Storia di un’Antigone dei nostri tempi…

Cara Carola,

permettimi di esprimere, con queste mie parole, un pensiero per te e per la nobile causa di cui ti sei fatta portatrice. Così tanta nobiltà, premiata con un arresto e il sequestro della nave di cui eri il capitano.

In un’intervista hai dichiarato la tua volontà di metterti a fianco di quanti non erano stati fortunati come te, come me. Ma sei stata giudicata come “una che non aveva nulla da fare a casa sua”. Ti dico, non farci caso: l’insulto non può che essere un complimento, se pronunciato da uno che, non avendo nulla da poter fare, ha constatato che l’unico modo per campare fosse fare il populista e farsi mantenere dal popolo italiano.

Ti si è presentata un’occasione di mettere in pratica le tue intenzioni, e non te la sei fatta sfuggire, salvando dalla morsa delle onde 42 disperati che null’altro cercavano se non una vita migliore. Il tuo compito era traghettarli verso il porto sicuro più vicino. E allora, perché tanta fatica per arrivare fino in Italia? Il porto sicuro ce l’avevi alle spalle. D’altro canto, per quale motivo non avresti dovuto considerare come porti sicuri quelli di uno Stato da anni piegato da niente più che una guerra civile come la Libia? E poi: i tuoi salvati sarebbero stati contenti di far ritorno nei favolosi “resort di concentramento” da cui provenivano.

Hai tentato di metterti in contatto con le autorità tunisine, per chiedere un porto sicuro, un attracco, un aiuto, senza avere alcuna risposta. E allora? Potevi entrare nelle acque territoriali tunisine senza che se ne accorgesse nessuno, chi se ne frega della sovranità della Tunisia. Ma basta che non ti venga in mente di fare rotta verso l’Italia, perché i suoi confini non devono essere varcati.

Ma alla fine hai deciso di andarci verso l’Italia, pensando che fosse la volta buona: i tuoi salvati avevano bisogno di soccorso immediato. Quale nefasta decisione! Hai turbato la quiete delle giornate dell’uomo che sollevava i rosari, che invoca la Madonna e i santi dell’Empireo, che non ha perso tempo di sollevare la sua spada e il suo scudo “per difendere i confini”, come Marco Aurelio contro i barbari che erano giunti sino ad Aquileia, e ha chiuso i porti in faccia alla tua nave negriera. Prima bisogna aiutare il popolo italiano, poi, se rimane qualcosa, possiamo pensare di far venire qualche “negro”, per Dio! E, a fronte di questo, ti saresti aspettata un’accoglienza a braccia aperte? Non c’è posto in Italia per altre 42 persone: già in 60 milioni si è oltre il limite, e il peso di altra gente farebbe sprofondare la penisola italiana negli abissi del Mediterraneo.

Pretendevano che portassi i tuoi salvati nel paese di ultima registrazione della tua nave, l’Olanda, anche se questo doveva comportare la circumnavigazione l’Europa e magari l’arrivo a destinazione dopo molti giorni di navigazione. E quindi? Sei stata 17 giorni ferma davanti a Lampedusa, a questo punto avresti potuto ammazzare il tempo e andare in Nord Europa, no? Eh, ma magari il carburante può non bastare: e quindi? Avresti dovuto pensarci prima. E poi, scusa, hai il tuo equipaggio e 42 persone a bordo: se dovesse terminare il carburante, che scendano a spingere!

Poi tu, ben cosciente delle conseguenze a cui andavi incontro, hai deciso di disobbedire al divieto di ingresso, hai voluto violare i confini, perché non si poteva più aspettare: c’era gente che voleva farla finita, quel caldo era insopportabile, i viveri scarseggiavano, e sul ponte la gente era costretta a muoversi entro il minimo spazio. Ma come ti sei permessa? Mica l’Italia è lo scemo del villaggio? Ah, se avessi violato lo spazio territoriale degli Stati Uniti, ti avrebbero già silurato e avrebbero sparato sui sopravvissuti! Questa ce la paghi, è intollerabile, perché, d’ora in poi, tutta l’Europa ci prenderà per fessi.

Ma a questo punto, visto che eri entrata, ti hanno fatto attraccare, anche se dopo che una lancia della Guardia di Finanza ha provato fino all’ultimo a tagliarti la strada, infilandosi tra la tua nave da 600 tonnellate e il molo, salvo sfilarsi all’ultimo momento e far sì che il Truce gridasse allo speronamento. Ora basta, hai superato il limite! Questo è un atto di guerra! All’armi, per i Savoia! È il momento buono per fare la guerra a quei burocrati del “club” con sede a Bruxelles, a cui versiamo 6 miliardi all’anno e ci vogliono “fare” la procedura d’infrazione perché dicono che il nostro debito è troppo alto per ridurre le entrate fiscali. Ma che ne sanno loro?

Sei stata gettata in pasto ai leoni da tastiera, coloro che vivono di pane e odio, portatori di ideologie che mai avranno il coraggio di estendere oltre lo schermo del loro smartphone. Te la sei cercata, mia cara, così impari. Avrebbero dovuto stuprarti a gruppi di 4 tutti quelli che hai salvato!

Ebbene, mia cara Carola, a parte l’ironia c’è ben poco da scherzare. Con le lacrime agli occhi e una notevole tristezza al cuore, ho assistito inerme agli avvenimenti che ti hanno coinvolto, alla disumanità che ti ha circondato, agli insulti che sei stata costretta a buttar giù, al calpestamento dei valori che mi hanno formato e che hai difeso, anche a costo di disobbedire a un ordine tassativo.

Alla luce di tutto questo, sarei curioso di sapere perché hai considerato questo Paese come porto sicuro. Non voglio darmi una risposta, ma ti ringrazio per la fiducia.

Non è questa la sede per discutere se sia giusto o meno disobbedire a un ordine ingiusto; ciò che credo è, però, che hai fatto la cosa più giusta: la dignità umana non è suscettibile di limitazioni dettate da qualsiasi interesse politico o economico.

Ah, dimenticavo. Un pensiero voglio dedicarlo ai Paesi che si sono espressi sull’accoglienza come diritto fondamentale e immodificabile: abbiano il pudore di tacere, perché la loro colpa non è minore della nostra!


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Giacomo Zingaro
Ho 22 anni, sono studente di Giurisprudenza all’Università di Trento, ma oltre al diritto coltivo altri interessi, in particolar modo per la storia e la musica. I miei hobbies preferiti sono la chitarra e la guida. Mi piace molto viaggiare, il che ben si addice alla mia voglia di conoscere e “curiosare”. Il motivo per cui scrivo? La scrittura allarga le frontiere della mente, la scrittura è confronto e condivisione, la scrittura è crescita, la scrittura è un viaggio nella conoscenza, proprio come la traversata di Odisseo nel Mediterraneo…

2 COMMENTI

  1. Caro Zingaro, vogliamo riparlarne tra una quindicina d’anni? Quando libero dai sogni tipici (e legittimi) della tua età, ti ritroverai ad essere homo politicus nella quotidianità del vivere e quando inserito nel mondo del lavoro produttivo e responsabile, scoprirai le ipocrisie di chi ti ha insegnato a sognare male. Scoprirai i cattivi maestri che ti fanno credere che l’azione di una ONG strumentale e potente, supportata economicamente da una comunità ricca e con interessi contrapposti ai nostri, sia un’azione umana e commovente. La capitana con i dreads è colpevole non solo di disubbidienza alle nostre leggi, ma ha mostrato di essere, come alcuni l’hanno già definita, una ragazza viziata che crede di poter far valere i suoi ideali contro un’intera comunità (e non contro il suo governo). Comunità che, comunque, esprimendosi liberamente ha scelto due volte di votare Salvini. Fermare la Sea Watch equivale a comunicare a quei potenti che la usano, che noi italiani non vogliamo essere partecipi dei questa di tratta di esseri umani che dall’Africa vengono deportati in Libia con l’inganno, poi, detratti di tutti i loro beni (o quasi) vengono accompagnati fino ad un certo punto nel mare, dove la criminalità organizzatrice di questa tratta sa già che qualche ONG se ne prenderà “cura” interessetamente.
    Vuoi continuare ad apprezzare la “comandante eroina” oppure vuoi vedere la realtà dei fatti? Potremmo impegnarci per impedire che forze criminali mettano quella gente sui barconi con l’inganno e la violenza. Ma per fare questo, occorre un impegno più concreto e più forte di quello del “sognatore” teleguidato dall’ipocrisia delle opposizioni politiche dell’attuale governo italiano.

    • Caro Labranca, alle volte i sogni alimentano la speranza: speranza che questa inutile e pericolosa deriva estremista che sta ammalando il popolo europeo sia sopraffatta da valori universali e ineludibili che hanno fatto parte della mia educazione e crescita morale, e che, nel mio percorso di studi, ho potuto analizzare e studiare nel dettaglio, dal punto di vista storico e giuridico.
      A parte tutto ciò, passiamo ai fatti. Lei mi dice che le ONG sono supportate economicamente da una comunità con interessi contrapposti ai nostri: quale? Su quali basi lei è certo di ciò?
      Lei dice che la “capitana con i dreads” è colpevole di disobbedienza alle nostre leggi: certo, ha disobbedito, e per questo potrà essere perseguibile secondo le norme dell’ordinamento italiano. Ma nella nostra Costituzione c’è una norma molto importante, l’art.10, secondo cui la Repubblica Italiana “si conforma alle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute”, e il diritto alla vita e alla dignità umana, così come anche il diritto alla salute, sono riconosciuti a livello internazionale. Il comportamento della capitana, a mio parere, potrebbe essere scriminato dall’art. 51 del codice penale, che impone la disobbedienza ad un ordine ingiusto. Si è parlato anche di mancata osservanza di ordini di nave da guerra, ma una lancia della GDF stento che possa essere classificata come tale. E inoltre, la comandante aveva il dovere di traghettare quella gente verso il primo porto sicuro, che, per sfortuna di Salvini, era quello di Lampedusa.
      Lei dice anche che la ragazza con i dreads è viziata, e crede di poter far valere i suoi ideali contro quelli della comunità italiana. Io credo che una ragazza viziata non si metterebbe al fianco degli ultimi, “perdendo le sue giornate” a salvare uomini in mezzo al mare, e i suoi ideali di solidarietà e salvaguardia della dignità umana dovrebbero essere riconosciuti anche dalla comunità italiana, a maggior ragione perché l’Italia, soprattutto molti secoli fa, è stata a suo modo “anticamera culturale” di questi valori. E ritengo una cosa gravissima che oggi il popolo italiano non sia educato a riconoscerli, e anzi, indirettamente, ci sputa sopra. E questo, purtroppo per me e per quanti la pensano come me, è il motivo per cui Salvini si trova, di fatto, a governare questo paese.
      Lei parla di collaborazione tra ONG e scafisti, e io le ripropongo la domanda: su quali basi è certo di ciò? E anche se fosse, farebbe la sua battaglia di disapprovazione sulla pelle di 40 disperati? Che colpa ne hanno loro, che, pur di scappare da guerre, carestie o altro, sono disposti a vendere l’anima al diavolo e affidarsi a dei porci trafficanti? Mi spiace, ma le battaglie politiche e la propaganda non devono sopraffare il diritto alla salute di quella gente. E allora lei mi risponderà: ma erano comunque in contatto con le autorità costiere perché venisse fornita loro assistenza medica. Giusto, ma che senso aveva che rimanessero al largo?
      Quelle persone DOVEVANO scendere, essere curate e rifocillate! Poi se mai Salvini avrebbe potuto chiamare in causa le altre potenze europee, e si sarebbero potute svolgere le procedure di identificazione e verifica dello status di rifugiato, che, secondo la legge, devono essere eseguite nel paese di primo approdo.
      Lei mi parla anche di impegno più concreto: bene, bisogna bloccare questa tratta all’origine, e l’unico modo per farlo sarebbe agire nei paesi africani. Con quali governi? In molti paesi africani, i governi sono deboli grazie alle instabilità politiche che ancora li affliggono, e lo dimostra il fatto che i trafficanti possano liberamente compiere le loro opere deprecabili. I migranti partono dalla Libia: con quale dei due governi si va a parlare? In assenza di dialogo con i governi libici, un’azione diretta violerebbe la sovranità della Libia sul territorio su cui si agisce, contrario al il diritto internazionale. Forse è per questo che le navi delle ONG si trovano al largo delle coste della Libia, perché sanno che da lì partono imbarcazioni destinate ad affogare nel Mediterraneo, e la loro azione è volta a far sì che i passeggeri di queste imbarcazioni non muoiano. Si dovrebbe imporre alle ONG di riportare indietro i migranti in Libia, ma i porti libici NON SONO PORTI SICURI. E, in attesa di una soluzione a questi traffici illeciti, le persone innocenti che vengono salvate in mare, ribadisco, DEVONO sbarcare, e non ci sono “confini” che tengano.
      Quindi, se non a livello istituzionale, queste barbarie non si risolveranno. Ma davanti a un’Europa e un’Italia che diserta i briefing in Europa sul tema, e una comunità internazionale che di fatto non ha molto potere, più che “sognatore” non posso essere.
      Mi spiace essermi dilungato oltremodo, ma ho voluto esprimere un pensiero maggiormente completo sulla vicenda, sperando che questo possa chiarire la questione.

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