Tutti parlano di Pogba e Higuain, ma a Torino s’è giocata una Coppa del Mondo di calcio e nessuno lo sa

Tutti parlano di Pogba e Higuain, ma a Torino s’è giocata una Coppa del Mondo di calcio e nessuno lo sa, mentre risuonava la Marsigliese…

Il Camerun è campione del mondo di calcio. Il goal decisivo è stato di Osseynou Sokhna e grazie alla sua prodezza il Camerun ha avuto la meglio sull’outsider Bolivia, giunta a sorpresa in finale.

Vi starete chiedendo come sia possibile: sono appena finiti gli Europei e già si è celebrato un Mondiale senza che i Media ne abbiano dato notizia?

Proprio così. Risposta esatta. I Mondiali ci sono stati, il Camerun ha vinto e nessuno (o quasi) lo sa perché nessuno (o quasi) ne ha parlato e scritto. E volete sapere perché?

Perché si è trattato di un Mondiale sui generis, dove in ballo non c’erano i bigliettoni che andranno nelle tasche di star del calcio come Pogba o Higuain, ma solo il sudore, l’attaccamento alla maglia, quella tanto celebrata umiltà predicata da Conte o Ventura, ma lontana dai campi di calcio blasonati.

Per la cronaca, il Campionato in questione è il “Balon Mondial” e si è concluso pochi giorni fa nella città di Torino. Si tratta di una Coppa del Mondo delle principali comunità migranti d’Europa e vi possono partecipare proprio tutti, iscrivendo le formazioni del proprio Paese d’origine. Un progetto per favorire l’incontro e l’integrazione, attraverso la ricetta più antica e sana di sempre: lo sport. Quello giocato, quello fatto solo per passione, quello fatto di quattro calci ad un pallone e poi chissà.

Certo, non è il calcio che attira i grandi capitali e le TV di tutto il mondo, ma non è detto che abbia meno valore.

Un esempio. C’era una squadra che non ha vinto sul campo, ma si è guadagnata il tifo e la simpatia di tutti: si chiamava Survivor, era composta da rifugiati politici e richiedenti asilo provenienti da una decina di nazioni diverse e come proprio inno ha scelto quello che, dopo la strage di Nizza, è anche un po’ il nostro inno: la Marsigliese. Survivor ha scelto anche la propria bandiera: era quella della Pace, accompagnata dalla scritta “Basta terrore”.

Quanto credete che valga questo calcio? A nostro avviso, tanto, diremmo molto più di quello trasmesso dalle pay-tv.

Allora, viva Survivor, viva il Camerun e il suo campione Osseynou Sokhna. Viva il calcio, quello vero.


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La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...