Disorientamento o provocazione?

A meno di un mese dal X incontro mondiale delle Famiglie a Roma (22-26 giugno 2022), a sei anni dalla promulgazione del Motu proprio Mitis Iudex Dominus Iesus (MIDI), con il quale papa Francesco ha riformato il processo canonico per le cause di dichiarazioni di nullità matrimoniale e a 5 anni dalla pubblicazione dell’Esortazione apostolica Amoris laetitia, con cui la comunità cristiana è sollecitata a vivere una nuova “forma ecclesiae”, che è quella della parabola della pecora smarrita (cfr. Lc 15,4-7) tutta “in uscita”, in cammino, che si mette in gioco per ogni situazione umana, cercando di discernere la volontà del Signore e di intercettare le esigenze e le difficoltà delle famiglie di oggi, si pone all’attenzione dei lettori una riflessione/testimonianza di don Ferdinando Cascella su AL in rapporto all’accompagnamento e discernimento pastorale e giudiziale.

Preme evidenziare che con i due testi pontifici (AL e MIDI) Francesco ha voluto dare origine ad un nuovo approccio giuridico-pastorale spronando la chiesa e gli operatori pastorali e della giustizia a perseguire due obiettivi: a) inserire pienamente la prassi giudiziaria nella dimensione pastorale (cfr. AL 244 e MIDI, art. 2-4 Regole Procedurali); b) rendere più accessibili ed agili le procedure per il riconoscimento dei casi di nullità.

Alla luce di questa breve premessa è apparso opportuno, al Servizio diocesano per l’accoglienza dei fedeli separati dell’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie condividere una testimonianza di un sacerdote, in merito ad AL e alla consulenza pregiudiziale o pastorale, che costituisce una delle novità della riforma ancora sconosciuta e poco applicata. A tal riguardo, la risposta di ricezione nelle diocesi italiane, di tale istituto canonico, appare ancora poco conosciuto: esistono esperienze virtuose e consolidate in alcune diocesi del nord (si veda Diocesi di Milano e Bergamo), molto meno nel sud, dove tra le esperienze significative si pone quella del Servizio diocesano dei fedeli separati dell’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie. La riflessione di don Ferdinando (parroco della Parrocchia San Lorenzo in Bisceglie e Direttore dell’Ufficio missionario della diocesi) che si pone all’attenzione dei lettori, vuole aiutarci a comprendere l’importanza del servizio ecclesiale, tanto auspicato da Papa Francesco, e i suoi rivolti non solo giuridici ma soprattutto pastorali.

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Era il 19 marzo 2016, il Papa, Francesco, firmava l’Amoris laetitia. La mole contenutistica e il clima che si era venuto a creare, faceva presupporre di trovarci di fronte ad un librone in lingua “ecclesiastichese” di difficile comprensione e, ancor di più, di attuazione. Poi il capitolo ottavo, i paragrafi 291-312: Accompagnare, discernere, integrare le fragilità: il rischio della freddezza di un diritto senza carità, di un progetto senza passione e di un «logos» senza «sophia» è scongiurato.

All’indomani un po’ tutti si sono chiesti cosa sarebbe cambiato nella vita pastorale con l’Amoris laetitia, anche se, a mio parere, per comprendere questo bisogna prima capire se, ed eventualmente cosa, è cambiato con Evangelii Gaudium. Forse, è la consapevolezza, serena ma anche inquieta, che senza il cambiamento la Chiesa diventa un museo e la distanza tra le sue parole e la vita concreta degli uomini aumenta tanto da non potere essere colmata. Chi si accontenta di essere depositario di qualche verità senza che queste arrivino al cuore degli uomini tradisce le verità, non le difende. Per questo ritengo sia bene partire dall’Evangelii gaudium per comprendere la prospettiva dell’Amoris laetitia.

A seguire, il 25 novembre 2016, l’Arcivescovo Pichierri pubblica la Lettera pastorale “In cammino verso la pienezza dell’amore” con la volontà di «proporre alcune indicazioni per comprendere e recepire al meglio in diocesi l’esortazione apostolica di papa Francesco, e per incentivare la pastorale familiare che ho segnalato come priorità da coltivare».

La Lettera pastorale, nella seconda parte, illustra alcuni orientamenti pastorali offerti alle comunità parrocchiali che si trovano ad affrontare particolari situazioni di fragilità, consapevoli di essere «facilitatori della grazia, annunciatori del “primato della carità” come risposta all’iniziativa dell’amore gratuito di Dio”». 

Nell’alveo e nello spirito di queste indicazioni è, così, nato il Servizio Diocesano per l’accoglienza dei fedeli separati, importante e prezioso strumento di confronto e supporto col quale diverse volte mi sono interfacciato, nella persona del Vicario giudiziale don Emanuele Tupputi, e la cui funzione ritengo essere la giusta trama per un discernimento fatto a più voci. La puntualità, la celerità con cui ho avuto modo di veder condurre certe operazioni, credo sia un segno di attenzione e serietà che contribuisce non poco alla serenità dei fedeli separati, in cerca di fiducia prima ancora che di sistemazione.

Più di uno, nelle trafelate discussioni di confronto di esperienze pastorali, a proposito dell’Amoris laetitia, ha parlato di disorientamento. Nella mia esperienza di parroco, diverse volte mi sono imbattuto nella gestione di situazioni cosiddette “irregolari”, di fragilità, di storie dove più volte è venuto fuori il presentimento di sentirsi figli di nessuno, racconti che, se per alcuni palesavano un chiaro intento di strumentalizzazione della Grazia di Dio, per altri grondavano della sofferenza di non potersene nutrire.

La lettura dell’esortazione apostolica mi ha decisamente trasmesso la responsabilità di accostarmi alla vita delle persone non classificandole attraverso schemi ideologici o norme astratte, ma ascoltandole, interpretando la loro situazione concreta e il loro desiderio di Dio.

Tra le tante suggestioni che l’Amoris laetitia mi ha consegnato, senza dubbio vi è l’azione peculiare del discernimento, che si presenta complessa per la propria vita e, ancor più, quando la si deve applicare per la vita degli altri.  La tentazione della logica del “tutto bianco o tutto nero” è molto forte ed è insufficiente per “leggere” davvero l’esistenza nella sua complessità. Certo, sarebbe tutto più facile evitare la fatica di cercare e di interpretare le cose in profondità, accontentandosi di soluzioni facili e comode; tuttavia, sia nella vita quotidiana che nella fede, ci accorgiamo che esistono molte “zone grigie”, situazioni che non possono essere incasellate rigidamente nel “o bianco o nero”. Ritengo che il discernimento è, appunto, l’arte di vedere, con gli occhi della fede, come lo Spirito Santo si trovi spesso all’opera anche in situazioni di vita complesse o apparentemente lontane da Dio, per cogliere tutte le possibilità umane, spirituali e pastorali, rimanendo sempre dentro il fiume della Chiesa.

Le situazioni di irregolarità rispetto alla realtà coniugale del Matrimonio, rappresentano davvero una grande sfida che investe in particolare la formazione di ciascun pastore che abbia assunto la responsabilità dell’accompagnamento. Mi rendo conto quanto sia imprescindibile coltivare una equilibrata umanità di fondo, senza correre il rischio di assumere posizioni di rigidità o di distanza, anche per il timore di non saper gestire le quotidiane sfide del ministero. L’insicurezza, infatti, si sposa sempre con una certa inflessibilità. Con compassione e paterna vicinanza, è importante accogliere la storia di ciascuno, sapendo che ogni storia e ogni persona è diversa dalle altre, e che non esistono manuali o prontuari già fatti una volta, e diventare così capaci di proporre una fede e una vita cristiana fatta di relazioni, più che di regole astratte.

Cosa dire: l’Amoris laetitia…?

Nessun disorientamento… mi ha solo molto motivato…!

don Ferdinando  Cascella


FonteImage par manfred Kindlinger de Pixabay
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