“…e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia”

È morto Rutger Hauer a 75 anni. Non mi imbarazza confessare che lo conosco poco come attore. Il mio cuore di cinefilo si è fermato accanto a lui, incontrandolo poche altre volte fortuite, guardandolo nella parte del replicante poetico e ribelle di Blade Runner che non si rassegna a morire, estasiato e abbagliato da quel poco di vita che gli è stata regalata da un ingegnere. Gli altri uomini, personaggi del film, sprecano la propria esistenza dando la caccia a chi ama più di loro, corrono, sparano, uccidono senza pentirsi. L’anima sembra imprigionata in un giocattolo con un pila interna, metafora di una malattia che non si può vincere, si esaurisce con la bellezza stretta, fugace, la colomba, tra le mani. La magnifica, straziante al sax, colonna sonora è di Vangelis. Non un Oscar a chi avrebbe meritato perché Hollywood non era preparata a quel tipo di emozioni, viveva e vive di una particolare luce propria che temeva e teme l’ombra dei piccoli miracoli.

Il suo agente Steve Kenis alla rivista Variety ha precisato che la morte è avvenuta il 19 luglio nella sua casa olandese ma che il funerale si è svolto solo ieri 24 luglio. Senza di lui il film di Ridley Scott accanto a Harrison Ford, non sarebbe ricordato, me ne prendo la responsabilità. Perché? L’idea di afferrare e accarezzare una colomba è stata sua; sua anche, non prevista dalla sceneggiatura, la frase: “…e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia“. È la parte finale di uno dei monologhi più belli della storia del cinema, lo ricordate?

Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. È tempo di morire“.

Cresciuto ad Amsterdan, figlio d’arte, i genitori entrambi attori di teatro. Debutta a Hollywood grazie alla stima e amicizia di Sylvester Stallone come cattivo nel film del 1981 I falchi della notte ma, come immaginate, è grazie al ruolo del replicante Roy che diviene famoso. È stato anche, memorabile e bravo come sempre, il nobile guerriero Etienne Navarre in Ladyhawke vicino la dolcissima Michelle Pfeiffer.

Ha lavorato  due volte con il regista Ermanno Olmi nella  La leggenda del santo bevitore e Il villaggio di cartone

Non ho altro, il resto potete leggerlo nella grande rete che sa tutto di tutti.