“Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia” (Mt 7, 24-25)

La riflessione di questa settimana prende avvio non dalle parole di qualche scrittore, bensì da uno stralcio che è possibile trovare nel “grande codice della cultura occidentale”, quale la Bibbia.

In particolare queste parole sono poste dall’evangelista Matteo al capitolo 7 del suo vangelo sulle labbra di Cristo, immediatamente dopo il discorso della montagna.

E tale pericope evangelica è molto significativa perché pone in evidenza un domanda essenziale ed esistenziale, alla quale l’uomo – volere o volare – non può sottrarsi, una domanda peraltro che spesso consapevolmente o inconsapevolmente si ripresenta innanzi: che cosa conta di più nella vita? O meglio ancora: su cosa o su chi fondare la propria vita?

In una sola battuta: come rendere la propria esistenza piena, felice e duratura?

Ed ecco che la Sacra Scrittura, il Libro dei libri, attraverso questo stralcio breve ma intenso cerca di dare una risposta, una storia, un destino, un aiuto, un amore, un fine e lo propone attraverso la parabola e la metafora, che sono il “linguaggio della sorpresa”.

La Sacra Scrittura è considerata dai cristiani uno scrigno prezioso, ma che il più delle volte l’uomo ha paura di aprire per paura che si sciupi.

Invece, come affermava San Girolamo: “La Sacra Scrittura va amata. Ama la Sacra Scrittura e la saggezza ti amerà; amala teneramente, ed essa ti custodirà; onorala e riceverai le sue carezze. Che essa sia per te come le tue collane e i tuoi orecchini”.

Tornando al brano matteano proposto, vediamo come Gesù attraverso il linguaggio parabolico parla di una casa. Nel cuore di ogni uomo c’è il desiderio di una casa, una casa propria, che sia solida, nella quale non soltanto si possa tornare con gioia, ma anche con gioia si possa accogliere ogni ospite che viene. È la nostalgia di una casa nella quale il pane quotidiano sia l’amore, il perdono, la necessità di comprensione, nella quale la verità sia la sorgente da cui sgorga la pace del cuore. Questa nostalgia non è che il desiderio di una vita piena, felice, riuscita.

Questa casa – affermava il papa emerito Benedetto XVI commentando proprio tale brano neotestamentario – è la “casa della vita”.

E, allora, spontanea sorge la domanda: come costruire questa casa chiamata vita?

Gesù esorta a costruire sulla roccia. Soltanto così infatti la casa non crollerà.

Ma che cosa vuol dire costruire la casa sulla roccia? Costruire sulla roccia vuol dire prima di tutto: non costruire sulle sabbia delle provvisorietà o peggio ancora sulle sabbie mobili delle cose che passano, ma costruire su Cristo e con Cristo. Gesù dice: “Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia” (Mt 7, 24). Non si tratta qui di parole vuote dette da una persona qualunque, ma di ascoltare Gesù. Non si tratta di compiere una cosa qualsiasi, ma di compiere le parole di Gesù.

Costruire su Cristo e con Cristo – affermava ancora Benedetto XVI- significa costruire su un fondamento che si chiama amore crocifisso. Vuol dire costruire con Qualcuno che si china costantemente sul cuore ferito dell’uomo e dice: “Non ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più” (cfr Gv 8, 11).

Costruire su Cristo vuol dire fondare sulla sua volontà tutti i propri desideri, le attese, i sogni, le ambizioni e tutti i propri progetti.

Costruire sulla roccia significa allora anche costruire su Qualcuno che è stato rifiutato. San Pietro parla ai suoi fedeli di Cristo come di una “pietra viva rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio” (1 Pt 2, 4). In queste parole c’era la consapevolezza che proprio lui, scartato dai potenti convinti di essere in grado di costruire la storia, sarebbe stato quella piccola pietra che regge la volta delle vicende umane.

Il fatto innegabile dell’elezione di Gesù da parte di Dio però non nasconde il mistero del male, a causa del quale l’uomo è capace di rigettare Colui che lo ha amato sino alla fine. Questo rifiuto di Gesù da parte degli uomini, menzionato da san Pietro, si protrae nella storia dell’umanità e giunge anche ai nostri tempi. Non occorre una grande acutezza di mente per scorgere le molteplici manifestazioni del rigetto di Gesù, anche lì dove Dio è onorato e celebrato. Più volte Gesù è ignorato, è deriso, è proclamato re del passato, ma non dell’oggi e tanto meno del domani, viene accantonato nel ripostiglio di questioni e di persone di cui non si dovrebbe parlare ad alta voce e in pubblico.

Una fede forte deve attraversare delle prove. Una fede viva deve sempre crescere.

Costruire sulla roccia vuol dire essere consapevoli che si avranno delle contrarietà. Cristo dice: “Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono sulla casa…” (Mt 7, 25). Questi fenomeni naturali non sono soltanto l’immagine delle molteplici contrarietà della sorte umana, ma ne indicano anche la normale prevedibilità. Cristo non promette che su una casa in costruzione non cadrà mai un acquazzone, non promette che un’onda rovinosa non travolgerà ciò che per noi è più caro, non promette che venti impetuosi non porteranno via ciò che abbiamo costruito a volte a prezzo di enormi sacrifici. Cristo comprende non solo l’aspirazione dell’uomo ad una casa duratura, ma è pienamente consapevole anche di tutto ciò che può ridurre in rovina la felicità dell’uomo.

Un edificio costruito sulla roccia non equivale ad una costruzione sottratta al gioco delle forze naturali, iscritte nel mistero dell’uomo. Aver costruito sulla roccia però significa anche poter contare sulla consapevolezza che nei momenti difficili c’è una forza sicura su cui fare affidamento.

È questa forza e la pietra angolare della costruzione della vita per i cristiani è Gesù Cristo, figura che ha affascinato e provocato i lontani.

Una volta anche il filosofo latino Seneca nelle sue Lettere a Lucilio era ricorso all’immagine della pietra angolare, dichiarando: “È una sola pietra a reggere la volta: è quella che, incuneandosi tra i due lati inclinati, li tiene insieme. Perché un’aggiunta finale, così esigua, riesce a produrre effetti così grandi? Perché essa non aggiunge ma completa”.


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