La cultura anglosassone seppe rendere quest’arte una forma di cultura molto popolare anche tra le classi meno abbienti

Nella Nazione, che più di altre ha fatto della cultura, insieme al commercio mondiale, un cavallo di Troia per diffondere la propria lingua, il teatro elisabettiano fu certamente il più importante fenomeno artistico dell’Inghilterra rinascimentale, non solo per la sua elevata qualità.

Esso celebrava il mondo anglosassone, i suoi re e le sue regine, fornendo una mitologia comune a un’intera Nazione. Questo teatro non era solo appannaggio delle upper classes, ma aveva anche un risvolto popolare, così da essere frequentato da nobili, borghesi, artigiani, operai e contadini: ogni classe sociale e ogni singolo spettatore si divertiva a proprio modo.

Le nuove opere teatrali, che andavano via via affermandosi, sono state il risultato di cambiamenti delle condizioni sociali. Inizialmente, le compagnie di attori si esibivano nei cortili delle locande di Londra, ma, verso il 1574, le esibizioni pubbliche furono bandite dal governo della città: i drammi furono considerati dai cittadini un disturbo per la città e altamente immorali dai puritani. In pochi anni furono costruiti molti nuovi teatri pubblici all’aperto: inizialmente a nord della capitale inglese (the Theatre e the Curtain) e poi a sud del Tamigi, a Bankside: the Rose, the Swan e the Globe. Quest’ultimo era il teatro della compagnia di Shakespeare. I prezzi variavano in base alla posizione occupata dagli spettatori: si pagava un penny per entrare nel teatro e sostare nell’area che circondava il palcoscenico, restando in piedi.  Gli spettatori erano chiamati “groundlings”, cioè persone sul pavimento. Per un altro penny, invece, gli spettatori avevano accesso alle gallerie che circondavano il teatro, dove c’erano i posti a sedere. Ce n’erano anche alcuni sul palcoscenico, che costavano di più, per quanti che volevano assistere alla recitazione da vicino, così da essere visti dal resto del pubblico.

Gli spettacoli teatrali erano recitati nel pomeriggio e gli effetti speciali erano ottenuti grazie a trucchi elementari, come il trasporto di torce per indicare che la scena si stava svolgendo di notte. Gli attori erano in stretto contatto con il pubblico, che si muoveva, si chiamava a vicenda, litigava, mangiava e beveva. Il continuo scambio tra attori e spettatori e la qualità composita del pubblico, spiegano l’atmosfera unica dei teatri pubblici elisabettiani. Le recitazioni erano così popolari che questo ha portato a un cambiamento nelle condizioni degli attori. Questi furono classificati, secondo la legge del tempo, come “vagabonds”, tanto da esser loro proibito di esibirsi in pubblico. Per questo motivo si affidarono alla protezione di qualche nobile o addirittura del re o della regina. Indossavano le livree dei loro nobili padroni (disegni o colori) e le loro compagnie ne prendevano il nome. Le compagnie teatrali a cui apparteneva ad esempio Shakespeare, erano conosciute come The Earl of Leicester’s Men, The Lord Strange’s Men, The Lord Chamberlain’s Men e, sotto re James I, The King’s Men. Gli attori si esibivano spesso a corte o per famiglie nobili, specialmente durante i rigidi inverni anglosassoni. Una peculiarità da ricordare del dramma rinascimentale è che tutti i ruoli femminili erano interpretati da giovani vestiti da ragazze o donne, una tradizione che, in una certa misura, è durata in Inghilterra fino alla fine del 19° secolo e talvolta viene ripresa anche oggi.  Il teatro ha fornito anche una potente metafora della divisione dell’Inghilterra all’inizio del 17° secolo, dopo la morte di Elisabetta. Mentre, in precedenza, le sale erano frequentate da tutte le classi sociali, ora c’era una netta divisione tra i teatri pubblici all’aperto e quelli privati.  Gli spettacoli destinati principalmente alla nobiltà venivano eseguiti solo nei palazzi dei nobili o a corte.  Le classi inferiori e superiori non facevano più parte dello stesso pubblico. Nel mezzo c’era la classe media puritana, che considerava il teatro come un luogo di perdizione.  Pertanto, sul finire di questo secolo, assistiamo ad una forte differenziazione del pubblico, che assisteva agli spettacoli teatrali, prima soltanto accennata, così da rendere questo genere di arte molto meno diffuso rispetto a ciò che avvenne nei secoli a venire.


Fonteteatro inglese
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Francesco Maria Cassano
Nato a Bari nel 2003, vive e frequenta il Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” a Bisceglie. Si definisce un amante delle materie scientifiche, pratica il calcio amatoriale e l’attività fisica e tifa per il Milan, per il quale nutre una autentica venerazione. Ama il mare e la campagna, il buon cibo e la vita all’aria aperta. Musicalmente preferisce ascoltare brani italiani, in special modo quelli di Ultimo e Tommaso Paradiso, ma ascolta anche brani stranieri, come quelli di Shawn Mendes e Bruno Mars. Non rinuncia mai ad una serata in compagnia di amici, specie se sono quelli con i quali è facile parlare di sport ma anche di belle ragazze e di altri piaceri come quelli de la bonne vie. Desidera viaggiare e visitare in particolare le città d’arte. Scrive per esternare le sue passioni.