Giusta, doverosa, impossibile?

Dopo la scomparsa della povera Saman, rea di aver rifiutato un matrimonio combinato, e che per questo motivo probabilmente è stata uccisa da suo zio per volere dei genitori, si è per l’ennesima volta scatenato un dibattito sull’integrazione, se sia possibile, giusta, doverosa o impossibile ed è quindi pericoloso provarci.

A mio modesto parere, spesso entrambe le fazioni, quella dei favorevoli all’immigrazione/integrazione e quella di chi invece è contrario, non centrano il punto.

Accogliere immigrati e gente di passaggio, è cio che fanno tutte le società da millenni. Dall’Impero Romano agli Stati che si sono sviluppati in seguito, dall’Impero Bizantino al famigerato Impero Ottomano (mamma li turchi), che in realtà all’epoca era rinomato per la sua maggiore ospitalità rispetto agli Stati Europei, soprattutto per quanto riguarda gli ebrei, visto che i turchi accolsero molti degli ebrei espulsi dalla cattolicissima Spagna (Ferdinando d’Aragona aveva pensato alla questione ebraica circa 450 anni prima di Hitler).

Questo è un processo naturale, tanta gente, per lavoro, per amore, per sfuggire a una guerra o a una dittatura, o per qualunque altro motivo personale, va a vivere in un altro Paese per un periodo di tempo breve o lungo, o magari per tutta la vita, succedeva una volta e succede anche oggi, e in tutte le società più o meno economicamente sviluppate vivono degli immigrati, qualunque sia il motivo che li ha spinti a trasferirsi lì.

Ora, quando si parla di accoglienza e integrazione, da un lato ci sono gli intransigenti che dicono che gli immigrati devono imparare a vivere come noi, secondo i nostri usi e costumi, altrimenti se ne stanno a casa, e dall’altro gli “accoglienti” che dicono che bisogna aiutarli in questo, oppure c’è giustifica i loro comportamenti sempre e comunque in nome dell’accoglienza, io però ho un’idea diversa, e lo dico da immigrato.

Io vivo in Cina da undici anni, e qui nessuno mi ha mai detto che dovevo imparare a vivere come un cinese, né ha cercato di aiutarmi a farlo, solo amici e parenti mi hanno spiegato delle usanze alle quali non mi sono mai sentito in dovere di attenermi, se lo faccio è perché mi va o per rispetto nei confronti di chi mi invita, e ormai mi danno pure fastidio le continue richieste di foto quando vado nelle piccole città o nei luoghi turistici, preferisco passare inosservato come qualunque cittadino cinese.

Conosco diversi stranieri, italiani e non, che vivono qui da anni ma sanno dire solo due o tre parole in cinese, e interagiscono poco con i locali, ma questo non fa di loro dei disadattati, ma persone che lavorano, pagano le tasse e vivono onestamente, mangiando il cibo del proprio Paese e celebrando le proprie feste nazionali, come se vivessero ancora lì.

Naturalmente io parlo della Cina solo perché ci vivo, questo esempio potrebbe essere fatto in qualunque altro Paese, vorrei semplicemente affermare che, per me, integrazione non significa questo, ma permettere ai nuovi arrivati di vivere la loro vita.

L’unico dovere di un immigrato deve essere quello di rispettare la Legge dello Stato che lo ospita, non le tradizioni o parlarne la lingua, anche se queste ultime due cose potrebbero aiutarlo a vivere meglio.

Imparare la lingua e credere nei nostri valori e ideali, dovrebbe essere richiesto al massimo a uno che intende ottenere la cittadinanza italiana, non a chi vuole semplicemente vivere in Italia (o dove vuole lui) per un periodo di tempo, breve o lungo che sia.

Il rispetto della Legge dello Stato in cui si vive è un preciso dovere di chiunque voglia vivere al suo interno, e ognuno è tenuto a informarsi, l’ignoranza della legge non è ammessa, e chi infrange la Legge deve essere punito a prescindere da quali siano le leggi e le tradizioni del suo Paese di provenienza, quindi sbaglia anche chi, in nome dell’accoglienza, cerca sempre di giustificare i comportamenti di un immigrato, e di essere comprensivo con chi viola la Legge.

Qui non si tratta di essere comprensivo, uno può vivere come vuole, può anche decidere di chiudersi nella sua comunità, di non avere nessun contatto con gli abitanti del Paese in cui vive, di seguire solo le sue tradizioni, e non va discriminato o biasimato per questo, ma non gli può essere permesso di violare la legge, e se lo fa, paga come tutti, perché prima di tutto è una “persona”, a prescindere dalla nazionalità, che deve rispettare il Paese in cui vive, e merita a sua volta di essere rispettato e non discriminato.

Sempre in Cina, solo per fare un esempio, qualche mese fa girava un video in cui il proprietario di una piscina spiegava, quasi mortificato, a un ragazzo nero che non poteva entrare, altrimenti molti clienti si sarebbero allontanati e lui non si poteva permettere di perdere gran parte della clientela. Il ragazzo ha chiamato la polizia, che gli ha spiegato che quella era una struttura privata e non potevano obbligare il proprietario a non selezionare la clientela. Spiegazione poco convincente, visto che anche la Costituzione cinese vieta qualunque forma di discriminazione, ma purtroppo sappiamo che spesso un conto è la legge, un altro è la sua applicazione.

Un discorso a parte andrebbe fatto per i rifugiati, la cui accoglienza è un atto umanitario; qui è davvero compito dello Stato aiutarli a integrarsi e a trovare una sistemazione, perché far entrare qualcuno nel proprio Paese senza fornirgli la possibilità di autosostentarsi, non aiuta lui e incute paura e diffidenza da parte della popolazione locale, che non può essere superficialmente accusata di razzismo.

In conclusione, quando vedi un immigrato, pensa solo che si tratta di una persona come te, che magari ha uno stile di vita diverso dal tuo, crede in ideali diversi dai tuoi, ma come te ha sogni e aspirazioni, e si trova nel tuo Paese per realizzarli, ed è quindi una persona che devi rispettare e che a sua volta deve rispettare te, ed entrambi dovete rispettare la Legge, ma non per questo dovete per forza interagire.

Se sei interessato alla sua cultura e vuoi aiutarlo a conoscere la tua, puoi proporre delle attività culturali, ogni governo dovrebbe farlo, ma anche i singoli cittadini possono, però come qualunque altra attività ciò rientra nel piano degli interessi personali, non dei doveri.