I nemici della politica a servizio della pace? Francesco li elenca minuziosamente: “la corruzione, la negazione del diritto, il non rispetto delle regole comunitarie, l’arricchimento illegale, la giustificazione del potere mediante la forza o col pretesto arbitrario della ‘ragion di stato’, la tendenza a perpetuarsi nel potere, la xenofobia e il razzismo, il rifiuto di prendersi cura della Terra, lo sfruttamento illimitato delle risorse naturali in ragione del profitto immediato, il disprezzo di coloro che sono stati costretti all’esilio”.

Come si verifica per tutti gli interventi di Papa Francesco, verbali e/o scritti, anche il messaggio per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace, per l’esattezza la 52.ma, ricorrente il 1° gennaio 2019, si carica di profondo significato e di valenza simbolica, in quanto si poggia su un piano di stringente e stridente attualità, a cominciare dal titolo “La buona politica è al servizio della pace”.

Il messaggio prende le mosse da un passo del Vangelo di Luca (10,5-6), in cui Gesù rivolge la seguente esortazione ai discepoli, proiettati verso l’azione missionaria: “In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace su questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi”. La casa di cui parla Gesù – precisa a tale riguardo il Santo Padre – è “ogni famiglia, ogni comunità, ogni Paese, ogni continente nella loro singolarità e nella loro storia; è prima di tutto ogni persona, senza distinzioni né discriminazioni”. L’augurio del Pontefice per l’inizio del nuovo anno fa tutt’uno con l’invocazione di Gesù e l’auspicio evangelico della pace.

Partendo da questa premessa, Francesco focalizza la funzione positiva della buona politica attraverso richiami al pensiero di Paolo VI, secondo cui la politica, se rispetta la vita, la libertà, la dignità delle singole persone, può tradursi in una forma di carità, e di Benedetto XVI, per il quale “ogni cristiano è chiamato alla carità, nel modo della sua vocazione e secondo le sue possibilità d’incidenza nella polis”.

“È un programma – chiosa Francesco – nel quale si possono ritrovare tutti i politici, di qualunque appartenenza culturale o religiosa, che, insieme, desiderano operare per il bene della famiglia umana, praticando quelle virtù umane che soggiacciono al buon agire politico: la giustizia, l’equità, il rispetto reciproco, la sincerità, l’onestà, la fedeltà”. Ne consegue che, se la buona politica persegue il giusto equilibrio tra il rispetto dei diritti fondamentali e l’osservanza dei doveri, nonché il consolidamento di un legame di fiducia responsabile tra le presenti generazioni e quelle future, essa diventa uno strumento di pace e di convivenza solidale.

Esiste, purtroppo, il rovescio della medaglia: sono i vizi della politica, attribuibili ad impreparazione, manchevolezze ed inefficienza dei singoli, oltre che a storture e contraddizioni esistenti nel contesto ambientale e nelle istituzioni. I vizi inquinano il tessuto sociale, compromettono o, addirittura, bloccano l’esercizio della democrazia, attentando alla libertà e alla dignità personali, incrinano la pace collettiva. Con puntualità e meticolosa precisione il Papa  li elenca: “la corruzione, la negazione del diritto, il non rispetto delle regole comunitarie, l’arricchimento illegale, la giustificazione del potere mediante la forza o col pretesto arbitrario della “ragion di stato”, la tendenza a perpetuarsi nel potere, la xenofobia e il razzismo, il rifiuto di prendersi cura della Terra, lo sfruttamento illimitato delle risorse naturali in ragione del profitto immediato, il disprezzo di coloro che sono stati costretti all’esilio”.

È doloroso constatare che i parametri comportamentali e le decisioni degli attuali governanti, sia a livello locale che nazionale ed internazionale, evidenziano molti dei vizi stigmatizzati, in aperta antitesi con le virtù, che dovrebbero connotare il DNA naturale ed etico di ogni uomo, prima ancora che le sue convinzioni religiose.

Riprendendo il discorso sulla buona politica, il Papa concentra la sua attenzione sul ruolo positivo della buona politica, che stimola la partecipazione dei giovani, valorizzando i loro talenti, le loro vocazioni e rendendoli partecipi di un progetto comune a largo raggio e di ampio respiro, con l’ineludibile conseguenza della diffusione e stabilizzazione di un clima di fiducia “dinamica” e di pace, nella convinzione che “ogni donna, ogni uomo e ogni generazione racchiudono in sé una promessa che può sprigionare nuove energie relazionali, intellettuali, culturali e spirituali”.

L’ultima notazione veicola la persuasione che la pace non può fondarsi sull’equilibrio delle forze e sulla paura; è, pertanto, esecrabile la proliferazione delle armi, che fomenta, in alcune zone del mondo, lo stato di guerriglia permanente e di intimidazione, costringendo le persone più deboli a cercare altrove una situazione di pace.

A poche settimane dalla celebrazione del settantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, si può concludere, all’unisono con il Pontefice, che la pace è sì la risultante di un grande progetto politico, ma è anche una sfida, da accogliere giorno dopo giorno, ed una conversione dell’anima, che implica tre dimensioni: la pace con sé stessi , la pace con gli altri, la pace con il creato.

per il punto di pace “Pax Christi” – Andria


FonteIn copertina: la Marcia della pace da Trieste a Sarajevo, ottobre 1991
Articolo precedente#110 e lode, buon compleanno, AC: 110 anni e non mostrarli!
Articolo successivoFine anno 2018
Rosa del Giudice
Sono Rosa Del Giudice, già docente di italiano e latino presso il Liceo Scientifico "R. Nuzzi" di Andria dal 1969/70 al 1998/99 e, ancor prima, docente di italiano e storia presso l'ITIS "Sen. Jannuzzi" di Andria. Attualmente sono la rappresentante legale del Centro di Orientamento "don Bosco", che dal 1994 è un'Agenzia Educativa molto presente sul territorio andriese in quanto si occupa di temi pedagogici ad ampio spettro, promuovendo ed organizzando, prioritariamente, attività in due ambiti: l'orientamento scolastico nelle ultime classi delle secondarie di 1° grado, finalizzato a ridurre il fenomeno della dispersione; la formazione dei docenti, che la L.107 su "La Buona Scuola" opportunamente considera come obbligatoria, permanente e strutturale. Non lesino il mio contributo all'interno di Associazioni che si battono per il perseguimento del bene comune ed il riconoscimento dei diritti a quanti vivono nelle periferie esistenziali del mondo.

1 COMMENTO

Comments are closed.