
The Young Pope: è andato in onda dallo scorso 21 ottobre la nuova serie evento targata Sky. Dopo un’estenuante attesa, The Young Pope ha, immediatamente, fatto registrare un boom di ascolti, facendo schizzare l’auditel a livelli che, mai prima ad ora, un programma di una pay tv avesse raggiunto. Ideata, creata e diretta dal Premio Oscar, Paolo Sorrentino, la storia, diluita in dieci puntate, è incentrata su un giovane Papa, il primo Pontefice americano, ipotetico successore di Bergoglio.
Interpretata da un magistrale Jude Law, la figura papale è messa diversamente in risalto da contorni mistici che offuscano, volutamente, lo splendore semidivino di Sua Santità. I monologhi a cui si abbandona il protagonista sono, inevitabilmente, spiazzanti ma suscitano nello spettatore un incontrollabile desiderio di verità.
Lenny Belardo è un attempato quarantenne. Orfano, fin da piccolo, di entrambi i genitori, viene affidato alle cure dell’amorevole Suor Mary, i cui tratti emozionali sono segnati dalla saggia esperienza del Premio Oscar, Diane Keaton.
Di bell’aspetto, Pio XIII (nome fittizio di un personaggio mai esistito) ribalta tutti i cliché clericali, inducendo persino i fedeli ad innamorarsi di lui, come una calamita che attrae a sé l’impudica bramosità del diverso. D’altronde, già nel pluripremiato “La Grande Bellezza”, il regista ci aveva già dato un saggio della sua ostinata ricerca della pura estetica . Qui, però, la decadenza di Roma non è più solo appannaggio di una mal sopportata nobiltà, il disprezzo varca i confini dello Stato Vaticano, raggiungendo le stanze del potere che i rivoluzionari Giovanni Paolo II e Francesco hanno contribuito a ridimensionare, restituendo alla Chiesa un opportuno ritorno all’umile frugalità.
Simbolo della capitalistica e sfarzosa corruzione è il Cardinale Voiello, uomo articolato e tutto d’un pezzo, ingessato dall’espressiva maschera del napoletano Silvio Orlando, e devoto a santini sistemati, con scrupoloso ordine, sulla scrivania. Istrionico e machiavellico, Voiello impasta crudeltà e ironia, adorando, durante le sue preghiere, San Pipita, ovvero l’allora attaccante del Napoli, Higuain, l’unico, a suo dire, in grado di compiere autentici miracoli.
The Young Pope ispeziona le nostre coscienze, ma lo fa con acuta discrezione, trascinandoci, inconsapevolmente, nelle sabbie mobili dell’introspezione, ci punisce per peccati che non abbiamo ancora commesso e, al tempo stesso, ci offre tutto il perdono del mondo, sballottandoci tra bene e male, tra innocenza e colpevolezza.
La riluttanza di Pio XIII ad affacciarsi su Piazza San Pietro è la negazione dell’ego vista attraverso gli occhi dei suoi devoti. Egli rifiuta quel ruolo, non lo concepisce, lo rifugge come sfugge alla luce dei riflettori, assapora la notorietà per arrivare all’essenza della vita, ponendosi e ponendoci una domanda a cui segue una tanto retorica quanto eloquente risposta:
“Di cosa ci siamo dimenticati? Ci siamo dimenticati di Dio!”























