Nato a Londra, di origine anglo-armena, ci parla del suo nuovo romanzo ”Le Macchinazioni” (Edizioni Ensemble). Il successo di Baret non intende annientare il senso della realtà, ma vuole riflettere i raggi di un sole che riscaldi la nostra identità, rendendola scevra dalla, sempre più diffusa, popolarità social.

 

Ciao, Baret. Quanto di machiavellico c’è ne “Le Macchinazioni”?

Suppongo che il cattivo del romanzo, Ryan Rees, possa essere descritto come machiavellico. Con questo intendiamo, immagino, calcolatori, mendaci e spietati. Rees facilita l’ascesa del protagonista del romanzo, Oscar Babel. Però egli rimane fuori scena, ma con tutto il potere, una figura completamente amorale che sembra essere motivata da fattori finanziari o semplicemente dal desiderio di esercitare un’influenza totale sulle masse per le quali ha totale disprezzo. Ma allo stesso tempo Rees è anche lui una sorta di marionetta perché il suo ruolo nel romanzo è delineato o implicito nel short story scritto da un altro personaggio – Daniel Bloch – sulla vita di Oscar Babel – una storia che successivamente si rivela essere una reinvenzione precognitiva della vita di Oscar. In questo senso Rees non è affatto onnipotente, ma semplicemente un’incarnazione nella vita reale dell’immaginazione dello scrittore Bloch.

Parafrasando Pasternak, Oscar e Bloch rischiano di essere accecati dalle luci del successo?
Penso di sì. Bloch ha già avuto successo prima che iniziasse l’azione del romanzo e, in un certo senso, lo ha reso un po’ come una pianta che sta appassendo alla luce del sole. Il successo può essere un po’ fatale, penso perché è irreale e in larga misura estraneo alla grande maggioranza di uomini e donne e alle loro vite. Oscar invece, all’inizio del romanzo, langue nell’oscurità totale, quasi letteralmente, in quanto lavora in un cinema come un proiezionista al vecchio stile. Ma alla fine il suo nome eclissa quello di Bloch mentre si imbarca in un’odissea verso la fama e la preminenza. Tuttavia viene deformato da quel successo e perde la sua essenza, la sua identità che io penso sia ciò che può accadere quando diventi troppo famoso. Tutti scrivono di te ma in realtà non sanno niente di te ed è quello che succede a Oscar. Diventa un po’ come un foglio di carta o una tela su cui tutti disegnano. Nel processo la sua innocenza viene distrutta. Ma in un certo senso Oscar è anche l’ego di Bloch, il suo portavoce perché quando Oscar diventa un “guru” manipolato dai media le sue idee e pensieri gli vengono tutti dati direttamente da Bloch. Anzi si potrebbe anche arrivare a dire che Oscar è Bloch e che Bloch è Oscar: i due sono la stessa persona.

Credi che i 15 minuti di celebrità, citati da Andy Warhol, diventino ancor più effimeri all’epoca di internet e dei social?

Decisamente. Il mare della fama è diventato cosparso di tanti fili diversi di alghe, di cadaveri, di spazzatura, di false sirene e di divinità fatto da plastica. Siamo tutti marinai che cercano di navigare in quel mare infinito e a volte non riusciamo a distinguere tra i veri e falsi, quelli che hanno qualcosa da dirci e quelli che semplicemente vogliono usarci.

È difficile mescolare pathos e satira nei romanzi odierni?

Non proprio perché i due stati sono già così vicini, si potrebbe dire che sono vicini di casa per così dire. Quello che penso sia successo nel mondo di oggi in una certa misura è che la tecnologia ha tolto la nostra capacità di fede, di umiltà. Questo è in un certo senso un disastro, ma in un altro senso ci ha anche dato il permesso di percepire che i confini tra il sublime e il ridicolo, tra la commedia e la tragedia, tra la vita e la morte, sono molto sottili.

Progetti futuri?

Sto lavorando a un romanzo ambientato in America, l’esatto opposto di Le macchinazioni e di un’altra raccolta di racconti. Ho anche un’idea per una storia d’amore piena di passione, sangue e sabbia ambientata in Messico .. in cui il colore blu avrà un ruolo importante …E mi piacerebbe provare un altro romanzo che abbia elementi di fantascienza. Tutto ciò di cui ho bisogno per realizzare questi progetti è la pace mentale – l’unica cosa che non ho!


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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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