“Non uccidete il mare,

la libellula, il vento.

[…] anche di questo è fatto

l’uomo”

(Giorgio Caproni)

Chi ha fatto la maturità quest’anno non farà fatica a riconoscere i versi posti in apertura, quei stessi versi che erano presenti proprio nella prima pagina della prima prova di italiano della maturità 2017.

Giorgio Caproni – da pochissimi conosciuto – è stato uno fra i più grandi poeti italiani, anche se probabilmente non ha avuto la fama che meritava.

I primi versi di quella poesia, contenuta nella raccolta “Res Amissa”, sembrano parlare della natura e quindi – allargando lo sguardo – al tempo dell’estate, del mare e delle vacanze.

La sua è una poesia molto luminosa tanto che il critico Carlo Bo definì Caproni il «poeta del sole, della luce e del mare».

In questo periodo molti sono coloro che lasciano per un po’ gli impegni di routine e il lavoro per staccare la spina e magari ripensare a che punto è la propria vita.

Qualche giorno fa su “Avvenire”, Davide Rondoni faceva questa riflessione: «Dal punto di vista delle parole, si sente parlare sempre di più di vacanze necessarie “così finalmente stacco”. Il verbo “staccare”, impiegato ormai come sinonimo di “partire e andare in vacanza” indica la necessità di allontanarsi dagli impegni e dai pensieri soliti. Ma lo indica, per così dire, con una sorta di urgenza, come se si fosse raggiunto un livello ormai insopportabile di tensione e stanchezza, per lo più, guardandosi in giro, più psichica che fisica. Non a caso aumentano le vacanze ad alta prestazione fisica, dai camminatori ai contadini per una settimana.

Urge dunque “staccare” come si fa con la frizione di un’auto perché il motore non si impalli su di giri. Insomma, si “stacca” molto più che “andare in vacanza” e perciò sono preferibili più stacchi durante l’anno (la cultura del weekend) che una lunga vacanza estiva, poiché il motore è sempre su di giri, sempre a rischio di impallarsi. Sembra che tale necessità di “staccare” sia dovuta a una ansia sempre maggiore. Lo dicono i dati dei consumi di ansiolitici e non solo. Come se ogni tanto, per non soffocare a causa di un nemico che viene da dentro, occorra “staccare”, strapparsi anche per poco dallo stress. Eppure, guardando la bellezza dei nostri monti, dei mari, dei volti amati, possiamo vedere il segno che la vita non la facciamo noi. E questo è il più grande antidoto allo stress. Staccare dall’ego».

L’uomo d’oggi ha, dunque, bisogno, più che di vacanze (in senso quantitativo), di vacanza (in senso qualitativo), soprattutto in un tempo in cui la frenesia sta prendendo il posto della tranquillità e l’agitazione della sana inquietudine.

L’uomo ha bisogno di riposarsi, di stare con gli affetti più cari, di ricaricarsi, di tornare a chiedersi: che cos’è la vita? E che ne è della mia?

Un originale scrittore siciliano, Gesualdo Bufalino, nei suoi “Pensieri a perdere” rispondeva: “La mia vita è uno squarcio di luce che la morte, come una chiusura lampo, fulmineamente richiude”.

Brillante è l’immagine della “chiusura lampo”: con una mossa rapida la si apre e la si chiude. Ad aprirla, nella metafora della vita, è la nascita che ci depone nella luce del sole. A chiuderla con uno scatto repentino è la morte. In quel lungo istante che è l’esistenza si cela tutta la nostra storia.

Non è mia intenzione turbare la festa dell’estate, delle vacanze in corso o imminenti, ma ritengo sia importante ogni tanto riflettere sulla vita e sul suo significato profondo anche d’estate, anche in vacanza, quando si è un po’ più liberi dai propri impegni interminabili.

E l’estate è anche fare verifica per poi ricominciare ancora, come sempre o in maniera nuova. Non fare ciò, vuol dire uccidere l’estate e in qualche modo anche il suo simbolo più forse, cioè il mare.

Ci possono essere, infatti, due modi di uccidere il mare e il vento: il primo è quello di un’uccisione materiale, come con l’inquinamento; il secondo modo è di tipo metaforico, cioè uccidere l’estate con un divertimento sfrenato che dà adito al momento, senza tener conto di ciò che era e di ciò che sarà.

In ultima analisi e in due battute, cercare sempre vacanze, dimenticando la vacanza; cercare sempre modi nuovi per divertirsi, dimenticando di riposarsi.

Allora buona estate, buon riposo, buona vacanza, cari lettori… che sia una vacanza deposta nella luce del sole e sul brillar del mare!