“Posso fotografarlo?”, additando il giaccone. “Lui sì, non me!”

Arretra repentinamente di un palmo, la tua testa. “Ho forse le traveggole?” ti chiedi perplesso.  Allora, accosti la macchina al marciapiedi, abbassi il finestrino e, socchiudendo le palpebre, aguzzi la vista. Nessun abbaglio!  La fontana pubblica, ad una cinquantina di metri da te, indossa un giaccone impermeabile. “Eppure, non è carnevale, è solo la prima domenica del nuovo anno”, aggiungi.

Incuriosito imbocchi la strada della fontana. “Buongiorno!”, rivolgendoti agli astanti, mentre continui a fissare l’indumento gocciolante.  Al saluto rispondono ambedue i signori alle prese con l’acqua. Uno giovane, sui quarant’anni, compito, ben rasato, capigliatura nera vivacizzata da alcuni peli bianchi, curato nell’abbigliamento. Forse un professionista. Tira giù le maniche della camicia, si asciuga le mani ben curate e rimette la giacca, che momentaneamente ha appoggiato sul cofano della sua vettura. L’altro, viso lungo, inciso da profonde rughe, segaligno, indumenti da lavoro macchiati di grasso, concentrato nel riempire una dopo l’altra le numerose bottiglie di plastica che sono ai suoi piedi.

“Fa freddo oggi! Vedo che anche la fontana…” commenti, ammiccando con il sorriso di uno che intende attaccar bottone. Entrambi si voltano verso di te, e mentre l’operaio continua a premere sul pulsante d’ottone del rubinetto, l’altro precisa con un mesto sorriso.

“È mia, la giacca. Vengo dalla parrocchia del Crocifisso”. È seduta per terra nei pressi della cancellata una signora avanti con gli anni, che non ha neanche la forza di parlare, chiede silenziosamente l’elemosina. Una gamba sotto di sé, l’altra, la sinistra, una protesi, suscita sgomento alla vista.

Temo di fare tardi alla messa, perciò non mi fermo. All’uscita, però, fatte cadere monetine in un piattino ai suoi piedi, parte spontanea una carezza per la signora, viso ruvido, capelli arruffati, occhi spenti nei quali affonda una cupa rassegnazione.

Il tono diventa accorato. “Che pena. A quell’età! Una nonna, insomma. Sola. Pensi? Uno straccio, come gli stracci di nuvole che vagano nel cielo. Sa? Penso che la povera gente non ha bisogno solo di qualche spicciolo, due parole affabili sono un toccasana, anche se non risolvono le angosce, le paure e la miseria che attanaglia. La solitudine. l’emarginazione e l’indifferenza fanno molto male. Sa?

Le chiedo se è barlettana. Mi risponde con voce affaticata che viene dal Montenegro. A dire la verità non ricordo neanche dove si trovi. È lei a colmare le lacune geografiche. Confina con l’Albania. Poi, aggiunge che il marito è morto sotto le macerie, mentre anni addietro imperversa la guerra davanti a casa sua, ridotta ad un cumulo di macerie. Suo figlio, elettricista, continua a sbarcare il lunario assieme alla moglie ed a un figlio autistico.

Trema, ha i brividi, forse qualche linea di febbre.  La saluto cordialmente, abbozza un sorriso che lascia intravedere una bocca sconquassata. Arrivato in macchina, rimugino che non posso rimanere con la coscienza tranquilla solo perché le do una misera elemosina. Nel cofano ho una giacca impermeabile, quella là. È alquanto sporca di terra, però! Posso mica, offrigliela così?  Non è dignitoso. Ed eccomi qui.

Mi auguro che la accetti. Penso proprio di sì, sa?  Dorme in una piccola tenda sotto viadotto della 16 bis. Guardi”, e mi mostra una foto scattata dal suo smartphone, “ecco tutta la sua ricchezza che viaggia su una carrozzella per infanti trovata in mezzo ad un cumulo di rifiuti. Che cos’altro potrei fare io per lei? La società, la società dovrebbe… Chissà se ha diritto ad una pensione per invalidità o prossimamente al reddito di cittadinanza!?”.

Gli chiedi retoricamente: “Quindi… lei non condivide l’operato del vicesindaco Paolo Polidori di Trieste che ha buttato nel cassonetto dell’immondizia coperte e altre povere cose di un senzatetto?” “Ho letto la notizia”. Si ferma un attimo pensieroso. “Se ne è, poi, vantato in un post su Facebook, giustificandosi che intende rendere pulita la citta di Trieste. Mi si accappona la pelle. Che sciagurato!”.

“Tutte le persone di buona volontà, come dice Papa Francesco devono tutelare l’umanità. Chi poi riveste un ruolo istituzionale dovrebbe possedere maggiore sensibilità ed impegnarsi fino allo stremo per tutelare i diseredati, gli scarti della società, abbattendone le cause. Con l’aiuto dello Spirito Santo. Nessuno, poi, ha il diritto di… far leva sulla paura, scatenando una guerra…  tra poveri, per il proprio tornaconto elettorale,… speculare con il linguaggio dell’odio e della paura per un pugno di voti”.

“Sa quali sono le sette parole chiavi sulle quali la Chiesa, secondo La Civiltà Cattolica deve riflettere per tornare ad essere vicina al popolo in questo periodo di cambiamenti e conflitti? Paura, ordine, migrazioni, popolo, democrazia, partecipazione, lavoro.”

“Vedo che lei è informato e documentato. Che cosa suggerirebbe al vice sindaco?” “Signor Paolo, provi lei a stare una sola notte all’addiaccio con i denti che tremano e la fame che morde. Cambierà idea e recupererà la dignità di uomo che con il suo efferato gesto ha mandato all’ammasso”.

“Posso fotografarlo?”, additando il giaccone. “Lui sì, non me!” “Non si preoccupi. Grazie.” La fontana, che, rimasta di nuovo nuda, era parsa contrariata, sembra sorridere al momento dello scatto.


FontePhoto credits: Domenico Dalba
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Domenico Dalba
Percorso scolastico. Scuola media. Liceo classico. Laurea in storia e filosofia. I primi anni furono difficili perché la mia lingua madre era il dialetto. Poi, pian piano imparai ad avere dimestichezza con l’italiano. Che ho insegnato per quarant’anni. Con passione. Facendo comprendere ai mieli alunni l’importanza del conoscere bene la propria lingua. “Per capire e difendersi”, come diceva don Milani.Attività sociali. Frequenza sociale attiva nella parrocchia. Servizio civile in una bibliotechina di quartiere, in un ospedale psichiatrico, in Germania ed in Africa, nel Burundi, per costruire una scuola.Professione. Ora in pensione, per anni docente di lettere in una scuola media. Tra le mille iniziative mi vengono in mente: Le attività teatrali. L’insegnamento della dizione. La realizzazione di giardini nell’ambito della scuola. Murales tendine dipinte e piante ornamentali in classe. L’applicazione di targhette esplicative a tutti gli alberi dei giardini pubblici della stazione di Barletta. Escursioni nel territorio, un giorno alla settimana. Produzione di compostaggio, con rifiuti organici portati dagli alunni. Uso massivo delle mappe concettuali. Valutazione dei docenti della classe da parte di alunni e genitori. Denuncia alla procura della repubblica per due presidi, inclini ad una gestione privatistica della scuola.Passioni: fotografia, pesca subacquea, nuotate chilometriche, trekking, zappettare, cogliere fichi e distribuirli agli amici, tinteggiare, armeggiare con la cazzuola, giocherellare con i cavi elettrici, coltivare le amicizie, dilettarmi con la penna, partecipare alle iniziative del Movimento 5 stelle.Coniugato. Mia moglie, Angela, mi attribuisce mille difetti. Forse ha ragione. Aspiro ad una vita sinceramente più etica.