È con lo spirito che si scrive la vita psichica e fisica del corpo, il quale, nella piena redenzione, risorge nella carne

Un quadro di Raffaello, chiamato “La scuola di Atene”, rappresenta, tra i vari filosofi, Platone, riconoscibile dal dito che indica il cielo. Quel segno si rifà alla filosofia platonica che afferma l’esistenza di un mondo altro, perfetto, dal quale discende ogni cosa. Per il fatto che il mondo “reale” era fatto di imperfezioni e limiti, Platone aveva intuito che ce ne fosse uno autentico, ideale, da cui ogni cosa esistente traesse origine. In altre parole tutto l’esistente sarebbe copia imperfetta dell’originale, il cosiddetto mondo delle idee o anche iperuranio.

Questa idea di fondo, mai abbandonata dal pensiero filosofico anche moderno, la si trova nella cinematografia più volte; basti pensare a Matrix, dove il mondo “reale” è frutto di algoritmi. Platone spiega simbolicamente tale verità attraverso il mito della caverna. È vero e libero chi conosce la realtà, innalzandosi ad essa attraverso il pensiero, andando oltre le ombre della conoscenza che si fondano sull’apparente e sui sensi. Dovrebbe far molto pensare che il termine fenomeno, etimologicamente, in greco, deriva dal verbo apparire.

Oggi quella che definiamo conoscenza scientifica, è sostanzialmente conoscenza fenomenica, secondo il metodo moderno. La stessa filosofia e dottrina cristiana, non di rado ha attinto alla visione platonica e neoplatonica. In realtà bisogna fare dei distinguo importanti che, non di rado, causano equivoci. Per l’antropologia cristiana l’uomo è un tutt’uno di corpo, anima e spirito. Il dualismo corpo e anima per il quale il corpo è negativo, in quanto tomba dell’anima, non è una giusta concezione cristiana. Anima e corpo, per i cristiani, non sono mai separati.

È con lo spirito che si scrive la vita psichica e fisica del corpo, il quale, nella piena redenzione, risorge nella carne. Antropologicamente il corpo è spirituale e lo spirito corporeo. La cultura orientale, nelle sua millenaria tradizione, afferma che il mondo che viviamo non è quello reale, autentico, ma ingannevole. C’è sempre un rischio imperante, attingendo a tali dottrine, quello della fuga dal mondo. Equivoco questo che ha generato accuse, basti pensare al marxismo, anche al mondo cristiano. Nel linguaggio comune è entrato un termine interessante: l’ideale. L’ideale non è il reale, ma indica una tensione, un punto di arrivo. L’ideale fa migliorare, genera impegno, rafforzando il senso della fatica e trasformando la realtà.

Al di là delle idee, è oggettivo vedere come senza ideali il mondo imbruttisce e si ammala. Basti pensare alle questioni morali, ambientali, politiche ed antropologiche. Il tutto non può mai ridursi in ciò che si consuma o nell’economia. C’è una Verità che va oltre ciò che siamo o che abbiamo, ma dalla quale siamo abitati. Ideale non è fuga, ma impegno e fatica perché, come gli splendidi incompiuti di Michelangelo, la bellezza della vita merita l’impegno che non potrà mai portare ad una completa comprensione della verità ma, nella bellezza, alla pura e più alta contemplazione. È nella ricerca del vero che si giunge dunque a contemplare il bello, unità redentiva che armonizza il mondo. Il mondo va amato cercando in esso l’ideale possibile ed ogni ideale possibile trova già una presenza importante in questo mondo.


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Salvatore Sciannamea
Sacerdote della diocesi di Andria, attualmente sono fidei donum in Valle d’Aosta, ho conseguito la Licenza in Antropologia Teologica presso la Facoltà Teologica Pugliese “Regina Apuliae” di Molfetta. Autore di numerosi libri presso le Edizioni Sant’Antonio; collaboratore della Rivista Trimestrale di Teologia e Spiritualità “Jesus Caritas - Famiglia Carlo de Foucauld” e curatore della rubrica “Ripensare tra bellezza e verità” sul sito del mio paese d’origine: Canosaweb.it. Ogni martedì, pubblico sul mio canale youtube (https://www.youtube.com/channel/UCCgVJk1DCdYQhIeh9c6jmBQ) dei video-incontri di tipo culturale, spirituale e religioso, per riflettere ed interrogarsi sul senso della vita, sull'amicizia e la bontà.