«I diritti degli uomini devono essere di tutti, proprio di tutti, altrimenti chiamateli privilegi»

 (Gino Strada)

 

Che profumo ha la Scuola, per un adulto?  Che succede quando, ormai grandi, si ritorna sui banchi di scuola?

Premesso che io, con la scuola ho, diciamo così, una certa familiarità e che, in questi anni, ho frequentato numerosi corsi di formazione in qualità di discente, pur tuttavia,    in fondo in fondo, l’odore di scuola di quando si è “dall’altro lato della barricata”,  non l’avevo più sentito.

Fino a quando non ho varcato la soglia del CPIA – Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti “Gino Strada” di Andria. Quest’anno.

E quell’odore ha ricominciato ad aleggiarmi intorno.

E sì, questa volta c’era semplicemente Paola a salire le scale in direzione della sua aula, lei e il suo sogno di imparare il francese.

Ero nuovamente e semplicemente un’allieva. La corsista di un corso di perfezionamento di lingua francese, livello intermedio.

E mentre il corso progrediva, l’odore ha permeato tutto.

– Bonjour madame le professeur.

– Bonjour à vous.

E si partiva con i problemi della Lim senza connessione …

– Si accende la spia?

– Prof, mi permette di intervenire? Secondo me è il cavo… (scena vista e rivista, sebbene da un’altra prospettiva!).

E le battute al “secchione della classe”, il più giovane e fresco di studi e i suggerimenti, gli incoraggiamenti, le risate, e le richieste di tempo suppletivo…

– Ohhhh, ma la risposta alla quinta affermazione va coniugata al future proche o  al future simple?

– Prof, ancora 5 minuti…

Una classe di cinque adulti, ognuno arrivato con la sua motivazione, tutti uniti da un grande desiderio di apprendere. Da subito, gruppo.

E un insegnante gentile che lungo il percorso abbandonava gradualmente i panni di “Madame le professeur” e diventava “ Francesca”, una di noi, ed il gruppo ora contava sei componenti.  Ruoli diversi. Stesso entusiasmo nel condividere l’esperienza.

Ma se fosse finita qui avrebbe avuto poco senso il descriverla.

Il corso di francese mi ha aperto gli occhi su una grande realtà della nostra cittadina, e non solo.

Sapevo che nella scuola si tenevano corsi di Italiano per immigrati; nel cortile ho sin da subito incrociato giovani in bicicletta che andavano e venivano ed ero certa che ci fossero anche le donne ma scoprirle è stato dolcissimo. Le incontravo andando in classe. Evidentemente cominciavano la lezione prima e attraversando il corridoio che portava alla mia aula allungavo gli occhi verso le altre: mentre l’insegnante spiegava, c’era chi allattava, chi teneva in braccio il proprio piccolo per tenerlo buono. Qualcuna seguiva la lezione in piedi, cullando il proprio bambino. Tra i banchi, passeggini parcheggiati. E nonostante questa apparente confusione si respirava aria di “buona scuola”.

Tra i giovani africani, uomini e donne italiane, in cerca di un’affermazione tardiva.

Tempo fa ho insegnato agli adulti; ricordo la voglia di rivalsa, il desiderio di ricominciare che anima chi ha abbandonato la scuola in giovane età e in seguito cerca di riprendere in mano il proprio destino…

Improvvisamente il corridoio colorato di nero, marrone e bianco, si è tinto del biondo platino dei capelli degli ucraini arrivati, da un giorno all’altro, in seguito agli eventi dolorosi del conflitto in corso. Giovani donne e i loro bambini.

I più grandi, in aula, con le madri, o tutti insieme con le babysitter, a giocare a disegnare; i piccini addormentati nei passeggini accanto alle collaboratici. Le insegnanti a far da mediatrici, in inglese, tra le istanze delle mamme e le offerte delle babysitter.

Nella scuola è previsto un servizio babysitting da parte di volontarie che, pur usufruendo del reddito di cittadinanza che non impone restituzione in termini lavorativi, onorano la loro dignità, fornendo assistenza a chi sta cercando di aprirsi la strada verso una nuova vita.

A volte nel corridoio si alzava il pianto dei bambini che ci riportava alla realtà al di fuori della nostra classe gioiosa.

La scuola colorata, così mi è venuto di chiamarla, è una scuola che profuma di Vita e a volte sa di gelsomino, fresco e dolce come l’estate che si fa largo dopo l’inverno, a volte  è agre e prende la gola.

È una scuola che prende a cuore i bisogni di tutti perché i diritti degli uomini devono essere di tutti, proprio di tutti, altrimenti chiamateli privilegi, recita il motto di Gino Strada a cui la scuola è stata dedicata.

Dal momento della sua nascita, nel 2015, sulle ceneri dei vecchi CTP, e nonostante i tre anni di pandemia, sono stati realizzati numerosi progetti, a coprire l’intera provincia BAT; 32 Pon solo nell’anno che si sta concludendo; corsi di cucina, di informatica, corsi di potenziamento di lingua straniera con tanto di progetto Erasmus annesso.

E poi servizi dedicati agli studenti e creati per dar loro voce, soprattutto a chi spesso è lasciato ai margini.

Cercando informazioni ho scoperto l’esistenza di un progetto, “la Biblioteca dei libri viventi”; ideato per essere un luogo reale di condivisione delle storie, a causa della pandemia, è divenuto un luogo virtuale, un contenitore podcast nel quale conservare le storie di quei corsisti che hanno voluto raccontare le proprie difficoltà, le esperienze e le emozioni a testimonianza del proprio vissuto, spesso denso di ostacoli e di pregiudizi per aiutare a comprendere.

“Da noi non c’è posto per il pregiudizio”, dice l’ideatrice del progetto, prof.ssa Rosa Maria Ciritella “Noi abbiamo il compito di includere e aiutare tutti a com-prendere”.

Prendere con sé è l’atto più incisivo che questa Umanità è chiamata ad effettuare per costruire un Mondo che sia degno di essere vissuto da tutti.

E ancora: Radio CPIA BAT Gino Strada, con interviste curate e realizzate tra corsisti, selezioni musicali e ancora storie come quella di Cristina, una donna rumena, in Italia da più di 10 anni che ha imparato a cucinare i dolci della nostra tradizione natalizia, ma che, nei giorni festivi, cucina i piatti della sua terra, per non dimenticare le sue radici. Una donna che è riuscita a ricongiungere la sua famiglia, che si sente italiana e che sogna che i propri figli si realizzino senza subire le discriminazioni che ha patito lei al suo arrivo da noi.

Una squadra di docenti ben motivati, di quelli che credono nel sogno di una Scuola accogliente, che lotta contro le discriminazioni, che crede nel potere della propria missione, un capitano indomito ed intraprendente, il D.S. Paolo Farina, stanno realizzando il Miracolo.  Il Progetto Migrare è Umano, li porta a vedersi assegnare un riconoscimento come Best Practices alla Fiera Nazionale per l’Istruzione per gli Adulti.

Il CPIA Bat non è solo una scuola; è l’immagine del Mondo come dovrebbe essere. Un Mondo colorato e armonioso in cui dare concretezza ai concetti dell’Educazione Permanente e di Uguaglianza Sociale secondo i quali a nessuno dovrebbe essere negato il sogno di un futuro migliore.


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Sono un’insegnante di Matematica e Scienze che adora raccontare ed ascoltare storie. Ho scoperto il potere terapeutico del racconto in un particolare momento della mia Vita e da allora scrivo storie che prendo in prestito dalla realtà. Nel 2014 ho pubblicato il mio primo libro, È solo questione di tempo. La mia vita, una favola, edito da EtEt, casa editrice con sede ad Andria. Nel 2016 ho frequentato un corso di scrittura creativa con Tommy Dibari, coautore di trasmissioni televisive e scrittore. Nel 2019 viene pubblicato, edito da Progedit, il mio secondo libro, Ti prometto il mare, racconto fiabesco incentrato su storie di donne. Sempre nel 2019 ho frequentato un corso di scrittura creativa con Luigi Dal Cin, autore di libri per ragazzi ed insegnante presso la scuola Holden. Profondamente convinta del valore etico della comunicazione, nel 2019 ho perfezionato le mie competenze con un master in PNL, Programmazione Neuro Linguistica Bio-etica seguito e, nel 2021, con un master in Coaching bio-Etico, conseguiti entrambi presso il centro di formazione Ikos di Bari.

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