
Il “cattivo” buono, per la “gioia” di Trump
Il suo vero nome è Benito Antonio Martínez Ocasio, ma per tutti è Bad Bunny, e durante l’Half Time del Super Bowl, con 135 milioni di persone collegate (record assoluto), ha dato vita ad uno show sublime, tra i più rilevanti nella storia americana che mescolasse arte e politica.
Un piano sequenza di 13 minuti e 41 secondi in cui Bad Bunny ha raccontato l’America più profonda, dalle periferie più malfamate ai campi di canna da zucchero fino alla sua Portorico ghettizzata e dimenticata.
E mentre il Presidente Trump sbotta su Truth: “È stato lo show più brutto di sempre, uno schiaffo in faccia all’America. Nessuno capisce una parola di quello che dice questo tizio e il ballo è disgustoso, soprattutto per i bambini”, Bad Bunny manda un messaggio d’amore universale, cantando in spagnolo in onore dell’America Latina che benedice in inglese: “God bless America”.
Urla a voce piena di tutti i Paesi che Trump considera colonizzabili a suo piacimento, compresi Venezuela e Cuba, come aveva fatto giorni prima dal palco dei Grammy incensando la Minneapolis che resiste all’ICE.
Un ‘’Bad’’ tutt’altro che cattivo, ma simbolo di un’umanità che canta libertà e pace tra popoli.

























