Lo sai quanto dolore si prova nel sentire le sue luride mani sparse per tutto il corpo?

Caro Andrew,

Cosa si prova a vedere così tante persone raggiungerti nel Blu Celeste? Se mi fermassi a pensare e a immedesimarmi in te, direi proprio che non sarebbe così facile.

Chissà quanti di loro hanno lasciato la propria famiglia per una malattia o un incidente …Hanno perso tutto a causa di queste problematiche, ma non sempre il motivo di morte è basato su qualcosa. Delle volte è capitato che il motivo, la ragione di ciò, fosse “qualcuno“. È veramente brutto dirlo ma è la verità! È veramente brutto pensare che ancora oggi si verifichino queste vicende che suscitano scalpore. È veramente brutto accettare che al giorno d’oggi si parli ancora di “violenze“.

Ogni volta che mi fermo a pensare a tutto questo mi sento trafiggere il cuore, come una lamina incandescente che non guarda in faccia nessuno. Sarà per esperienza, sarà per sensibilità personale, ma la violenza provoca dolore e fa male. Essendo una ragazza, il tipo di violenza di cui potrò parlare è quella sulle donne, ma questo non significa che nel mondo esista solo questo genere. Ti starai chiedendo perché io abbia scritto “per esperienza”… Mi chiamo Rosaline e sono qui oggi per raccontarti, Andrew, come sono sopravvissuta all’inferno.

Qualche anno fa sono stata vittima di violenza da parte di un mio compagno. Frequentavo la terza media ed ero ancora una ragazza sensibile, fragile e ingenua. Avevo un migliore amico, che conoscevo da molti anni. Per me lui rappresentava una seconda famiglia, una casa, una spalla su cui piangere un amico a cui potersi affidare. Peccato che sia stato lui a farmi passare un periodo che io definisco “Inferno”. È riuscito a farmi male, è riuscito a ferirmi, è riuscito a trasformare i suoi bei gesti in vere e proprie coltellate.

Il luogo in cui è ambientata la mia esperienza è la scuola, l’unico posto dove prima riuscivo ad aprirmi con le altre persone. La mia classe era molto aperta, giocosa e disponibile, a me piaceva stare con loro… Ma negli ultimi mesi l’unico mio grande desiderio era quello di scomparire e andarmene da lì per sempre. Grazie al mio ex migliore amico, sono riuscita a guardare la scuola come una prigione, un piccolo inferno. Ti starai chiedendo perché io abbia visto questo nella mia scuola vero? Ora ti farò io una domanda, anzi ti chiederò di metterti nei miei panni. Immagina di essere me, quindi di essere timida, chiusa, sensibile, fragile e molto introversa. Ora immagina un contesto scolastico inconcepibile: a causa di questa persona ti sei allontanata dalla classe, non parli con nessuno, non guardi in faccia nessuno, non sorridi più, L’unica cosa che fai è sopravvivere a cinque ore di scuola insieme alla persona che ha causato tutto ciò. Ti chiederesti sicuramente: “Perché questo?”, “Cosa ho fatto per meritare ciò?”, “Perché una persona che prima vedevo come rimedio a tutti i miei problemi, a tutti i miei mali, ora è diventata la causa della mia morte interiore?”.

Porsi queste domande significa lottare per non crollare in un abisso colmo di pregiudizi, significa cercare di darti una risposta a una domanda che non ha risposta. E lottare significa accettare qualsiasi cosa che tu abbia subito, che si tratti di violenza fisica o morale.

Nel mio caso ho dovuto lottare contro frasi che mi tagliavano, in mani che uccidevano. Era come se la mia vita fosse appesa ad un filo teso sopra un baratro, dove viveva un mostro, creatosi a causa di tutto quello che avevo subito. Non è facile, non è semplice, non è possibile tenersi tutto dentro, perché alla fine si finisce per esplodere. Ogni frase che lui mi ripeteva faceva male: “Sei un ammasso di carne che non si può definire persona, sei un metodo per soddisfare solo i piaceri dei ragazzi, non vali nulla, nessuno ti vuole, nessuno ci tiene a te, tutti vorrebbero che tu non esistessi, tu sei e sarai solo una semplice inutile donna”.

Queste erano poche delle tante frasi che mi ribadiva ogni giorno. Queste erano le cattiverie che aveva sparso in classe per far sì che tutti mi guardassero con i suoi occhi e in poco tempo, è riuscita a farmi diventare il nulla per gli altri. Dovevo entrare in classe con la consapevolezza di essere una nullità, e con il tempo mi convinsi di questa cosa. Non riuscivo a guardare in faccia la gente per quanto mi facessi schifo. Mi convincevo di essere un mostro. Ma le frasi a lui non bastavano per sminuirmi. Dopo le parole arrivavano le mani, quelle stesse mani che prima mi facevano sentire al sicuro, e che dopo erano diventate uno dei peggiori metodi per farmi star male. 

Lo sai quanto dolore si prova nel sentire le sue luride mani sparse per tutto il corpo? Lo sai quanto dolore si prova nel momento in cui capisci di non poter far nulla perché ogni suo tocco riesci a immobilizzati? Ora ammettilo che è difficile potersi immedesimare nella mia vita, nella mia esperienza. I giorni passavano e le azioni che lui compieva su di me erano sempre più pesanti, non potevo sfuggire alla sua presa. E ogni volta che tornavo a casa nascondevo i lividi perché avevo paura di mostrarli a qualcuno. Mi chiedevo in camera, sola, al buio, rannicchiata in un angolo della stanza. Almeno ero certa, in quel momento, di potermi sentire al sicuro lontana da lui, anche se il giorno dopo sarei ritornata a scuola.

Anche con la fine delle medie non riuscivo a superare la faccenda. Ogni volta che sentivo il suo nome, discorsi che riguardavano violenze, ricordavo i suoi insulti, le sue risate, le sue mani. Ricordavo tutte quelle cose che mi faceva, ogni giorno, continuamente. Ricordavo ancora quei momenti in cui scappavo in bagno urlando dal dolore disperandomi dai pianti. Quando mi chiudevo dentro e lo sentivo cercare di aprire la porta… e sbatteva i pugni… io morivo dalla paura.

Oggi sono qui, e tutto ciò ha reso la me di adesso più forte, più tenace, più sicura, sono qui per testimoniare come la violenza sia ancora, sfortunatamente, un argomento su cui sensibilizzare, perché riguarda tutti. E oggi sono qui, per dirti che ce l’ho fatta, sono sopravvissuta a tutto e niente potrà più fermarmi.

                                                                                                      Gioia Pita


1 COMMENTO

  1. Pezzo appassionante che rende molto di più di libri teorici delle violenze perpetrate a danno delle donne.
    Coraggio a gogò nel raccontare la drammatica esperienza. Grazie! Domenico

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