Domani, 9 aprile, a Silvi (TE), la presentazione dell’ultimo libro di Giulia Paola Di Nicola e Attilio, Danese, Il buio sconfitto. Cinque relazioni speciali tra eros e amicizia spirituale, Effatà, Cantalupa (TO) 2016

Da Cinzia Falini riceviamo e pubblichiamo la seguente recensione:

È la prima volta – per quel che mi risulta – che Giulia Paola Di Nicola e Attilio Danese, una coppia nella vita e nella professione, affrontano la vita di altre coppie per la precisione di 5 di cui quattro sono coppie di sposi quindi legate da un vincolo matrimoniale: Charles Péguy e Charlotte Baudouin, Jacques Maritain e Raïssa Oumançoff, Alcide De Gasperi e Francesca Romani. Igino Giordani e Mya Salvati. Si presenta poi una coppia legata esclusivamente nello spirito: il noto teologo Hans Urs von Balthasar (teologo che diventerà poi cardinale) e il medico, sposata e mistica, Adrienne von Speyr (una delle prime donne medico in Svizzera, lavorerà in ospedale e in un ambulatorio privato frequentatissimo).

Cosa lega le storie di queste 5 coppie? Il legame è indicato nel titolo che le raccoglie: Il buio sconfitto, quindi una prova superata, una difficoltà risolta, un equilibrio faticosamente cercato e trovato.

Ognuna di queste coppie ha infatti trovato sul suo cammino difficoltà di diverso ordine: un sentimento diverso da quello coniugale, una passione politica, un legame spirituale fortissimo… ognuna ha trovato la sua risoluzione in modo originale e sempre tenendo fede al legame.

Il periodo storico in cui vivono le coppie – dall’ultimo ventennio dell’Ottocento fino agli anni ‘50-‘70 del Novecento – è noto secondo lo stile intellettuale dell’epoca, in special modo quello storico-filosofico-teologico, uno stile che narra la storia quasi esclusivamente dalla parte degli uomini. Nelle avventure esistenziali raccolte in questo volume lei e lui devono superare le prove singolarmente e come coppia, sicché il libro ci consente di vedere queste personalità di intellettuali in una luce nuova, non nel contesto intellettuale nel quale siamo abituati a vederli, ma in un ambiente diverso: quello familiare e per di più illuminato da una fortissima spiritualità.

La lettura di questo volume, agevole e accattivante, rimanda al genere delle biografie esemplari, a quei racconti di vita di grandi personalità del passato, punto di riferimento per il lettore di oggi, ma lo fa dando una colorazione più umana relazionale, alla luce del dato originario della creazione dell’essere umano maschio e femmina e dunque della originaria e originale uni-dualità dell’essere umano come il Creatore lo ha voluto, ad immagine di se stesso. Tutte le storie mostrano la bellezza dell’amore umano su cui s’innesta quello divino (p. 83).

Se provo a estrapolare dal volume una breve frase, un concetto che caratterizzi ognuna delle coppie le cui storie il volume racconta – tutte da gustare e approfondire pagina dopo pagina – per Charlotte Baudouin e Charles Péguy mi servo di una citazione di Peguy: “Abbiamo potuto essere peccatori. Ma non abbiamo mai smesso di essere sulla buona strada”; per Raïssa Oumançoff e Jacques Maritain utilizzerò il sottotitolo: “Distinguere per unire” (p. 74), che non è solo una affermazione di carattere teorico; vale anche per i due sposi: non si può separare Raissa da Jacques al massimo distinguerli; per Francesca Romani e Alcide De Gasperi: “Nella buona e nella cattiva sorte” (sottotitolo del capitolo); per Mya Salvati e Igino Giordani (bibliotecario dall’inizio del fascismo, insegnante già nei primi corsi – 1° corso nel 1934 – della scuola di biblioteconomia e detentore dell’insegnamento di “Catalogazione e classificazione dei libri” fino al 1944. Fu lui ad aiutare De Gasperi ad essere assunto alla biblioteca vaticana): “Due amori: Famiglia e Focolare” (p. 261); per Adrienne von Speyr e Hans Urs von Balthasar: “Vocazione a due voci”.

Per ognuna delle storie narrate è fondamentale che l’amore di coppia tenda ad un amore più grande, come sottolineano gli autori: “Le coppie che presentiamo hanno percepito la bellezza unica di quel tu incontrato sulla loro strada, l’hanno riconosciuto come l’altro che li ha convocati alla condivisione e hanno aderito alla promessa di ulteriorità implicita in quel richiamo, accettando il travaglio dell’unità oltre le differenze di temperamento, di cultura, di sensibilità spirituale e anche oltre i pregiudizi dell’ambiente. L’amore non ha loro risparmiato conflitti e sofferenze, quelli interni alla psiche e all’anima di ciascuno, quelli provocati dagli ostacoli frapposti dai contesti sociali, quelli che scaturiscono dalla necessità di ricalibrare il rapporto di fronte alle tante distruzioni e ricostruzioni. Senza cedere alla tentazione di mollare, hanno lottato contro le avversità della sorte, l’ostilità degli avversari, le diffidenze e gli sgambetti degli ambienti più conservatori, pur di custodire il dono del misterioso legame di unità che hanno continuato a considerare sacro, perché gradito a Dio”(p.6).


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