Il recente magistero pontificio e episcopale (nelle sue diverse e rispettive espressioni) ha maturato una consapevolezza fondamentale verso le situazioni di fragilità matrimoniali: al discernimento pastorale di queste situazioni familiari appartiene anche il discernimento giudiziale, che il Sinodo prima e il Papa conseguentemente, non hanno proposto in alternativa, ma in complementarietà prioritaria a quel discernimento penitenziale e pastorale che il n. 86 della Relatio finalis affida ai parroci secondo le direttive dei Vescovi. Tale aspetto viene ribadito sia nel capitolo VIII di AL, dove si afferma la necessità di centri di ascolto specializzati per «un particolare discernimento […] per accompagnare pastoralmente i separati, i divorziati, gli abbandonati»[1], sia negli articoli 1-5 delle RP del MIDI, in cui viene sollecitato un maggior inserimento della prassi giudiziale nella dimensione pastorale mediante un servizio di indagine pregiudiziale o pastorale[2](ossia, che precede la fase giudiziaria propriamente detta) e affidata a soggetti preparati, scelti e nominati dall’Ordinario del luogo) per esprimere maggiore vicinanza tra il Vescovo ed i tanti fedeli che vivono l’esperienza della separazione o momenti di crisi coniugale. In tal direzione si pone l’attività giuridico-pastorale dell’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie che dal 2016 ha istituito un servizio particolare per le situazioni di fragilità matrimoniali in cui dimensione pastorale e dimensione giuridica si intersecano al fine di donare sempre più fiducia e speranza a quei fedeli e a quelle coppie che vivono situazioni di difficoltà matrimoniali o vero e proprio fallimento coniugale[3]. Alle varie attività di consulenza il Servizio diocesano unisce attività di formazione e di elaborazione di testi utili per il clero, operatori pastorali e fedeli. Tra questi si annoverano: un vademecum, un Regolamento (un unicum a livello nazionale dalla pubblicazione del MIDI)[4] e vari sussidi. Recentemente, il Responsabile del Servizio diocesano ha elaborato un sussidio semplice e divulgativo dal titolo “Accompagnare, discernere ed integrare verso il bene possibile alla luce di Amoris laetitia”. Per capire di cosa si tratta si riporta di seguito una riflessione e risonanza di Mons. Vincenzo Murgano[5], che ringraziamo per la disponibilità avuta.

Il sussidio pastorale preparato da don Emanuele Tupputi[6] presenta con grande chiarezza un percorso sapienziale diaccompagnamento dei fedeli separati alla luce di Amoris Laetitia.

Questo sussidio pastorale è stato realizzato per aiutare pastori ed operatori pastorali a compiere un cammino diaccompagnamento e discernimento pastorale e giudiziale nonché per promuovere una pastorale di prossimità nei confrontidei fedeli che vivono la sofferenza di una crisi matrimoniale, di un divorzio o che convivono perché uno dei due ha allespalle un matrimonio che è stato interrotto con il divorzio. È un sussidio che è stato scritto principalmente per pastori ed operatori pastorali perché possano accostarsi con consapevole atteggiamento sapienziale ai fedeli che vivonoproblematiche matrimoniali, facendosi compagni di un cammino di discernimento e di accoglienza.

L’Autore pone alla base del sussidio una domanda fondamentale: “Come comportarsi? Che fare?”.

Il fine del sussidio, suddiviso in quattro brevi paragrafi, è già chiaro in questa domanda, una domanda che partedall’incontro e dall’ascolto di chi si trova in una situazione di sofferenza a causa delle diverse situazioni matrimonialidolorose per trovare una Comunità capace di ascoltare, di camminare insieme, di discernere, di accompagnare, di integrare. I presbiteri e gli operatori pastorali sono invitati ad avere atteggiamenti che sono fondanti: il primo movimento è dato dal farsi compagni di viaggio, ma accanto alla capacità di farsi compagni di viaggio, occorre avviare un seriopercorso di discernimento pastorale e personale[7]. Ed ecco l’importanza del “Discernimento personale e pastorale” che è la seconda tappa del cammino di aiuto che il Sussidio Pastorale si propone di indicare, attraverso la presentazione dei tre verbi che vengono indicati dal Papa nell’ottica del discernimento pastorale: “Accompagnare, discernere e integrare”.

Il terzo paragrafo presenta, con grande attenzione, il significato e le implicanze della nota 351 di AL. Ancora una volta viene sottolineata con forza l’importanza di un percorso nel quale pastori ed operatori pastorali sono chiamati ad attuare un serio discernimento per aiutare i coniugi divorziati e risposati ad incontrare il volto misericordioso della Chiesa.L’Autore evidenzia che “Non si tratta […] di un “permesso” da accordare a chiunque, ma di un “percorso” da ritagliare su misura per ogni singolo fedele: e l’esito potrebbe anche non portare a vivere di nuovo i sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia” (§ n. 3). In questo cammino pastori ed operatori pastorali sono chiamati ad un accompagnamento umile, accogliente e sapiente per aiutare i fedeli che si trovano ad aver vissuto l’esperienza dolorosa del divorzio e che hanno contratto un nuovo matrimonio civile a compiere una verifica seria e vera. È chiaro che tutto ciò presuppone in quanti sono chiamati ad operare un discernimento pastorale una seria formazione e la capacità ci mettersi inascolto per farsi compagni di viaggio di quanti vivono una situazione di sofferenza e di ricerca. In questa prospettiva formativa si inserisce opportunamente il sussidio pastorale.

Infine, nel quarto paragrafo, “Discernimento e coscienza”, l’Autore evidenzia come ministri e operatori pastorali sono chiamati innanzitutto a verificare se un matrimonio fallito è anche un matrimonio nullo, chiedendo aiuto al Servizio diocesano per l’accoglienza dei fedeli separati[8], preposto per valutare con attenzione le varie situazioni affinché, se cisono le condizioni, i fedeli interessati possano intraprendere l’iter per il processo di dichiarazione di nullità matrimoniale.In questo iter di discernimento, complesso ed arricchente, sarà dato spazio alla coscienza, cosi come auspicato da AL 37. L’Autore evidenzia come la coscienza non va intesa come un modo di evadere la responsabilità, ma di assumerla. Ed èproprio in questo cammino, anche doloroso ma sempre fecondo, che il fedele va aiutato da chi nella Chiesa è in grado di aiutarlo.

L’Autore conclude evidenziando come il Papa “con il suo Magistero sulla famiglia ci sta invitando come comunità cristiane a compiere percorsi di prossimità (cfr. AL 199) in favore del matrimonio e verso quei fratelli e sorelle, che vivono fragilità matrimoniali (cfr. AL 291), ma senza tradire in alcun modo o rinunciare a proporre la bellezza dell’amore e del Vangelo della famiglia in tutta la sua profondità” (n. 4).

Il Sussidio, pertanto, realizza in pieno lo scopo per cui è stato preparato: essere un valido aiuto diretto a pastori edoperatori pastorali perché siano sempre più capaci, con atteggiamento sapienziale, di “accompagnare, discernere e integrare” le persone che si trovano in una situazione matrimoniale di sofferenza o di fallimento del precedente matrimonio.

Mons. Vincenzo Murgano

[1] Francesco Pp., Esortazione apostolica sull’amore nella famiglia Amoris laetitia, n. 242, Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo 2016, 210. Cfr. anche Sinodo dei Vescovi XIV Assemblea Generale Ordinaria, «La Vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo»,Relatio Finalis n. 82, Ed. Ancora, Milano 2014, 344-345.

[2] Per un approfondimento su tale istituto canonico si rinvia a: E. Tupputi, L’indagine pregiudiziale o pastorale alla  luce del m.p. Mitis Iudex Dominus Iesus. Applicazioni nelle diocesi della Puglia, Urbaniana University Press, Città del Vaticano 2021

[3] A tal proposito se da un lato appare opportuno alimentare attenzioni pastorali congrue verso quei fedeli che vivono fragilità matrimoniali allo stesso tempo «non si devono tuttavia creare illusioni e deve essere sempre chiaro che la dichiarazione di nullità non costituisce la soluzione di tutti i fallimenti matrimoniali, perché è possibile solo in quella parte minoritaria di casi in cui al fallimento si accompagna la nullità fin dall’inizio del matrimonio. Ne consegue l’urgenza di un discernimento competente, per verificare se ricorrono, nella vicenda della persona che si ha davanti, gli elementi per ritenere probabile che il matrimonio fosse nullo. Data la delicatezza della cosa, per non creare false aspettative, è sommamente raccomandabile la massima prudenza, evitando di esprimersi nel senso di qualificare certamente come nullo il matrimonio e limitandosi a far presente che si ritiene ragionevole – sulla base di quanto la persona racconta – una verifica più approfondita da parte di un esperto»: P. Bianchi, Per i parroci, i sacerdoti, gli operatori pastorali, in http://www.terl.it/per-i-parroci-i-sacerdoti-gli-operatori-pastorali/. A tal riguardo significative appaiono anche le parole di Papa Francesco quando chiarisce e precisa che «L’oggettività del discernimento giudiziale richiede di essere liberi da ogni pregiudizio, sia a favore sia contro la dichiarazione di nullità. Ciò implica di liberarsi sia dal rigorismo di chi pretenderebbe una certezza assoluta sia da un atteggiamento ispirato alla falsa convinzione che la risposta migliore sia sempre la nullità, quello che San Giovanni Paolo II chiamò il “rischio di una malintesa compassione […], solo apparentemente pastorale”. In realtà – proseguiva il Papa – “le vie che si discostano dalla giustizia e dalla verità finiscono col contribuire ad allontanare le persone da Dio, ottenendo il risultato opposto a quello che in buona fede si cercava”»: Francesco, Discorso ai Prelati Uditori del Tribunale della Rota Romana in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, Sala Clementina, 25 gennaio 2024. Il testo integrale è edito nel sito ufficiale della Santa Sede (www.vatican.va).

[4] Per un approfondimento si rinvia a: P. Stefanì, Accompagnare, discernere, integrare. Il regolamento dell’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie istitutivo del “Servizio diocesano per l’accoglienza dei fedeli separati, «Annali del Dipartimento Jonico» 11 (2023), 360-372; M. Scandelli,Accompagnare-discernere-integrare: una proposta innovativa, in ascolto di Papa Francesco. L’esperienza dell’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie,  «L’Amico del Clero» 105 (2023), 461-466. Appare significativo evidenziare come il testo normativo dell’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie abbia ispirato anche il Regolamento del Servizio diocesano per il sostegno agli sposi della Diocesi di Alessandria, che in data 16 aprile 2024 (Prot. n. 23/2024), con decreto vescovile di Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Guido Gallese, ha promulgato «il Regolamento del “Servizio diocesano per il sostegno agli sposi”, quale struttura stabile nell’ambito del Tribunale ecclesiastico diocesano opera in stretta collaborazione con l’Ufficio diocesano per la famiglia e il Consultorio per la persona e la famiglia, quale espressione della cura del Vescovo verso i fedeli che desiderano verificare la verità circa la validità del loro vincolo o che si trovano a vivere una crisi matrimoniale»: G. Margherita, Il Servizio diocesano per il sostegno agli sposi. Un servizio giuridico-pastorale per tutti i fedeli che desiderano verificare i loro matrimonio, «L’Amico del Clero» in fase di pubblicazione.

[5] Sacerdote della Diocesi di Piazza Armerina, ove è Vicario Giudiziale. Docente di Diritto Canonico nella Pontifica Facoltà Teologica di Sicilia a Palermo. Parroco della Chiesa Madre di Enna. Dal 2012 al 2017 è stato Vicario Giudiziale del Tribunale Ecclesiastico Regionale Siculo.

[6] Sacerdote dell’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie, ove è Vicario giudiziale, Responsabile del SDAFS, membro del Servizio diocesano per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili. È Giudice presso il Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Pugliese, autore di diversi articoli scientifici e di carattere pastorale sui temi della famiglia.

[7] Nel Sussidio, facendo particolare riferimento al cap. 8 di Amoris Laetitia, viene sottolineato l’importanza della capacità di “farsi compagni di viaggio” di chi vive in condizioni “dette irregolari” (cfr. AL 296-297. 301) per discernere, accompagnare ed integrare. L’Autore evidenzia che “Scorrendo suddetto capitolo si può constatare che papa Francesco offre ed indica a tutta la Chiesa un percorso lungo senza abolire la dottrina, invitando le comunità cristiane ad essere capaci di integrazione e a farsi carico delle diverse situazioni che possono originare irregolarità familiare (cfr. AL 297)” (N. 1).

[8]Per informazioni sull’operato del Servizio diocesano si rinvia all’aggiornatissimo sito: https://www.arcidiocesitrani.it/accoglienza/. Degno di nota su alcuni dati significativi del Servizio diocesano (unico in Puglia a norma degli artt. 1-5 del MIDI e di AL 244) è l’articolo di: C. Cassano, Il ponte giuridico-pastorale tra crisi familiari e prossimità ecclesiale liberante, «In Comunione» 30 (2024/4), 17-18. Per un analisi puntuale del Servizio diocesano si rinvia a: E. Tupputi, «Il Servizio diocesano per l’accoglienza dei fedeli separati nell’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie alla luce del m. p. Mitis Iudex Dominus Iesus», in Monitor Ecclesiasticus 134 (2019) 2, 457-491.


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