto della presenza nell’uomo di questi due mondi che seguono logiche diverse pur convivendo insieme, Bachelard arriva a definirsi ‘filosofo delle 24 ore’ per dare loro voce e per ‘comprendere l’atto stesso del divenire dello spirito’; e la sua epistemologia, a contatto con la realtà dell’immaginario e della rêverie operante in particolar modo nelle espressioni artistiche dove la stessa materia prende nuove forme, si trasforma in antropologia, in una teoria integrale dell’uomo, allargando i suoi ‘circuiti’: “occorre che lo spirito umano, senza categorie preliminari, moltiplichi i suoi circuiti, giri senza posa intorno alla varietà della materia per giungere a comprendere questa varietà. Allora lo spirito umano domina questa varietà e subito, paradosso della tecnica umana, lo spirito incomincia ad accrescere la pluralità delle materie naturali’. Con altre parole e immerso nelle logiche polivalenti e polifoniche dello spirito umano e vivendone contraddizioni e diversità, Bachelard dà voce ad una certa modalità d’essere del pensiero complesso che, sfuggendo da ogni semplificazione  imposta da ‘categorie preliminari’, è un pensiero ouvert a più dimensioni, un ‘flusso di pensiero’ per usare un’espressione di William James (1842-1910), dove è impossibile fissare a priori  confini e bordi  e bisogna attraversarle per intero per arrivare a darne senso; come tale permette la moltiplicazione dei ‘circuiti’, teorici ed esistenziali insieme,  da mettere in atto per prendere atto della ‘varietà’ del reale.

Bachelard, vivendo tra le pieghe della ‘materia’ umana e tra le sue rugosità  che prendono la strada sia della  scienza che della poesia, si è fatto ‘scienziato’ (savant) e poeta, epistemologo e critico letterario sino a delineare in Il nuovo spirito scientifico, opera del 1934, quella che chiama ‘ontologia del complementare’, cioè della presa d’atto della loro esistenza e dei modi  dello spirito umano di darsi strutture diverse; e assegna alla filosofia il compito primario di lavorare ad una  visione d’insieme di questi due mondi, convinto sulla scia di James, che pur sembrando ‘in superficie separati’, come sono sembrati tali a filosofie sia di origine cartesiana che strettamente empiristiche, sono in realtà ‘collegati nel profondo’. Il vero scienziato, il vero poeta  ed il vero filosofo sono voci polifoniche di tali profondità e  complementarità, orientate a fare in modo che gli strazi provocati da una loro scissione possano rivelarsi dannosi.


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Mario Castellana
Mario Castellana, docente di Filosofia della scienza presso l’Università del Salento e di Introduzione generale alla filosofia presso la Facoltà Teologica Pugliese di Bari, è da anni impegnato nel valorizzare la dimensione culturale del pensiero scientifico attraverso l’analisi di alcune figure della filosofia della scienza francese ed italiana del ‘900. Oltre ad essere autore di diverse monografie e di diversi saggi su tali figure, ha allargato i suoi interessi ai rapporti fra scienza e fede, scienza ed etica, scienza e democrazia, al ruolo di alcune figure femminili nel pensiero contemporaneo come Simone Weil e Hélène Metzger. Collaboratore della storica rivista francese "Revue de synthèse", è attualmente direttore scientifico di "Idee", rivista di filosofia e scienze dell’uomo; come nello spirito di "Odysseo" è un umile navigatore nelle acque sempre più insicure della conoscenza.

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