Un clown e storie di autismo

Dino Leonetti, oncologo, medico di medicina generale, clowndottore, da sempre impegnato nel campo del volontariato e della prevenzione, ora ti scopriamo autore di un libro sull’autismo: continui a sorprenderci…

Caro Paolo, il fatto è semplice.

Un clowndottore entra, in punta di piedi, nel multiverso dell’autismo e se ne innamora.

Vuole mettere a punto un progetto di clownterapia dedicato ai bambini con disturbi dello spettro ma scopre molto di più. Osserva i bambini mentre sono in terapia presso un centro di riabilitazione, parla con i medici, ascolta le mamme, interroga insegnanti ed esperti in ABA, la scienza da cui attinge uno dei metodi che sembrano più efficaci per loro. E mentre fa questo percorso di conoscenza coinvolge il lettore facendogli vedere quello che lui vede, provare le sue emozioni, riflettere insieme. Alla fine trova il modo per realizzare in parte anche il progetto di clownterapia.

Perché tutto questo? Per un obiettivo molto preciso: far stare bene chi sta vivendo un disagio.

Una precisazione. Non sono uno scrittore.

Sono una persona che, pur facendo il medico di famiglia, non conosceva l’autismo e soprattutto non accetta che le famiglie e i bambini, ragazzi, giovani con autismo siano isolati, disprezzati, stigmatizzati. Non tutti e non sempre lo sono, in verità. Nel deserto dell’egoismo che brucia le vite ci sono oasi di umanità e per fortuna le ho conosciute. È lì che mi sono fermato e la ricchezza che ho scoperto voglio condividere.

La domanda che ogni lettore potrebbe rivolgere a qualsiasi autore: perché leggere questo libro?

Perché vi può trovare spunti di riflessione chi non sa nulla di autismo, chi cerca consigli, chi vuole conoscere storie, chi vuole sapere cosa succede in terapia secondo la scienza ABA, chi vuole sapere cosa accade nello studio di una pediatra quando si deve fare diagnosi e cosa accade in una scuola che si prende cura, chi si occupa di clownterapia e vuole approcciare i bambini con disturbi dello spettro.

Il titolo, Un bambino non speciale, ce lo spieghi?

Se trattiamo di autismo chiamano i bambini e le loro famiglie “speciali” ma è una bella paraculata. Uno stigma al contrario. Sono semplicemente persone. Come me e come te. Con caratteristiche e bisogni che li rendono più fragili rispetto agli altri, certo, ma niente di “speciale”. Piuttosto sono cittadini con diritti che reclamano di essere rispettati e che spesso la società emargina e tantissimi umiliano con la loro indifferenza. Lo voglio gridare a tutti e, per un momento, togliendomi il naso rosso.

Anche la copertina andrebbe raccontata…

Nella copertina mia figlia Chiara ha disegnato un banco di pesci ed io ho messo la frase di una canzoncina ascoltata in una scuola materna, le cui parole sono: “Chi mi insegnò a nuotar, no, non fu un marinaio, fu un pesciolino del mar…”. Voglio significare che ho imparato a stare con le famiglie e i loro figli semplicemente immergendomi nel loro mondo. Questo libro è il frutto di quattro anni di lavoro e sento di non aver ancora compreso appieno tutta la profondità e la ricchezza di cui sono portatori.

Sono certo che hai un appello da rivolgere a tutti i lettori…

Questo libro è stato scritto da me ma ha dentro tante, tantissime voci, non solo la mia. Alcuni benefattori hanno condiviso questo mio desiderio di scrivere e divulgare e mi hanno aiutato nella pubblicazione e nella diffusione del testo. Il ricavato dalla sua distribuzione sarà devoluto ad Asteroide B612, che si occupa di famiglie con bimbi con autismo, ed a In Compagnia del sorriso, associazione di clowndottori che si vuole formare per sviluppare progetti dedicati.

Quindi non è in vendita. Chi lo desidera è invitato a devolvere un contributo liberale.

Vorrei dire a chi ha un animo sensibile e generoso: non comprare il libro, piuttosto invita tuo figlio o tua figlia ad incontrare il bambino, il ragazzo, il giovane con autismo, invitalo a non aver paura, a starci insieme, allarga le braccia e stringilo. Servono i soldi per i progetti di sostegno, è vero, ma cominciamo dagli abbracci. Se ti abbraccio inevitabilmente ti sostengo. I soldi? Arriveranno. E spero che siano sufficienti.

Mi piace salutarvi con le parole di È, non è, una canzone di Niccolò Fabi:

Sentire e fare attenzione

Ubriacarsi d’amore

È una fissazione

È il mestiere che vivo

È l’inchiostro aggrappato

A questo foglio di carta

Di esserne degno

È il mio tentativo.

***

Un bambino non speciale, sarà presentato ad Andria, il 16 dicembre 2021, alle ore 18:00 presso l’aula consiliare del Comune di Andria. Dialogherà con l’autore il giornalista Aldo Losito.

 


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La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba.Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

1 COMMENTO

  1. Dino, io ci sarò ad Andria il giorno della presentazione ufficiela del libro. Verrò anche con Dina, madre di una bambina autistica.
    Affermi di non essere uno scrittore, invece sei anche poeta. Grazie Domenico

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