Un risultato ampiamente positivo, a differenza della contrazione avvenuta a livello mondiale, nell’annus horribilis della pandemia da Covid-19

Se c’è una cosa di cui l’Italia può sempre andare fiera è la solidarietà, formulata nelle sue molteplici varianti. Ebbene, in periodo di Natività è bello raccontare di un primato che ci inorgoglisce e ci fa ben sperare.

Nonostante la pandemia da Covid-19 che ha contrassegnato negativamente il 2020, presso l’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico“Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo è stato raggiunto il record di donazioni di latte umano donato, nonostante le media mondiale abbia, purtroppo, registrato un trend negativo.

Un risultato, per l’ospedale di San Pio, particolarmente rilevante, conseguito in occasione del decennale della nascita della Banca del Latte Umano Donato “Allattiamolavita”. Questa importante realtà clinica, fu voluta dieci anni fa dall’ex primario di Neonatologia Alberto Gatta. In questo lasso di tempo sono stati raccolti e donati oltre 3.000 litri di latte, da 760 donatrici che hanno permesso di alimentare circa 600 neonati prematuri. La Banca fa parte dell’Associazione Italiana delle Banche del Latte Umano Donato (AIBLUD), guidata dal professor Guido Moro, che ha come obiettivi primari quello di sostenere e promuovere l’allattamento e la donazione del latte umano e di incoraggiare l’attività di ricerca scientifica sul latte materno, con il fine ultimo di migliorare la salute dei neonati prematuri. In Italia sono attive 38 Banche: quella di San Giovanni Rotondo è una delle due presenti in Puglia, l’altra è a Bari, presso il Presidio Ospedaliero del “Di Venere”.

Secondo i dati resi noti dall’IRCCS “Casa Sollievo della Sofferenza”, nel periodo intercorso tra febbraio-maggio, quello, per intenderci, delle misure anti Covid-19 più stringenti, ben 15 donne hanno donato 91,25 litri. Rispetto alla media dei dati sulle donazioni alla Banca del Latte Umano Donato (BLUD) degli anni precedenti, il saldo è addirittura a favore dell’anno in corso. Infatti, nel 2019, nello stesso periodo, sono state reclutate 12 madri e sono stati raccolti solo 58,7 litri. Ed ancora, riferito al 2018, le donne donatrici sono state 10 ma avevano donato ben 119,5 litri. Va da sé che l’aumento di donatrici al di là della quantità di latte donato, sottolinei una importante sensibilizzazione delle neomamme verso questa particolare donazione.

 

Questi dati, pubblicati sul Journal of Pediatric and Neonatal Individualized Medicine (https://jpnim.com/index.php/jpnim/article/view/e100131) da una ricerca effettuata da valenti clinici, tra questi la dottoressa Pasqua Anna Quitadamo (medico di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale di Casa Sollievo)  hanno evidenziato che nell’UTIN di San Giovanni Rotondo le misure restrittive della scorsa primavera non hanno limitato affatto l’allattamento al seno né la donazione del latte materno.

«Siamo stati vicini alle madri che allattano e donano, fornendo un supporto costante da parte del personale della Banca del Latte e dell’Unità di Terapia Intensiva Neonatale, con consigli pratici e vicinanza psicologica -tiene a sottolineare la dottoressa Quitadamo-. L’aumento delle donazioni è stato un dato che ci ha sorpreso e nello stesso tempo riempiti di gioia, perché temevamo che la pandemia potesse impattare negativamente sull’attività della Banca. Siamo stati molto felici di vedere che la solidarietà non si sia interrotta».

Un altro importante risultato dalla Banca del Latte “Allattiamolavita” è stato ottenuto con la totale abolizione dell’uso del latte formulato per tutti i neonati prematuri di peso inferiore a 1.800 grammi. «Nella Terapia Intensiva Neonatale di San Giovanni Rotondo, nelle prime ore di vita del neonato, si avvia la minimal enteral feeding(alimentazione trofica non nutritiva) con il latte proveniente dalla Banca, che viene poi sostituito dal latte materno appena questo si rende disponibile, oppure, laddove non lo fosse, si prosegue con il latte donato -prosegue la dottoressa Quitadamo-. Questo perché è ampiamente dimostrato che il latte materno è una vera e propria miniera di nutrienti preziosi che concorre in maniera significativa al miglioramento della salute e della sopravvivenza infantile. Inoltre, nel nostro Istituto, grazie anche al latte della Banca, abbiamo azzerato dal 2012 i casi di enterocolite necrotizzante».

È questa una grave malattia intestinale del neonato, caratterizzata da danno e morte delle cellule intestinali.  Colpisce circa 1 neonato su 1000 nati vivi e l’età di insorgenza è compresa nelle prime due settimane di vita, con una variabilità in base al peso e all’età gestazionale alla nascita (è inversamente proporzionale).

Interessa per lo più i prematuri e si manifesta con sintomi come: alimentazione scarsa o assente, distensione addominale, ristagno gastrico, sangue nelle feci e vomito biliare. La diagnosi viene effettuata mediante esami strumentali (rx, ecografia) e di laboratorio (esami ematici ed esame delle feci). La terapia si basa sulla sospensione dell’alimentazione orale in favore di quella parenterale, sulla terapia antibiotica e, nei casi più gravi, sulla resezione chirurgica di tratti più o meno estesi di intestino. La prognosi è buona nella maggior parte dei casi, tuttavia l’enterocolite necrotizzante del neonato può costituire un grave pericolo per la vita.

«È stato dimostrato, per quanto accaduto nelle trascorse epidemie, che l’allattamento al seno rappresenta una delle prime misure cruciali da adottare in caso di emergenza, per le donne che ne hanno la possibilità –aggiunge il collega Antonio Villani, medico responsabile dell’Unità di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale-. Negli ultimi tempi, la Società Italiana di Neonatologia (SIN) ha confermato l’importanza delle Banche del Latte Umano, rassicurando le madri sulla sicurezza della donazione anche in questo periodo di pandemia. Il reclutamento delle donatrici avviene tra le mamme che partoriscono in Casa Sollievo della Sofferenza, che sono agevolate nel continuare a donare anche dopo il ritorno alla loro abitazione, grazie al servizio di raccolta a domicilio messo a disposizione dall’Ospedale».


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Francesco Maria Cassano
Nato a Bari nel 2003, vive e frequenta il Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” a Bisceglie. Si definisce un amante delle materie scientifiche, pratica il calcio amatoriale e l’attività fisica e tifa per il Milan, per il quale nutre una autentica venerazione. Ama il mare e la campagna, il buon cibo e la vita all’aria aperta. Musicalmente preferisce ascoltare brani italiani, in special modo quelli di Ultimo e Tommaso Paradiso, ma ascolta anche brani stranieri, come quelli di Shawn Mendes e Bruno Mars. Non rinuncia mai ad una serata in compagnia di amici, specie se sono quelli con i quali è facile parlare di sport ma anche di altri piaceri come quelli de la bonne vie. Desidera viaggiare e visitare in particolare le città d’arte. Scrive per esternare le sue passioni.

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