La crisi dell’edilizia ha fatto diminuire le cave in attività. Trani presente nella classifica nazionale con 28 autorizzate

Un settore industriale poco conosciuto ma dalle grandi potenzialità, legato a filo doppio con quello più generale dell’edilizia. E’ quanto emerge dal Rapporto Cave 2021 di Legambiente. Nel 2008, anno di inizio della crisi internazionale del settore, comincia l’attività di monitoraggio da parte del movimento ambientalista. Attualmente il rapporto mostra un calo delle cave autorizzate che va in parallelo con la crisi del settore edilizio: si tratta di 4.168 cave mentre erano 4.752 nel Rapporto 2017 e 5.725 nel Rapporto 2008; si nota un calo del 37%. Le cave dismesse (14.141) incrementano rispetto alle 13.414 del 2017.

In questo caso Lombardia, Toscana e Puglia sono le Regioni con maggior numero di cave dismesse: circa 2500 unità. 1667 sono i Comuni con almeno una cava autorizzata; si tratta del 21,1% del totale dei Comuni italiani. Carrara è il Comune con il numero più alto: 73 cave autorizzate; seguono Sant’Anna di Alfaedo (VR) con 55, Bagnolo Piemonte (CN) con 50, Nuvolera (BS) con 47, Guidonia Montecelio (RM) con 37, Albiano (TN) con 36, Custonaci (TP) con 36 e Trani con 28. Il totale delle cave autorizzate nel Belpaese è rappresentato per oltre il 64% dalle cave di inerti e quelle di calcare e gesso; tenendo presenti le quantità estratte la percentuale supera l’81%. Meno elevate sono le quantità estratte di materiali pregiati, come i marmi, e la crisi ha avuto un impatto minore per quanto riguarda le esportazioni verso Medio Oriente e Stati Uniti.

Ma il settore delle cave necessita un ammodernamento in ogni suo ambito per poter ripartire: in tal modo la svolta è possibile. Dato il rilancio dei cantieri previsto con il Recovery plan, si tratta di una tematica rientrante nell’attualità. La situazione può oggi essere modificata, puntando sull’economia circolare e rafforzando trasparenza e legalità nel settore. Le leggi nazionali e le direttive europee segnano il percorso da compiere. La questione del riciclo riveste un ruolo importante: difatti gli studi evidenziano che la filiera del riciclo in edilizia garantisce il 30% di occupati in più a parità di produzione. Ruggero Ronzulli, direttore di Legambiente Puglia, asserisce: “Non esistono più scuse, abbiamo oggi la possibilità di passare da un modello lineare, di grande impatto, a uno circolare dove l’obiettivo è puntare su recupero, riciclo, riqualificazione urbana e territoriale. È una trasformazione sicuramente nell’interesse generale ma anche del settore, perché in questa prospettiva si aprono opportunità di innovazione di impresa e di creazione di nuovi posti di lavoro. La Puglia deve essere più incisiva in questo settore, visto il numero ancora elevato di cave autorizzate, ma sono necessarie regole più stringenti e canoni più elevati”.

Il settore è regolato a livello nazionale da un Regio Decreto di Vittorio Emanuele III risalente al 1927; esso, però, non interviene in tutte le questioni da regolamentare. Attraverso il DPR 616/1977 le funzioni amministrative legate alle attività di cava sono state conferite alle Regioni e sono state progressivamente approvate normative regionali aventi la finalità di regolare il settore. In molte regioni, però, esistono situazioni di grave arretratezza e i limiti relativi all’attività estrattiva sono stabiliti non uniformemente. Le L.R. 21/2004 e L.R. 22/2019 regolamentano la Regione Puglia. Sono specificate delle aree pugliesi nelle quali non può avvenire l’apertura di cave; si tratta di: aree protette a carattere nazionale e regionale e nelle relative zone di protezione esterna; corsi d’acqua e demanio fluviali e lacuale; SIC e ZPS; aree prescritte dal Piano Paesaggistico Regionale o dal Piano di Assetto Idrogeologico. È competenza dei Comuni il rilascio delle autorizzazioni. In Puglia il recupero contestuale dei siti estrattivi è incentivato per mezzo di una riduzione degli oneri sull’attività estrattiva proporzionale alla percentuale di superficie di cava recuperata rispetto alla superficie totale autorizzata (massimo il 40%). Sono i Comuni a effettuare il recupero delle cave dismesse, attraverso gli oneri di cava. La L.R. 22/2019 stabilisce che il recupero ambientale debba garantire la pubblica sicurezza, la stabilità e funzionalità del contesto idrogeologico, la salvaguardia dell’ambiente naturale e debba essere coerente con le caratteristiche del sito di intervento.

Per via dei canoni le entrate degli enti pubblici sono molto basse rispetto ai guadagni del settore, con un totale di tutte le concessioni pagate nelle Regioni, per sabbia e ghiaia, ammontante a 17,4 milioni di euro, al quale vanno addizionate le entrate della Sicilia dipendenti dalla quantità cavata, oltre a una piccola quota derivata dall’ampiezza dei siti estrattivi. Cifre molto basse rispetto ai 467 milioni di euro annui derivanti dalla vendita. In Puglia le entrate annue derivanti dai canoni per sabbia e ghiaia per  volume ammontano a 21.000 euro invece di 2.240.000 euro, dunque il 0.9% di entrate. Questi sono i canoni al metro cubo vigenti in Puglia: Sabbia e Ghiaia 0,15 euro; Pietre ornamentali 0,99 euro, Calcare da 0,13 a 0,99 euro e Argilla 0.13 euro. (In questa regione viene anche applicato un canone relativo alla superficie delle aree estrattive). Se la regione pugliese applicasse il canone proporzionandolo al valore di mercato per sabbia e ghiaia per la quantità estratta di sabbia e ghiaia di 140.000 metri cubi, si sarebbe ottenuta un’entrata con canone al 20% del valore di mercato di 448.000 euro, rispetto ai 21.000 attuali. Nel caso delle pietre ornamentali, con l’applicazione del 20% del valore di mercato si passerebbe dagli attuali 371.250 euro a 26.250.000 euro. Attualmente il canone richiesto è di 0.99 euro a metro cubo. Anche nella regione pugliese il paesaggio ha subito danni a seguito dei comportamenti sbagliati assunti durante le attività estrattive. Molteplici sono i sequestri avvenuti nella regione. Nell’ottobre 2018 i militari del NOE di Lecce e i carabinieri di Manduria (TA) hanno scoperto un’area di circa 5 mila metri quadrati, in località Paglione, nella quale era presente in precedenza una piantagione di ulivi; l’area era stata completamente cavata, con una profondità media di 2 metri circa, e fungeva da deposito illecito di rifiuti speciali non pericolosi. Nello scorso novembre a Melpignano (LE), presso la località Murichella, è stata sequestrata un’altra cava; i militari del Noe hanno scoperto un’area di circa 9 mila metri quadrati nella quale avveniva estrazione di pietra leccese. I lavori di estrazione non rispettavano ciò che era indicato nel progetto, comportando conseguenti danni all’ambiente naturale; in aggiunta, in una parte dell’area avvenivano operazioni di scavo abusive, poiché non autorizzate. Dopo pochi giorni è avvenuto un altro sequestro nelle vicinanze della cittadina leccese, presso la frazione Villa Convento; si trattava di una cava utilizzata per tombare rifiuti. I carabinieri del NOE hanno rinvenuto due illeciti: uno a Melpignano e l’altro a Corigliano d’Otranto. Ma nelle cave pugliesi esistono, però, anche delle buone pratiche di gestione e di riciclo e recupero inerti. Un esempio è ciò che è accaduto a Fantiano, nel Comune di Grottaglie (TA). Le cave di tufo e sabbia abbandonate sono state rifunzionalizzate dal Comune, divenendo accessibili per eventi culturali, grazie anche all’istituzione del Parco Naturale Regionale Terra delle Gravine. Un caso fondamentalmente identico è quello dell’ex cava di argilla nella contrada Lustrelle di Cutrofiano (LE). Il processo di rifunzionalizzazione ha portato alla nascita del Parco dei fossili, avente un’estensione di 12 ettari ed una profondità di 18 metri. Qui è situata la famosa esposizione di vari strati geologici straordinariamente ricchi di fossili ben conservati; si tratta di uno dei pochi esempi in territorio europeo di recupero ambientale a fini scientifico-didattici di cava dismessa. L’obiettivo posto entro i prossimi anni riguarda il rinnovamento delle città, la riqualificazione energetica e anti sismica del patrimonio edilizio; si può cogliere l’occasione per il rilancio del settore delle costruzioni puntando su sostenibilità, qualità e riciclo dei materiali. Per questi motivi Legambiente ha fissato tre obiettivi principali da raggiungere:

  1. maggior tutela del territorio;
  2. decretare un canone minimo nazionale per le concessioni di cava, fondamentale per l’economia circolare;
  3. applicare un’economia di tipo circolare ai rifiuti adottando atteggiamenti e disposizioni funzionali, come l’approvazione dei decreti End of waste e dei Criteri ambientali minimi (Cam).

Quello che potrebbe accadere anche per la nostra Murgia, se fossero applicati questi criteri, viste le tante cave abbandonate.


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Francesco Maria Cassano
Nato a Bari nel 2003, vive e frequenta il Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” a Bisceglie. Si definisce un amante delle materie scientifiche, pratica il calcio amatoriale e l’attività fisica e tifa per il Milan, per il quale nutre una autentica venerazione. Ama il mare e la campagna, il buon cibo e la vita all’aria aperta. Musicalmente preferisce ascoltare brani italiani, in special modo quelli di Ultimo e Tommaso Paradiso, ma ascolta anche brani stranieri, come quelli di Shawn Mendes e Bruno Mars. Non rinuncia mai ad una serata in compagnia di amici, specie se sono quelli con i quali è facile parlare di sport ma anche di altri piaceri come quelli de la bonne vie. Desidera viaggiare e visitare in particolare le città d’arte. Scrive per esternare le sue passioni.

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