“Il bello della vita è ignorare quello che accadrà domani. Del resto come potremmo riporre speranza nel futuro se lo conoscessimo già?”.

Alla sua terza regia, dopo “L’immortale” e ”Napoli Magica”, Marco D’Amore torna dietro la macchina da presa con “Caracas”, adattamento cinematografico del romanzo “Napoli Ferrovia” di Ermanno Rea.

Giordano (Toni Servillo), Yasmina e Caracas, appunto, tracciano il quadro di una Napoli contraddittoria, una Napoli che affascina ed incute paura, una città che fagocita sogni per poi espellerli con violenza sotto l’egida dell’estrema destra, di quel Dux ammirato e poi rinnegato, grazie alla conversione all’Islam, ad una redenzione che nasce dall’amore e muore nell’orrore della droga, dell’autodistruzione, dell’introspezione onirica che separa realtà e finzione, infante e adulto, bene e male, la potenza dei ricordi che ci rende tutti orfani di ciò che non abbiamo, delle mancanze di uno scrittore ispirato dalla vita.

“Caracas” è un lungometraggio che sa di girone dantesco, è il flusso di coscienza di personaggi in cerca d’autore, o, molto probabilmente, viceversa, sono i protagonisti ad essere cercati dalla penna di un uomo che ha smesso di scrivere per cercare se stesso negli altri, negli ultimi, nei corridoi di un orfanotrofio dove si biascicava dialetto e fama, ingenuità e astuzia, la speranza negli occhi di un bambino che, più tardi, sarebbe diventato un criminale ed un uomo di fede, due facce di una medaglia arrugginita dal tempo.

“Caracas” è l’attesa che supera il dono del presente, del qui e ora, del futuro agognato e, per questo, inappropriato, il senso della felicità applicato al quotidiano, all’eccesso, alla disamina di una vita da spendere in toto, senza sconti o cambi di direzione involontari.

Nella pellicola, Napoli si mostra “abbandonata e sfatta, bellissima. Abusata e sfrontata. Dannata. Napoli non è Napoli, è un barrio sudamericano, una favela brasiliana, una baraccopoli indiana. Eppure tra i vicoli di questa babele, nell’umido delle sue strade, tutti sentono di poter realizzare i sogni e ballare avvinghiati di passione”.

Ma Caracas esiste davvero? Marco D’Amore, che lo interpreta e lo dirige, gioca con questo eponimo su questa continua suggestione, ricreando le fotografie di “Gomorra” soprattutto nel raid fascista contro i musulmani, un percorso, quello del film, che appare a tratti confuso e sopra le righe, una ricostruzione letteraria la cui verità si perde nei difficili sentieri di identità cercate e mai ritrovate.


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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.