…ad oggi a quattro ruote solamente in macchina

Negli anni ’80 la bicicletta non era soltanto un mezzo di trasporto. Era libertà, amicizia, scoperta. Era il nostro passaporto per il mondo.

Passavamo i pomeriggi a sfidarci a chi riusciva a percorrere più metri impennando su una ruota. Le nostre piste ciclabili erano gli enormi spazi davanti alla Scuola Media Manzoni, gli stradoni della Maternità, i quartieri di Andria che allora sembravano immensi come continenti. Da quelle strade è iniziata la mia avventura: proprio lì, dove ho trascorso anche i primi anni della mia vita.

Poi si partiva. Boschetto, Madonna dei Miracoli, Santissimo Salvatore, San Valentino, Barletta passando dalla Via Vecchia, Castel del Monte. Non c’erano smartphone, navigatori satellitari o applicazioni che indicassero la strada. Eppure, riuscivamo sempre a tornare a casa prima del tramonto, con le ginocchia impolverate e la sensazione di aver vissuto una giornata indimenticabile.

La bicicletta era il nostro modo di conquistare il mondo, un chilometro alla volta.

Con il passare degli anni, però, qualcosa è cambiato. Le città si sono riempite di automobili e molti di noi sono passati dalle due ruote alle quattro. Oggi spesso accendiamo il motore anche per percorrere poche centinaia di metri. Il traffico, la fretta e la mancanza di percorsi sicuri hanno lentamente allontanato la bicicletta dalla vita quotidiana, almeno in molte città del Sud Italia.

Eppure, esistono luoghi che dimostrano che un altro modo di vivere è possibile.

Ho avuto la fortuna di trascorrere del tempo nelle isole Gili, in Indonesia. Appena arrivato ho capito che lì il tempo scorre in maniera diversa. Le automobili quasi non esistono. Le persone si muovono a piedi, in bicicletta o con piccoli carri trainati da cavalli. Si pedala accanto al mare, tra palme e tramonti meravigliosi, ascoltando soltanto il rumore del vento e delle onde. In quei momenti si comprende come la bicicletta non sia una rinuncia, ma un privilegio.

Anche in Europa qualcosa si sta muovendo nella stessa direzione. Le greenways, le vie verdi realizzate recuperando vecchie ferrovie dismesse e antichi tracciati, stanno restituendo vita a luoghi dimenticati. Vivendo in Spagna ho visto crescere queste infrastrutture anno dopo anno. Sono percorsi che recuperano pezzi di storia e li trasformano in strade per il futuro. Tracciati che un tempo servivano a trasportare minerali e merci e che oggi portano persone, sogni e nuove opportunità.

Laddove passavano locomotive e vagoni, oggi pedalano famiglie, sportivi e viaggiatori provenienti da tutto il mondo. Le vecchie stazioni diventano punti di incontro, piccoli musei o luoghi di ristoro. È la dimostrazione che il recupero del passato può generare un futuro migliore.

In molti paesi si costruiscono piste ciclabili galleggianti sull’acqua, percorsi sospesi lungo le montagne e reti che collegano città, parchi e siti culturali. Noi stessi possediamo un patrimonio storico, artistico e paesaggistico straordinario. A volte non ci rendiamo conto che quel piccolo esercito di cicloturisti che attraversa il mondo alla ricerca di nuove strade rappresenta un’enorme opportunità economica e culturale. Basterebbe immaginare, e poi realizzare, una rete di percorsi che colleghi i nostri luoghi più belli.

E allora mi viene in mente Vasco Rossi quando canta T’immagini. Dopo aver viaggiato e visto realtà diverse, mi verrebbe da dire:

“T’immagini se fosse sempre domenica. T’immagini se fossimo davvero liberi di muoverci senza traffico, senza rumore, senza fretta. Ti porterei in città attraversate da piste ciclabili, tra campagne, mare e montagne, ho comprato la bicicletta apposta!”

Guardando al futuro, forse non torneremo tutti ad impennare “abbasc a la Manzoun (lingua andriese)” come facevamo negli anni Ottanta. Forse non passeremo più interi pomeriggi rincorrendo il sole fino al tramonto. Ma possiamo immaginare città più vivibili, aria più pulita e strade dove bambini, giovani e anziani possano tornare a pedalare in sicurezza.

La bicicletta non è soltanto un mezzo di trasporto all’interno di un viaggio intermodale tra casa, autobus, treno, scuola o lavoro. È una filosofia di vita. È il piacere di rallentare. È il modo più semplice per sentirsi parte del paesaggio anziché semplici spettatori.

Dalle impennate della nostra infanzia alle moderne vie verdi, il filo rosso rimane sempre lo stesso: la voglia di libertà e di viaggiare.

E forse il vero progresso non sarà costruire automobili sempre più veloci, ma ritrovare il tempo di pedalare guardando cio’ che ti circonda.

P.S. Da bambino riuscivo a percorrere quasi cinquecento metri impennando su una ruota. Oggi probabilmente non ci riuscirei più. Ma ogni volta che salgo in bicicletta provo ancora la stessa identica sensazione di allora: quella meravigliosa illusione che il mondo sia tutto davanti a me.

Vito D’Avanzo