Non reggendo più le ideologie, diventa difficile costruire aggregazione. Eppure, nella buona politica, le idee vengono prima e le persone vengono dopo.

Il mondo dei partiti è in ebollizione da anni, nel continuo tentativo di ridefinire i propri confini, perché le vecchie appartenenze non reggono più, forse a causa della debolezza del sistema ideologico.

Spesso i partiti, di fronte a un leader forte, sono costretti a fare un passo indietro o a mimetizzarsi. Quando manca un candidato forte, solo allora tornano in campo le logiche di schieramento. La figura egemonica del leader, comunque, sta caratterizzando anche la politica europea, basti pensare all’elezione di Macron in Francia e alla prolungata leadership della Merkel in Germania che non ha competitori. Nella stessa Gran Bretagna, la May sembra essere vincente proprio a causa della debolezza della leadership dei laburisti.

Purtroppo non reggendo più le ideologie, diventa difficile costruire aggregazioni sulla base di opzioni di tipo identitario. Allo stesso tempo, anche le aggregazioni di tipo programmatico non sono praticabili perché nessuno crede più che si possano fare seriamente dei programmi. Rimane soltanto la fiducia in una persona con il rischio di trasformare, come insegna Max Weber, il carisma di un leader in una forma di potere dittatoriale. Questo, calato in un sistema democratico, provoca solo contrapposizioni violente, perché centrate non sugli ideali, ma su una persona. L’uomo carismatico può essere utilizzato da una democrazia solo in alcuni momenti eccezionali come fecero gli inglesi con Churchill, durante il secondo conflitto mondiale, liquidandolo subito dopo nonostante la vittoria bellica. In regime di normalità il politico leader è solo un elemento di grave e pericoloso disturbo. Lo sapevano benissimo gli inglesi, che hanno inventato la democrazia; ma è anche confermato in Italia dall’esperienza berlusconiana e da un certo “Renzismo” rampante, al di là dei pregi e dei difetti dell’uomo.

Le elezioni non sono un assegno in bianco per il vincitore, autorizzato a decidere su tutto. In questo occorrerebbe una politica con meno potere…, anzi con un potere più condiviso tra le parti.

L’essere adatti a governare un Paese non è riducibile alla capacità mediatica. Inoltre non basta essere un uomo buono, popolare o ammirato per saper governare; ma occorre che la dimensione tecnica si saldi con una dimensione valoriale e progettuale, cioè con una dimensione ideologica.

Le ideologie politiche vanno tenute a freno e combattute, quando diventano soffocanti e prepotenti; ma vanno rispettate quando esercitano le loro funzioni, quando cioè attraverso di loro si chiarificano i diversi possibili modelli di sviluppo sociale e civile, tra i quali i cittadini sono chiamati a scegliere. Ecco perché, lontani dalle ideologie, vedo con preoccupazione certe proposte di aggregazioni che puntualmente emergono in prossimità di elezioni.

Viviamo in una società ferita soprattutto dalla disuguaglianza, dalla povertà, dalla mancanza di condizioni per una vita degna, dalla violenza diventata moneta corrente in tutte i contesti… Questa realtà “maneggiata” da leader populisti diventa pericolosa.

I populismi, sostiene il card. Bagnasco, sono il nemico delle nazioni, perché rischiano di essere una realtà autoreferenziale e pericolosa in quanto illudono la gente di avere soluzioni facili e immediate, e di partecipare attivamente alla vita politica, quando invece è il leader a gestire tutto. Però portano un’istanza che l’ampio mondo della politica, della società e della cultura deve prendere in seria considerazione e non snobbare: è il malessere della gente che a volte assume il colore della rabbia e del risentimento.

Il gesuita Francesco Occhetta de “La Civiltà Cattolica” propone tre parole chiave per rilanciare la vita politica: comunicazione, intermediazione e comunità. “Dobbiamo dare testimonianza di noi, non solo dire. Ciò che siamo vale più di ciò che diciamo. Gli insulti non sono argomenti. Bisogna avere rispetto delle idee altrui anche quando non le condividiamo”. L’intermediazione invece può essere, a suo avviso, antidoto contro i populismi, che “non vogliono più la mediazione della società. Il leader vuole parlare direttamente col cittadino bypassando le realtà intermedie”. Infine, padre Occhetta ribadisce l’importanza della comunità: “Abbiamo una grande potenzialità da offrire: la comunità si contrappone alla competizione e consente di rendere la vita dell’altro un valore aggiunto”.

Torniamo a riflettere sui problemi, senza aver paura dei loro risvolti ideologici, e a creare aggregazione e consenso sulle idee, prima ancora che sui singoli personaggi che dovrebbero attuarle. Nella buona politica, le idee vengono prima e le persone vengono dopo.