
La Commedia del governo gialloverde, capi in testa Salvini e Di Maio, è alla frutta, anche se non cadrà domattina. Il colpo di coda di Giggino il birraio ha qualcosa di surreale, a parte la sua propria incompetenza e quella dei suoi stellati. A forza di denunciare tutti, di usare le Procure della Repubblica come tribunale del popolo, Giggino è arrivato a minacciare denuncia anche contro il governo del quale è vice-premier aggiunto al fantasma Conte, cioè contro se stesso.
E qui il cerchio si chiude. La manovra del popolo cosiddetta contiene infatti un dono speciale, non solo agli evasori seriali, ma anche ai riciclatori di danaro sporco, mafiosi, malavitosi e camorre varie. Festeggiato sul balcone di Palazzo Chigi come la fine del Vecchio mondo corrotto e abusivo, il manovrone è peggio di quanti ne abbiano varati tutti i governi messi insieme dal 1948.
Ora, una legge finanziaria sulla quale hanno occhi puntati l’Europa, i mercati e il mondo intero è stata evidentemente trattata come ordine del giorno senza valore, se non nel titolo roboante che serve per i giornali, per i talk-show e per i gonzi. Basta privilegi, basta vitalizi, basta pensioni d’oro, basta tutto, e nessuno dei ministri e sottosegretari si avvede che non basta per i mafiosi. Fantastico. La Lega tace e mantiene la calma, si rimedierà, visto che il comma “prima i mafiosi” è stato scoperto. Giggino cade nella trappola e riapre il palchetto della campagna elettorale. Andrà in Procura, minaccia, ma non fa nomi, fa solo ipotesi di manine e manone che non esistono, se non la sua. Ecco, se avesse un po’ di cervello, Di Maio si autodenuncerebbe per lampante incapacità. Si dimetterebbe perchè firma cose che non legge o che, anche se legge, non capisce. Fa l’ennesima figuraccia, ma stavolta non la fa a in tv senza contraddittorio, la fa in contraddittorio con se stesso. Un giapponese, al suo posto, avrebbe fatto un bel harakiri, lui invece zompetta come un grillo (nomen homen) e minaccia il resto del mondo.
In un Paese civile e consapevole, che non è il nostro, il popolo truffato da quelli del Popolo sfilerebbe sotto Palazzo Chigi e si fermerebbe ad aspettare le dimissioni del ministro, con tante scuse. Ma, siccome, questo Paese è ormai la caricatura di una democrazia seria, non succederà nulla. Di Maio farà lo “stralcio” alla cazzata, Salvini sarà impegnato a scassare l’Europa, e i grillini festeggeranno il governo, il loro governo, denunciato alla Procura per truffa e favoreggiamento dei mafiosi. Conte, l’Avvocato degli italiani, non pervenuto. Poi faranno il sondaggio e Di Maio avrà perso sì e no mezzo punto. Quante denunce alla Procura contro se stesso dovrà cumulare il birraio per tornarsene allo stadio San Paolo. Basterà un numero di figuracce equivalente a tutte le figurine Panini? Ai posteri con quel che segue.


























