
Reo di difendere la Palestina, gli invalidi, gli ammalati, i territori degradati
Sala di ricevimento del Sindaco. Salottino angolare, sobrio. L’uno di fronte all’altro, Il Sindaco ed io. Sono stato convocato dopo lo “sciopero del letto”, accolto in un sacco a pelo, sotto il Palazzo di città.
Gli presento subito il convitato di pietra, il ritratto di Peppino Mujica, mio politico di riferimento da una caterva di anni. Dipinto in acrilico stile Van Gogh, realizzato da me nella prestigiosa bottega di Borgiac.
Un campione mondiale della politica al servizio della collettività. Siccome non lo conosce minimamente, molto succintamente metto a fuoco le idee portanti del suo pensare ed agire.
- 15 anni di carcere, per essersi sempre schierato a favore degli oppressi del suo Paese.
- Quando la dittatura deve darsela a gambe levate, diventa Presidente della Repubblica.
- Gli viene offerto il Palazzo Presidenziale. Ringrazia per la generosa offerta, ma propone di destinarlo ai senzatetto. Personalmente, dispone già di una casa di 45 metri quadri in una zona periferica.
- Rimane scandalizzato dalla esosità del suo onorario. Perciò, dispone di accettare per sé il 10%, circa 800 euro, e di destinare il 90% ai meno abbienti.
- Ama appassionatamente i disabili, esseri umani ed animali. Coccola, infatti, la sua cagnetta a tre zampe che lo colma di moine festanti.
- Coltiva amorevolmente un orto, regalando a conoscenti ed amici le sue succulenti verdure.
Per completare il mio profilo, in modo che il Sindaco sappia con chi interloquisce, cito alcuni dei più rilevanti impegni nel sociale: “Ho…
- costruito materialmente con pietre e malta una scuola di alfabetizzazione in Burundi, in Africa;
- assistito pazienti, cari a Basaglia, umanità fragilissima, indifesa, in Germania;
- dormito nel sacco a pelo a Lavello nella chiesa di don Marco Bisceglia, prete del dissenso, schierato con i poveri, che lotta per una Chiesa vicina agli oppressi;
- denunciato nella scuola pubblica due Presidi, per gestione privatistica;
- difeso strenuamente la Costituzione, nei treni, nei mercati, davanti alle scuole, nelle piazze, facendo volantinaggio con un testo elaborato a quattro mani con l’amico Ugo Villani, prof. di diritto.”
Il mio interlocutore dichiara di essersi fatta un’idea del mio profilo, quindi mi sollecita ad entrare in argomento.
Palestina, un genocidio di proporzioni immani
Una strage di immani proporzioni che dovrebbe scuotere tutti coloro che hanno un cuore. Mi limito ad avanzare proposte, minimali per la mia coscienza:
- piena solidarietà dell’Amministrazione verso la Palestina;
- corridoi per l’affido e l’adozione di bambini palestinesi:
- dissociazione vigorosa dell’Amministrazione dalla linea guerrafondaia del Governo italiano.
Segni di irritazione volteggiano nell’aria. “Ho fatto troppo, per i miei gusti per la mia formazione politica. Una mia bandiera sventola nell’aria. Ho persino concesso l’autorizzazione alla manifestazione del 14 giugno”. Sic! E pensare che quest’uomo che mi sta di fronte, canuto, un tempo medico, è marito, padre, nonno, amico!
Sento un groppo alla gola, il cuore mi piange, mentre fotogrammi strazianti si rincorrono davanti alla retina dei miei occhi, grida di dolore lacerano le mie orecchie, straziano il cuore. Persino il cielo si rabbuia.
“Lei, signor Sindaco, si è limitato a fare un intervento di facciata. Quattro spiccioli di spesa. Cifre cospicue, invece vengono dilapidare per la cosiddetta ‘disfida di Barletta’, una zuffa tra mercenari francesi e spagnoli, avvinazzati che razziavano i nostri contadini, stupravano le loro mogli e figlie, saccheggiavano le nostre ricchezze artistiche e storiche, con la complicità di gente nostrana, immonda, servile”.
Replica: “Non si deve rinunciare alla ‘Disfida’ evento voluto da Sckavott(e), (un barista, un popolano) iniziativa folkloristica che piace al popolo”. Mi permetto di ricordargli, come docente di storia, che anche le lotte tra gladiatori piacevano ai Romani, ma certamente non aiutavano in un processo di emancipazione.
La Grecia, invece, offriva a tutti, per giorni e giorni, la rappresentazione di commedie e tragedie, per l’identità. Nell’agone si schieravano tra gli altri, Eschilo, Sofocle ed Euripide! Distanze abissali con Sckvott(e)!
Via Francigena
Mi piange il cuore pensando allo stato di perenne abbandono di via Francigena, strada storica risalente al Medioevo, al tempo delle Crociate, ridotta, nel nostro territorio (non altrove lungo il suo lunghissimo percorso, otre 3.000 km) a un grumo di crateri lunari, fusti impregnati di sostanze tossiche, coperti da calcestruzzo, ponti pericolanti, incendi quasi quotidiani. Non da oggi, da almeno un ventennio.
Replica che il Comune non dispone di risorse finanziarie. Inoltre, Non solo bisognerebbe ripristinare il manto stradale, anche provvedere alla manutenzione! Sic!
Ascoltando dichiarazioni così farneticanti del Sindaco, lo incalzo con una proposta dirompente, provocatoria: “Allora, il Comune di Barletta si disfi del territorio di Contrada Paludi, alienandolo alla vicina Trani!”
Digrigna i denti l’interlocutore. Provo l’impressione che sia tutta la sua struttura ossea ad entrare in convulsa fibrillazione.
Scala mobile senza gradini a via Imbriani
Per il Sindaco non è assolutamente possibile riannodare le sue sponde del sottovia con un’opera che conferisca dignità a tutti gli utenti, in primis ai disabili, agli ammalati, alle donne incinte, alle mamme col carrozzino. Per l’eternità. “Sono stati contattati geometri, ingegneri ed architetti”.
Propongo di rivolgersi a uno studio prestigioso di Architettura e Ingegneria come quello di Renzo Piano. Decine di soluzioni proporrebbe! Risponde, strabuzzando gli occhi, che roteano vorticosamente nelle arrossate occhiaie, dandomi del “fazioso”, dell’ideologo che non rispetta le opinioni degli altri.
Mi dà fretta. Lemme lemme gli faccio notare che è ancora in lista di attesa la questione dell’ascensore di via Milano, chiuso per mesi. Danni incalcolabili per i fruitori più deboli. Prova a scaricare le sue responsabilità sull’ANFISA, Agenzia Nazionale che provvede a garantire la sicurezza a tutte le strutture similari. Un buco nell’acqua!
Ormai è furibondo. Mi dà l’idea di un mercenario del Cinquecento che scorrazza per la Puglia funestata in lungo e largo, di un La Motte, che perdendo le staffe viene disarcionato, di un frequentatore di postriboli ambulanti che esca insoddisfatto dal lupanare attribuendo le responsabilità allo stuolo di meretrici. Mi rifiuto di stringere mani che non hanno sensibilità verso gli oppressi, vicini e lontani. Strilla più volte “maleducato”. Mi caccia, ripetutamente. Gli replico dignitosamente, declamando come in un teatro greco, che sono cittadino, quindi sovrano, anche nel Palazzo di città, mentre lui è semplicemente un prepotente, arrogante e presuntuoso, un mio dipendente, in fondo. Una platea di gente ascolta, sgomenta.
Domenico Dalba 3287766967


























Benvenuto in Italia caro paese dove l’intellettuale viene esiliato e lo stolto obbediente esaltato
Riesci sempre a sorprendermi, il tuo senso civico, la lotta per la libertà, la vicinanza agli ultimi e la ribellione ai soprusi hanno contraddistinto la tua vita e la lezione impartita al politico arrogante e voltagabbana, che conosco, ne è testimonianza.
Grande Domenico!